Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | October 20, 2020

Scroll to top

Top

Roma, aumentano gli immigrati ma l’integrazione è ancora lontana - Diritto di critica

Roma, aumentano gli immigrati ma l’integrazione è ancora lontana

Aumentano gli immigrati residenti nella Capitale, riescono a trovare lavoro regolare (nonostante la crisi) e a comprare casa di proprietà (in periferia o nei comuni limitrofi). Ma la vera integrazione è ancora lontana: il 77% di loro svolge lavori poco qualificati che non tengono conto dei titoli e della formazione pregressa. E le seconde generazioni rivendicano un trattamento paritario e sognano un futuro diverso, soprattutto nel nord Europa.

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio romano sulle migrazioni della Caritas diocesana, gli immigrati residenti nella provincia di Roma sono oltre 497mila (il 10,6% in più rispetto al 2008), di cui il 66% si concentra nella Capitale. Cresce la presenza “stabile” di immigrati, soprattutto in periferia, dove i prezzi sono più accessibili: 7300 le case acquistate in tutta la provincia (il 16% degli acquisti complessivi), di cui il 37% nell’area metropolitana, la maggior parte nei comuni limitrofi. Uno spostamento, dovuto al maggiore accesso all’abitazione: “Ma non si tratta di quartieri ghetto – spiega Ginevra Demaio, caporedattore dell’Osservatorio romano sulle migrazioni, intervistata da Diritto di critica – anzi, in contesti più piccoli è più facile conoscersi e rompere gli stereotipi”.

Inoltre, gli stranieri che hanno lavoro regolare sono aumentati del 18% (rispetto all’8,4% della media nazionale): 196mila in tutto, di cui il 48% lavora nell’ambito dei servizi sociali (soprattutto assistenza domestica) e il 18% nell’edilizia. Professioni poco qualificate, che, il più delle volte, non tengono conto dei titoli e del percorso precedente degli immigrati (secondo gli ultimi dati Istat, il 59% degli stranieri occupati nella provincia di Roma possiede un diploma o un titolo superiore, quota più alta rispetto al 44% della media nazionale).

Una distanza tra formazione e inserimento lavorativo, mal tollerata dalle seconde generazioni (l’11% degli stranieri residenti). “La prima generazione – spiega Ginevra Demaio – è disponibile ad accettare un mancato riconoscimento professionale. I giovani immigrati, avendo studiato in Italia, rivendicano invece un trattamento paritario ai loro coetanei”. Sono proprio loro, i ragazzi organizzati nella “rete G2”, che chiedono più diritti e guardano all’estero, perché “hanno percezione di una burocrazia più restrittiva rispetto ad altri paesi, che nega loro importanti opportunità”, spiega Ginevra Demaio.

Così la vera integrazione, quella che non si ferma all’accoglienza, ma che punta alla valorizzazione dell’individuo, resta ancora lontana. Colpa, forse, di un’Italia che continua a considerare l’immigrazione come un problema, più che una ricchezza: “Non si è investito abbastanza nella comprensione e gestione del fenomeno – spiega Victor Emeka Okeadu, consigliere aggiunto per l’Africa del comune di Roma a Diritto di Critica -. Bisognerebbe, invece, incoraggiare la partecipazione degli immigrati alla rappresentanza istituzionale e all’istruzione”. Iniziando proprio dal riconoscimento dei titoli, grazie “al rafforzamento dei rapporti bilaterali tra l’Italia e gli altri paesi”, sottolinea Okeadu.