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Diritto di critica | September 23, 2019

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La nuova Cgil "coi piedi per terra" - Diritto di critica

La nuova Cgil “coi piedi per terra”

La Cgil di Susanna Camusso guarda al futuro, da piazza San Giovanni. Parla ai precari e promette di non lasciarli soli; scuote i ministri rivendicando il diritto all’istruzione dei giovani; denuncia il Collegato Lavoro e chiede la verità sul piano industriale del governo. Il futuro è dei giovani, recita il titolo della manifestazione: e la nuova Cgil vuol essere giovane a sua volta.

Uno studente delle medie e un anziano, seduti su un gradino, ad una pensilina di piazza San Giovanni. Parlano, spiegano cosa ci fanno lì, cosa vogliono. Intorno, qualche centinaio di migliaia di manifestanti – come loro – venuti da tutta Italia per la manifestazione della Cgil, la prima dell’era Susanna. La scena riassume il nuovo programma del sindacato: saldare insieme le proteste di precari, studenti, pensionati e immigrati in una piattaforma compatta.

Gli interventi dal palco rispettano questa logica. Ad una studentessa di 15 anni, volontaria dell’alluvione di Vicenza e portavoce degli studenti medi, segue la rappresentante dello Spi, il sindacato dei pensionati: al sacerdote di Brescia che lotta al fianco di migranti e lavoratori subentra il cassaintegrato della Vinils, al 327esimo giorno di occupazione della Torre Aragonese dell’Isola dell’Asinara. Si danno il cambio aggiungendo tasselli di un’unica realtà: quella della società civile stretta in una morsa di povertà, precarietà e incertezze, a cui la classe politica non dà risposte da anni (a parte quelle peggiorative).

Camusso, nel suo discorso, raccoglie tutte le loro istanze, a cominciare dal lavoro precario. “Non vogliamo che i giovani siano vittime di una legge illegale, crudele ed ingiusta come il collegato lavoro, che il Parlamento ha fatto male ad approvare”, esordisce il neosegretario dal palco. Tra meno di due mesi scadrà, per ogni precario, il termine per impugnare il documento: è un salto nel buio da scegliere in solitudine, e fa paura, riconosce la Camusso: “ma noi non li lasceremo soli”. Per loro, promette il segretario, “le sedi sono pronte e aperte, daremo loro ascolto e una risposta. Non possiamo sopportare e non vogliamo sopportare che sia negato un futuro ai nostri giovani, in un Paese in declino. I giovani sono il futuro del Paese”.

Susanna Camusso prosegue per quasi un’ora. Chiarisce che non si può pensare di lasciare i giovani fuori dai cancelli delle fabbriche mentre si rinvia l’età pensionabile sempre più avanti: “nessun paese può permettersi intere generazioni senza reddito”, e avverte che “se non si troveranno subito le risorse per intervenire su giovani, precari e pensionati, dopo i costi saranno molto più alti”. Riferendosi a Tremonti, la leader sindacale mette le mani avanti: “ci diranno che non ci sono risorse, noi rispondiamo che le risorse le devono trovare, a cominciare da una seria lotta all’evasione fiscale e alla corruzione”. E’ una questione di legalità, e “legalità è libertà”, sottolinea la Camusso: punto imprescindibile anche per il piano per il Mezzogiorno, che per il segretario Cgil deve prevedere “infrastrutture che colleghino il Nord al Sud, cioè ferrovie, autostrade, treni, non il Ponte sullo Stretto”, e soprattutto “incentivi all’assunzione di giovani e donne di questi territori”. Sui migranti la posizione è durissima: “Non si dica che il nostro e’ un Paese di clandestini: sono le leggi del Paese che li stanno rendendo clandestini, negando loro i diritti”.

In tema di contratto, la Camusso è netta: “siamo pronti a sederci a tutti i tavoli e a tutte le vertenze sul territorio, abbiamo soluzioni da proporre e da discutere. Ma”, sottolinea, “non accetteremo mai deroghe al contratto nazionale di lavoro, diritto imprescindibile del lavoratore”: anche perchè, sottolinea il segretario confederale, “a maggior ragione le imprese dovrebbero temere le deroghe, perchè generano concorrenza sleale”.

Non si dica insomma che la Cgil sa dire solo di no: e per questo la Camusso apre anche agli altri sindacati, offrendo la propria disponibilità ad una riappacificazione nell’interesse dei lavoratori. Aggiungendo una provocazione: “siamo pronti a certificare i nostri iscritti, non ne abbiamo paura”.

Di sciopero generale, il neosegretario non parla. Vi accenna solo a domanda diretta, durante il corteo, rispondendo ad un giornalista: “lo decideremo sulla base dei risultati di questa manifestazione, aspettiamo le risposte che il Governo ci deve, e che finora non ha dato, in termini di politica del lavoro”.

Il cambio di stile rispetto a Epifani (silenziosamente al fianco della Camusso durante l’intervento) è evidente. Si vuol tornare con i piedi per terra, ripartire dalla tutela degli interessi dei giovani e dei precari, riaprendo su questi temi il dialogo con le altre forze sindacali. L’era Susanna inizia nel segno della pragmatica, a cominciare dal lessico: oggi, qui, ora sono tra le parole più usate dal neosegretario, a differenza dei frequenti “sempre” citati dal suo predecessore il 16 ottobre a Roma.

A corollario della manifestazione, scaldata dalla performance dei Modena City Ramblers, resta il teatrino di diversi politici di sinistra, interessati ad allargare la base elettorale in vista delle elezioni prossime venture. Bersani, Bindi, Di Pietro, Vendola, Ferrero, Diliberto entrano nel corteo, si fanno intervistare, spariscono dopo i primi saluti. Quasi comparse. La scena è tutta da un’altra parte, con un nuovo protagonista che sembra riscoprire le proprie radici: la Cgil e la riscoperta dei giovani.