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Diritto di critica | January 19, 2019

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Crescono le rinnovabili, ma dipendiamo sempre dal gas estero - Diritto di critica

Crescono le rinnovabili, ma dipendiamo sempre dal gas estero

Mentre Milena Gabanelli chiudeva la prima parte del suo Report, domenica scorsa, affermando che “in Italia cresce la produzione di energia rinnovabile ma non diminuisce di un kW quella prodotta da fonti fossili”, il rapporto Enea sull’Energia e l’Ambiente era in procinto di uscire. Per dire cose in fondo simili: la green economy galoppa nello Stivale, ma la dipendenza da fonti fossili e straniere non diminuisce. Il cordone ombelicale con l’estero è sempre presente.

L’85% dell’energia prodotta in Italia arriva da gas e petrolio importati dall’estero, soprattutto da Libia e Russia. La media europea è sotto il 70%. E’ un dato abbastanza preoccupante, se consideriamo che il gasdotto South Stream aumenterà tale dipendenza non appena sarà completato. Siamo nelle mani (anzi nei rubinetti) dei russi. E se può sembrare innocuo, perché legato al “caro premier” Berlusconi da un’amicizia prodigiosa, Putin è tutt’altro che un fornitore paziente: basti pensare a ciò che ha fatto con l’Ucraina nell’inverno del 2009, arrivando a condizionare il voto delle presidenziali per garantire gli interessi del gruppo Gazprom.

Aldilà della politica, il problema è economico: nel 2008 abbiamo sborsato 57 miliardi di euro per comprare gas e petrolio all’estero, quando il barile di greggio volava alto a 147 dollari. Oggi, con prezzi più contenuti, paghiamo una fattura energetica da 41 miliardi di euro, ma il consumo di prodotti fossili dall’estero è lo stesso: basta che la speculazione sul petrolio rialzi la testa per costringerci a pagare bollette esorbitanti.

Le rinnovabili potrebbero migliorare la nostra situazione di dipendenza, se non fossero anch’esse legate a doppio filo con l’estero. La produzione è aumentata del 16% in un anno, toccando i 20 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), ma manca ancora una filiera produttiva nazionale. I nostri investitori preferiscono infatti comprare all’estero i pannelli fotovoltaici o le tecnologie dei motori eolici all’estero, piuttosto che produrle (magari investendo sulla ricerca per migliorare il rapporto rendimento-costi). Il risultato è che il boom registrato tra il 2005 e il 2009 degli investimenti (ben il 230%) si traduce in nuovi campi eolici e immensi campi fotovoltaici, anche laddove non avrebbero senso economico (es. il Nord). E soprattutto con una perdita di potenziali posti di lavoro per fabbriche italiane di questi componenti – ormai strategici – con deflusso di capitali all’estero.

Vediamo però i lati positivi della situazione, che l’istituto Enea non manca di segnalare. La crisi ha portato ad un benefico abbassamento dei consumi (fabbriche che chiudono o riducono l’attività, famiglie che tirano la cinghia), pari a -5,2% rispetto al 2008, con conseguente calo del 15% delle emissioni di CO2 in confronto al 2005. Peccato che, come scrive l’Enea, “la tendenza per quanto positiva ed in grado di avvicinare l’Italia all’impegno del Protocollo di Kyoto – che impone di ridurre nel quinquennio 2008-2012 le emissioni medie di gas serra del 6.5% rispetto al 1990 – non si consoliderà nel tempo in assenza di intervanti strutturali nel sistema energetico”.

Qualcuno, alla fine dei giochi, continua a consigliare l’energia nucleare per risolvere la nostra dipendenza dall’estero: peccato che di uranio in Italia non ne abbiamo, né abbiamo le tecnologie di ultima generazione per costruire e controllare decentemente le centrali. Per non parlare dell’ovvio: come si fa ad affidarsi al sistema di controllo e di appalto italiano in tema nucleare, se per ottenere la certificazione di edificabilità di un campo eolico le imprese ricorrono alla criminalità organizzata (citazione da Report di domenica 29 novembre, il caso di Girifalco e del clan ‘ndranghetista Arena)?

