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Diritto di critica | July 9, 2020

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Università, stop alla "riforma" se il governo cade - Diritto di critica

Università, stop alla “riforma” se il governo cade

La riforma dell’Università è tornata ieri all’esame della Camera. Nonostante lo stop dello scorso ottobre ricevuto dai tecnici del Ministero del Tesoro e dalla commissione bilancio per mancanza di fondi, la discussione è ripresa, ma per far fronte alle spese del progetto di legge del ministro dell’Istruzione bisogna che prima vengano approvate la legge di bilancio e di stabilità per avere la certezza che ci siano le dovute coperture finanziarie necessarie per la riforma. In particolare per la norma sulle nuove assunzioni.

Alla discussione a Montecitorio il relatore Paola Frassinetti si è detta «emozionata» a fronte di una possibile l’approvazione della legge che riformerebbe l’università secondo nuove regole. L’on. Frassinetti ha relazionato in aula concentrandosi poi sulle risorse che sarebbero previste nella legge di stabilità e che verrà votata al Senato entro il 10 dicembre. Appena quattro giorni prima del voto sulla fiducia al Governo.

Sul recupero di alcuni soldi per il Fondo di Finanziamento Ordinario delle università il deputato del Pd Luigi Nicolais ha replicato dicendo che «gli 800 milioni di euro appena assegnati con la finanziaria sono solo una parte del Fondo di finanziamento ordinario già decurtato (con i tagli della legge 133, ndr) e, quindi, sono una misura totalmente insufficiente per ogni eventuale nuova assunzione e non possono essere propagandati quali investimenti aggiuntivi».

A sostegno della riforma nei giorni scorsi è intervenuto il senatore Giuseppe Valditara di Fli, già relatore del testo a Palazzo Madama. Egli ritiene necessario approvare rapidamente il ddl,  a patto però che siano rispettate delle condizioni, e cioè che vengano accolte le proposte di Fli sui concorsi che riguarderebbero 1500 professori associati e sui alcuni principi meritocratici per il reclutamento di ricercatori e professori.

Il tempo e il calendario parlamentare sono entrambi nemici della riforma. Se la Camera riuscisse a votare il testo entro questo venerdì per poi spedirlo in Senato, qui perdurerà in stand-by fino a venerdì 10 dicembre, giorno in cui sarà approvata la legge di stabilità. Rimarranno a disposizione solo il 13 e il 14 di dicembre, dove l’ultimo dei due sarà il giorno in cui si voterà il sostegno al Governo e se mancasse la fiducia sarà difficile proseguire in avanti col progetto di riforma per l’università tanto caro al ministro Maria Stella Gelmini.

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