Yara e il razzismo dell’«occhio per occhio»
Scritto da Erica Balduzzi il 6 dicembre 2010 in Società
“Occhio per occhio, dente per dente”, “Marocchini fuori da Bergamo”. Sono solo alcune delle eloquenti scritte comparse a Brembate di Sopra dopo il fermo del giovane marocchino accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne bergamasca scomparsa il 26 novembre scorso e non ancora ritrovata. Manifestazioni da cui lo stesso sindaco Diego Locatelli, a capo di una giunta di stampo leghista, ha preso le distanze: «Ci dissociamo da singoli episodi manifestatisi in occasione della divulgazione di notizie inerenti alle indagini tuttora in corso e ancora in fase di accertamento – afferma, durante una conferenza stampa – Auspichiamo che ciò non sia strumentalizzato e che prevalga il senso di massimo riserbo sulle indagini, che le forze dell’ordine stanno svolgendo con professionalità e con grande dispiego di energie e risorse».
E mentre l’Italia intera trattiene il fiato in attesa di notizie certe che rivelino cosa ne è stato della ragazzina, si moltiplicano nella cittadina bergamasca e su Facebook i segnali di una rabbia collettiva che ben presto perde di vista l’obiettivo – il presunto sequestratore ed omicida di Yara – e si riversa come un fiume in piena sull’intera “categoria” degli immigrati. A partire dalla pagina Facebook dell’eurodeputato leghista Matteo Salvini, che riprende la vicenda di Yara ed il recente episodio di Lamezia Terme – dove un extracomunitario sprovvisto di patente ha travolto ed ucciso sette ciclisti mentre guidava sotto effetto di droga – per ribadire come l’immigrazione non sia affatto portatrice di valori e ricchezza, quanto piuttosto di delinquenza e degrado: «Senza voler generalizzare – scrive – fra il marocchino stragista di ciclisti a Lamezia Terme e il marocchino in galera a Bergamo per la scomparsa di Yara, evviva l’immigrazione che porta ricchezza e valori…».
Una frase che, com’era prevedibile, ha dato il via a commenti disparati e soluzioni per così dire ‘fantasiose’, riproposte in infinite varianti nelle pagine in ricordo di Yara Gambirasio che negli ultimi giorni si sono moltiplicate su Facebook: il razzismo come ‘obbligo anziché dovere’, l’utilizzo del lanciafiamme, la ripresa della teoria Mengele e l’uso degli extracomunitari come cavie per la medicina, la nostalgia per il fascismo (‘ci vorrebbe il Duce’), il sollievo perché ‘i marocchini almeno fanno i lavori umili: se fossero impegnativi, quanti morti procuravano!’. E ancora, c’è chi fa sfoggio di retorica in salsa leghista (‘ma siamo noi che siamo razzisti o sono loro che sono marocchini?’), chi si auspica la ‘pena di morte con sevizie’ e chi crede che ‘condannarli con la pena di morte significherebbe un dolore di breve durata … Io voglio la tortura, voglio vederli supplicare pietà, voglio vederli gridare aiuto ’.
La vicenda di Yara pare essere stata così la scintilla che ha permesso ad una fobia collettiva e generalizzata nei confronti dello ‘straniero’ di riproporsi in modo legittimo: una paura, prima costretta al silenzio, che in quest’ottica invece può e deve essere gridata a gran voce. “E ancora una volta mi viene dura pensare che gli extracomunitari siano tutti bravissime persone come dicono… non ce la faccio proprio…” scrive uno dei tanti utenti di Facebook sulla vicenda, proponendo un dualismo pericoloso: o tutti bravi o tutti cattivi. Poiché le vicende come quella di Yara dimostrano che non sono tutti bravi, allora sono per forza di cose tutti cattivi: il fastidio, la rabbia, la paura, il razzismo diventano così necessarie espressioni di difesa, giustificate dai fatti. Gli immigrati, di cui per qualche mese si era parlato solo in relazione alle proteste dalla cima di una gru o di una torre, tornano così ad essere tutti delinquenti, assassini, stupratori, da espellere o linciare. In toto. Come se tutti fossero simbolicamente responsabili di ciò che può essere successo a Yara.
E alla fine ci si dimentica quasi lo stesso episodio da cui questa vampata di odio è partita, perché non era che il pretesto per giustificarla, per renderla legittima. Uno schema di pensiero troppo simile a quello che solo qualche decennio fa ha giustificato lo sterminio indiscriminato di un intero popolo, nel silenzio di chi, anche allora, pensava che “tutti gli ebrei sono ladri e delinquenti”.


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