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Diritto di critica | September 23, 2020

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Profughi rapiti sul Sinai, Zerai: «una donna sta per partorire, servono soccorsi immediati» - Diritto di critica

Profughi rapiti sul Sinai, Zerai: «una donna sta per partorire, servono soccorsi immediati»

Peggiora di ora in ora la situazione degli africani – tra cui un folto gruppo di eritrei respinti in Libia nel giugno scorso dall’Italia – tenuti prigionieri da oltre un mese sul Sinai da un gruppo di narcotrafficanti beduini. E mentre l’Egitto – competente sull’area – per bocca del suo ministro degli Esteri afferma di non saper nulla del sequestro, le condizioni dei profughi si aggravano.

«Poco fa – spiega a Diritto di Critica il sacerdote eritreo Mussiè Zerai, direttore della ong Habeshia – mi hanno riferito che una donna incinta sta per partorire e si tratta di una situazione ad alto rischio perché non ci sono le condizioni igienico-sanitarie ottimali in caso di complicazioni né qualcuno che la possa soccorrere dal punto di vista medico. Un intervento di liberazione – conclude – è quanto mai urgente».

Secondo il gruppo EveryOne, inoltre, che insieme a Zerai sta seguendo la vicenda, molti dei profughi avrebbero minacciato di togliersi la vita: «Da alcuni giorni i prigionieri eritrei, somali e sudanesi “dopo le uccisioni, gli stupri, le torture con ferri roventi, le estorsioni, ci stanno manifestando il proposito di uccidersi».

Rapiti nello scorso ottobre, gli africani sono stati tenuti in condizioni drammatiche. Quattro di loro sono stati portati in un luogo imprecisato perché donassero gli organi e pagassero così il loro riscatto, mentre almeno otto – tra cui due diaconi ortodossi – sono stati uccisi. Numerosi, infine, i feriti, alcuni gravi. Per la loro liberazione, i rapitori chiedono che ciascuno paghi ottomila euro.