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Diritto di critica | October 20, 2019

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Quando la guerra diventa “privata” - Diritto di critica

Quando la guerra diventa “privata”

Mercenari, paramilitari, agenzie private per la sicurezza. Negli ultimi anni stanno tornando i mercenari. Gli uomini di ventura del XXI secolo svolgono compiti tradizionalmente ricoperti dalle forze armate. Il coinvolgimento di queste compagnie nelle operazioni militari pone numerosi problemi soprattutto in relazione all’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario che spesso è da loro aggirato o violato senza che siano previste sanzioni. Questo consente alle compagnie di sicurezza di agire liberamente senza alcun limite e commettendo gravi violenze.

I mercenari del 2000. I paramilitari e le compagnie di sicurezza, sono la moderna reincarnazione dei corsari e dei mercenari. Questi ultimi sono scomparsi durante il XIX ed il XX secolo per ritornare negli anni ’60, durante la decolonizzazione, soprattutto in Africa ed in Asia. La loro attività fu poi dichiarata illegale dalle Nazioni Unite. Con le guerre in Iraq ed in Afghanistan, figure molto simili a quelle dei mercenari sono ricomparse. A metà strada tra i civili ed i militari, non sono considerati mercenari sulla base delle Convenzioni Internazionali in quanto operano legittimamente in Stati stranieri sulla base di contratti conclusi con compagnie legalmente registrate. Tuttavia, numerose ricerche dimostrano come questi contrattisti o “soldati privati” possano essere particolarmente pericolosi e come le loro attività possano avere un impatto estremamente negativo nelle zone di guerra. Spesso si sono resi protagonisti di atti di tortura, esecuzioni sommarie, detenzioni arbitrarie, traffici di persone, o di tentativi per contrastare il diritto di autodeterminazione dei popoli. La loro ricerca di profitto li porta spesso a trascurare la sicurezza e violare importanti diritti umani.

Una privatizzazione della guerra fuori controllo. Le ultime rivelazioni di Wikileaks, dimostrano chiaramente come la privatizzazione della guerra stia andando completamente fuori dai binari del diritto. Anche un’analisi del New York Times mostra che i mercenari del 2000 sono stati causa di un notevole aumento dei disordini nelle aree di conflitto perché agiscono senza alcun senso di responsabilità e sono stati particolarmente inefficienti nel proteggere loro stessi e le persone che avrebbero dovuto difendere. Nonostante, infatti, i contratti di ingaggio prevedano sempre che queste compagnie possano utilizzare la forza solo per scopi difensivi, quasi sempre avviene il contrario. In Iraq, l’80% delle sparatorie sono state causate da soldati privati che per primi aprivano il fuoco (Blackwater). Due agenzie private americane (CACI and L-3), sono state responsabili delle torture nelle carceri di Abu Ghraib. Una serie di rapporti indicano che guardie di sicurezza private hanno avuto un ruolo fondamentale in importanti operazioni della CIA come la detenzione arbitraria e i raid clandestini contro gli insorti in Iraq ed Afghanistan. Sono poi stati protagonisti dei colpi di stato avvenuti in Africa ed in America Latina come quello in Guinea Equatoriale o il recente colpo di stato in Ecuador. Sembra che siano utilizzati di proposito per violare le norme internazionali indisturbatamente.

La mancanza di trasparenza. Non è possibile conoscere il contenuto dei contratti conclusi dai governi (con riferimento particolare al Governo statunitense) e le compagnie private. Gli scopi ed i tipi di contratti rimangono spesso sconosciuti. Non ci sono mai state sanzioni contro queste agenzie di sicurezza nonostante le prove esistenti circa la loro partecipazione diretta a gravi violazioni dei diritti umani. E’ come se fossero giustificate perché si tratta di “business”.

Solo in Afghanistan, nel maggio 2010, erano presenti 26mila contractors, la maggior parte dei quali operavano al di fuori del controllo di qualsiasi governo. Dato il rapido ed incontrollato diffondersi di questo fenomeno della privatizzazione della guerra, le Nazioni Unite si stanno muovendo per monitorare l’attività delle compagnie private che si occupano di attività paramilitari. Una regolamentazione che si rende sempre più urgente soprattutto considerando che gli Stati Uniti hanno intenzione di incrementare ulteriormente e notevolmente il numero di “mercenari” presenti in Iraq come conseguenza del progressivo disimpegno militare. C’è, quindi, il rischio che la situazione possa peggiorare, che la violenza e i disordini possano aumentare. Il miglior modo per risolvere il problema è quello di creare un’entità che possa monitorare i contrattisti privati all’interno di un preciso quadro giuridico che preveda limiti e responsabilità.

Riferimenti
-Case 8:08-cv-01696-PJM, Document 103, Filed 07/29/10. Defendants have filed Motions to Dismiss on a number of grounds. They argue, among others, that the suit must be dismissed in its entirety because they are immune under the laws of war, because the suit raises non-justiciable political questions, and because they possess derivative sovereign immunity. They seek dismissal of the state law claims on the basis of government contractor immunity, premised on the notion that Plaintiffs cannot proceed on state law claims, which arise out of combatant activities of the military. The United States District Court for the district of Maryland Greenbelt Division has decided to proceed with the case against L-3 Services, Inc. It has not accepted the motions to dismiss allowing the case to go forward.
-Mission to the United States of America, Report of the Working Group on the use of mercenaries, United Nations document, A/HRC/15/25/Add.3, paragraphs 22.
-James Risen and Mark Mazzetti, “Blackwater guards tied to secret C.I.A. raids ”, New York Times, 10
December 2009.
-Report of the Working Group on the use of mercenaries, Mission to Honduras, United Nations document A/HRC/4/42/Add.1.

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