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Diritto di critica | August 17, 2017

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Da oltre un mese chiusi nei container, i profughi rapiti sul Sinai ostaggi di Abu Khaled

Da oltre un mese chiusi nei container, i profughi rapiti sul Sinai ostaggi di Abu Khaled

Di Erica Balduzzi ed Emilio Fabio Torsello

Si chiamerebbe Abu Khaled il capo dei sequestratori che da oltre un mese tengono prigionieri oltre 200 africani – di cui un’ottantina eritrei – segregati in alcuni container nella periferia di Rafah, nel deserto Sinai.

A diffondere le generalità del trafficante è il gruppo EveryOne, a seguito di un’inchiesta sulle attuali condizioni dei profughi rapiti. La notizia, se confermata, non lascerebbe ulteriori “scuse” al governo egiziano che da giorni si rifiuta di intervenire, sostenendo di non avere informazioni in merito al sequestro. Un atteggiamento, quello delle autorità del Cairo, per niente nuovo, come evidenziano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne: «già lo scorso agosto le autorità di Rafah furono informate della presenza di un gruppo di 300 eritrei incatenati e soggetti a estorsione ad al-Mahdeyya, ma anziché liberarli la polizia egiziana si concentrò su un gruppo di eritrei che erano riusciti a fuggire dai container, senza intervenire contro i trafficanti». Ora la storia si ripete.

Beduino, palestinese e probabilmente contatto con Hamas, Khaled ha una corporatura esile e appena un anno fa aveva raccontato ad un cronista del Telegraph il meccanismo del trafficking di persone e medicinali attraverso l’Egitto. In affari con il trafficante di armi Abu Hamed, Khaled è ufficialmente ricercato dalla polizia, anche se «le autorità egiziane – spiegava nell’intervista – chiudono un occhio sui traffici che riforniscono Gaza».

Secondo quanto ipotizza l’associazione EveryOne, inoltre, una volta pagato il riscatto di ottomila euro a testa, i profughi verrebbero fatti passare attraverso i cunicoli sotterranei che collegano l’Egitto ad Israele, già ampiamente sfruttati durante le battaglie a Gaza.
Complice di Abu Khaled sarebbe Fatawi Mahari, cittadino etiope che dai profughi si fa chiamare “Wedi Koneriel”, già indagato nel 2009 dall’intelligence israeliana con l’accusa di aver organizzato trasferimenti di denaro finalizzati al traffico di esseri umani in Egitto. Anche in questo caso, i soldi erano stati estorti ai familiari di alcuni africani sequestrati dai beduini nel Sinai.

«Dopo le uccisioni, gli stupri, le torture con ferri roventi e le estorsioni – fanno sapere da EveryOne – i profughi stanno manifestando il proposito di togliersi la vita. Le estorsioni nonché i traffici che avvengono nei tunnel al confine tra Egitto e Palestina – concludono da EveryOne – sono gestiti interamente da Hamas».