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Diritto di critica | November 25, 2020

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5x1000 al no-profit, il Governo "ruba" 300 milioni di euro - Diritto di critica

5×1000 al no-profit, il Governo “ruba” 300 milioni di euro

L’anno scorso quindici milioni di italiani hanno devoluto il 5×1000 della loro imposta Irpef alle associazioni di volontariato, per un totale di 400 milioni di euro. Oggi un emendamento alla legge di stabilità approvato in Commissione Bilancio della Camera riduce a 100 milioni questo fondo, negando di fatto ai cittadini un diritto di scelta previsto per legge.

In periodo di crisi, il volontariato è una salvezza. Va a riempire le mancanze del welfare statale, incanalando le energie migliori del paese (volontari, fondi devoluti in solidarietà, reti comunitarie locali) nella lotta alla povertà, all’emarginazione, alla sofferenza. Lo sa bene il ministro Sacconi, che nel Libro Bianco del Welfare (2003) già sosteneva la necessità di una Costituente del Terzo Settore, appunto quello dell’associazionismo volontario. Al di là delle buone intenzioni espresse più volte dal Ministro, però, il sostegno politico e istituzionale al mondo della solidarietà si assottiglia di giorno in giorno.

Nel 2009 furono varati 1472 milioni di euro per i servizi sociali dei Comuni, da utilizzare nel 2010 in servizi per la non-autosufficienza, per l’infanzia, l’adolescenza e i giovani, per calmierare l’affitto e per il servizio civile. Oggi la legge di Stabilità per il 2011 riduce del 75% i fondi destinati dai cittadini, attraverso il 5 per Mille, alle associazioni di volontariato. Si tratta di denaro che 15 milioni di italiani hanno devoluto in solidarietà, prelevandolo dalle proprie tasse erogate allo Stato. Il loro diritto di scelta è sancito da una legge, che ne disciplina da diversi anni le modalità di esercizio. Teoricamente, il diritto rimane, ma viene ridotto il numero di cittadini che possono accedervi: dopo aver già firmato il 5 per mille sul modulo Unico, i contribuenti si sentono rispondere che i loro “soldi in beneficienza” rimarranno nelle casse pubbliche.

Il taglio è pesantissimo. In termini economici, significa passare da 400 milioni di euro (comunque non abbondanti, anzi appena sufficienti a garantire l’erogazione dei servizi di base) a soli 100 milioni di euro per oltre 80 Ong di rilevanza nazionale e diverse centinaia di ambito locale.

Tra queste, Emergency, le Acli, l’Adiconsum, i donatori di sangue dell’Avis, Legambiente, l’Auser a tutela degli anziani. E ancora Libera, Greenpeace, Medici Senza Frontiere, la sezione italiana di Amnesty International, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori . Un elenco che fa capire quanto pericoloso possa essere il taglio indiscriminato dei fondi: ricerca, welfare, assistenza a malati, anziani, minori, tutela dell’ambiente e lotta civile alle mafie…tutto congelato da una voce di bilancio. I trecento milioni di euro di differenza rimarranno allo Stato: ma per farne cosa? Non una nuova social card, né nuovi servizi pubblici, scaricati agli enti locali. Una cura dimagrante per il debito pubblico? Ben difficile, 300milioni sono bruscolini al confronto.

Per Cecilia Strada, di Emergency, i dubbi sono pochi: “quando si fa una politica militarista, piuttosto che solidarista, si arriva a questo, la totale contraddizione dei principi civili”. Il riferimento è all’acquisto di cacciabombardieri F-35, che a fine dicembre impegnerà l’Italia per oltre 15 miliardi di euro. A che pro, nessuno ancora lo sa: ma certamente con sottrazione di risorse fondamentali per il paese, in un periodo di crisi profonda dell’economia e della società italiana.

Le responsabilità del taglio del 5 per Mille, purtroppo, non sono solo del governo, ma di vasta parte del Parlamento. “Ringraziamo i 303 parlamentari che con il loro voto hanno decretato la riduzione del 75% dei fondi”, commenta polemico Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore. “Ora possiamo solo sperare che al Senato prevalgano la responsabilità ed il buon senso e vengano assegnati al 5 per mille fondi adeguati e non elemosine: e nel frattempo augurarci che d’ora innanzi i politici responsabili di questa scelta non usino più la parola sussidiarietà nei loro interventi”.

Dal Senato arrivano alcuni segnali positivi. Ceccanti, senatore Pd, definisce il provvedimento “del tutto contraddittorio rispetto allo sbandieramento del principio di sussidiarietà che accomuna destra e sinistra”. Sottolineando l’insensatezza del provvedimento, dal momento che “Il terzo settore fa spendere molto meno alle casse dello Stato” fornendo servizi irrinunciabili per la popolazione. Più scivolosa la prospettiva concreta per fermare l’emendamento. “In Senato cercheremo di far ragionare la maggioranza sul fatto che la misura è contraddittoria. Io sono ottimista, in Senato passa sempre qualche emendamento e anche il centrodestra lo voterà”. Certo, poi quando torna alla Camera, la Finanziaria è blindata: e qui “rischia di prevalere la logica della disperazione che ha portato ai tagli lineari a casaccio” su istruzione, sanità, lavoro.

Comments

  1. SILVANA

    VERGOGNA ,VERGOGNA E ANCORA VERGOGNA SOTTRARRE DENARI A CHE NE HA DAVVERO BISOGNO PER AIUTARE LE PERSONE CHE DAVVERO NE HANNO BISOGNO…………..