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Diritto di critica | July 12, 2020

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Padoa-Schioppa, molto più che "quello dei bamboccioni" - Diritto di critica

Padoa-Schioppa, molto più che “quello dei bamboccioni”

A 70 anni, stroncato da un infarto, è morto ieri Tommaso Padoa-Schioppa, economista e ministro dell’economia nel Governo Prodi-bis (2006-2008). In queste ore le televisioni, le radio e i giornali che stanno dando la notizia si stanno soffermando sull’ultima parentesi della vita di Padoa-Schioppa, ignorando quasi del tutto la carriera che l’ha portato ai vertici dell’economia mondiale. Tutti i ricordi, infatti, sono concentrati su alcune frasi, pronunciate ai tempi della guida del dicastero, che lasciarono sbigottiti gli italiani, nell’ambito di una campagna mediatica molto aggressiva portata avanti dai giornali di centrodestra (con scarsa analisi da parte degli altri) ai danni del Governo di allora.

In molti si sono soffermati sulla frase «le tasse sono bellissime», ignorando il seguito del ragionamento: «è un modo civilissimo di contribuire insieme al pagamento di beni indispensabili», ovvero niente più che il principio costituzionale dell’art. 53 («Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività»). O ancora, celebre la provocazione relativa ai «bamboccioni», ovvero i giovani che rimangono in casa fino a età avanzata, alla cui indipendenza puntava la politica finanziaria di incentivi messa in campo dal ministero e che, invece, fece andare su tutte le furie molti ragazzi, indispettiti da quella “mancanza di rispetto”. A guardare i dati Istat del 2009, però, le percentuali di 30-34enni in casa si aggira intorno al 30%, una percentuale elevata e giustificata se si pensa ai grandi problemi economici e la precarietà del lavoro che colpiscono i giovani, meno se si pensa a quella percentuale (31,4%) che preferisce rimanere con i genitori per scelta, oltre al 29% dei 15-29enni (2 milioni di persone) di Neet (Not in education, employment or training, ovvero che non studiano, né lavorano). Numeri che dovrebbero far riflettere le famiglie e gli ormai celebri “bamboccioni”.

Le pubblicazioni economiche che hanno reso famoso Padoa-Schioppa in tutto il mondo, la sua visione europeista da precursore del passaggio alla moneta unica, il suo ruolo nella Banca d’Italia o nella Consob, la sua lotta serrata all’evasione fiscale che ha portato l’esecutivo di cui è stato membro a mettere da parte un consistente «tesoretto» (scomparso, o ritenuto inesistente, nel successivo Governo Berlusconi), paiono essere scomparsi dai ricordi dei giornalisti in queste ore. Un po’ poco per un uomo chiamato a risanare la disastrosa situazione finanziaria della Grecia, nell’agosto di quest’anno, come consigliere personale per l’economia del primo ministro socialista George Papandreou.

La sua analisi, sempre lucida, merita qualcosa in più. Specie in un periodo di crisi economica affrontata in Italia con soluzioni di condoni e scudi fiscali.

Ora dobbiamo cercare un percorso diverso, che tenga conto anche della sostenibilità ambientale, dell’uso delle risorse naturali, delle diseguaglianze sociali. La politica economica deve senz’altro proporsi un tasso di occupazione elevato, ma non è detto che questo si riassuma in un tasso di crescita elevato. Pensare che drogare il Pil sia l’unico modo per tornare a creare posti di lavoro può essere sbagliato.

Non si uscirà dalla crisi con una crescita forzata e ci sarà ancora disoccupazione. Ci possono essere tensioni politiche, conflitti commerciali, disordine nei cambi. È un complesso di rischi tutt’altro che scongiurato. In questo clima ci sarà ancora spazio per l’isteria dei mercati. E ci potranno essere tensioni sociali. La questione sociale, nei nostri paesi, non è scomparsa: ha preso forme diverse da quelle di una volta, ma sta ritornando, strettamente connessa con l’internazionalizzazione dei mercati, come dimostra anche il caso Fiat.

Una parte del sindacato ha difeso troppo a lungo uno stato di cose non più difendibile. (…) Il rischio è che se il sindacato gioca la sua influenza su cose sbagliate vince la battaglia e perde la guerra. Così si viene scavalcati ed emarginati dalla storia: i giovani non si iscrivono e il sindacato diviene una lobby di pensionati. Questo esito non è auspicabile per nessuno.

Settembre 2010, dalla sua ultima intervista a Il Sole 24 ore

Comments

  1. Cosimo porcu

    Ritengo sia stato un bravo economista, forse un pò inprudente, per note dichiarazioni, non capite, strumentalizzate da chi poi si è impadronito del potere.