  • PIERO IANNELLI

    La green economy galoppa nello Stivale?
    Forse come spese, ma nessuno si accorge del baratro.

    le fantomatiche rinnovabili, producono il nulla arricchendo pochi industriali, collegati a doppio filo alla politca.
    in nessun articolo ci sono i valori reali di questa eco-tragedia.
    L’energia costa 6 cent il kW, il fotovoltaico costa 48, più i cert. verdi comunque spalmati sulla collettività.

    Vedo si insiste sulla CO2, cardine della truffa su cui ruota la pantomima del vendere il “NULLA” e la giustificazione alla eco-disgrazia delle rinnovabili.

    Viviamo nella mistificazione assoluta della realtà, ma è il caso di chiarire che la fisica non è una opinione.

    E iniziamo dalla eco-IPOCRISIA della verde-sinistra.

    “LEGAMBIENTE”&“SORGENIA” costruisce “C.O.N.S.A.P.E.V.O.L.M.E.N.T.E” CENTRALI A CARBONE 100 volte più R.A.D.I.O.A.T.T.I.V.E di una centrale NUCLEARE

    Questa è l’energia sensibile? Così come ad Auschwitz si leggeva “ARBEIT MACHT FREI”. Ovvero “Il LAVORO RENDE LIBERI” ..?

    “VADO: LA CENTRALE DI DE BENEDETTI CONTINUERA’ A PRODURRE CANCRO!

    Leggo un art. della Sig.ra. BRIUGLIA da cui estraggo:
    Così anche “LEGAMBIENTE”, mentre a Genova e alla Spezia promuove una battaglia di dismissione perché il carbone “nuoce gravemente alla salute”, a Savona, a Vado e in Val Bormida ritiene che il carbone possa essere addirittura ben tollerato!
    “Le EMISSIONI di CO2 sono l’unico inquinante che Legambiente ligure si degna di considerare..
    ..Quando poi apprendiamo che Legambiente è SOCIO AZIONARIO di Sorgenia, la finanziaria del gruppo De Benedetti che controlla a sua volta Tirreno Power proprietaria della centrale di Vado, si può comprendere anche il suo ruolo di MALCELATA SUDDITANZA.

    /——————/

    Considerate le grandi “BATTAGLIE” di LEGAMBIENTE contro il “nucleare”, vorrei sottolinearne un aspetto “RACCAPRICCIANTE”.

    LEGGO:
    “..un articolo comparso su Scientific American “una centrale a carbone disperde nell’ambiente 100 VOLTE PIU’ RADIAZIONI di una centrale nucleare che produca la stessa quantità di energia”. Ecc.ecc.

    SORPRESA!:
    Chi scrive della pericolosità radiologica è “Il portale di Kyoto Club e LEGAMBIENTE…”

    LEGAMBIENTE partecipa quindi alla costruzione di centrali a CARBONE RADIOATTIVO..100 volte più “RADIOLOGICO” del NUCLEARE! E LO SCRIVE SERENAMENTE?

    Altre fonti parlano di 100-150 microSv/anno, ossia QUINDICI VOLTE superiori rispetto ai limiti di legge previsti per gli abitanti intorno ad insediamenti nucleari.

    /————————/

    il resto con i relativi link di riferimento per ogni informazione :
    http://www.wikio.it/article/legambiente-wwf-greenpeace-riscaldamento-globale-rinnovabili-231422184

    Cordialmente.
    PIERO IANNELLI
    — Segretario XI Municipio. ROMA “ La Destra ”—
    –“Resp. Per le aree tutelate e vincolate”–
    pieroiannelli@gmail.com -– N”.Cell. 3398513962