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Diritto di critica | June 26, 2019

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Studenti sul piede di pace: "Dove sono i black bloc?" - Diritto di critica

Studenti sul piede di pace: “Dove sono i black bloc?”

“Dove sono i Black Bloc?”. Bella domanda. A questa manifestazione, arrivata con un giorno di anticipo sul grande corteo di oggi, 22 dicembre, sembra nessuno. Se ci fossero stati, le due macchine della polizia che hanno seguito a passo d’uomo il corteo sarebbero già dei roghi calcinati. Invece no. Gli studenti medi non hanno lanciato bottiglie, non hanno acceso bombe carta, non portavano sciarpe sul viso. E nemmeno caschi. Hanno sfilato ieri perché oggi molti di loro resteranno a casa: gli hanno detto che la polizia caricherà pesantemente, e hanno paura di rimanere travolti.

“Molti sono primini”, spiega Mirko, quinto anno dello scientifico Francesco D’Assisi, “abbiamo pensato di dargli la possibilità di manifestare quando le acque sono calme”. Avete già notizie di black bloc, sapete qualcosa dai centri sociali? “Macchè, qua nemmeno ci sono, quelli. E’ la polizia a far paura, possono anche manifestare contro il governo ma poi devono obbedire agli ordini e caricano…” Con i poliziotti del quartiere è diverso, si può parlare, si trova un accordo sul percorso di un corteo. Lo dimostra l’atmosfera molto tranquilla. I ragazzi partono alle 9 dalla sede centrale del Francesco D’Assisi, in via della Primavera, e attraversano il quartiere su via dei Castani. Alle dieci scendono verso la Palmiro Togliatti e occupano la corsia preferenziale dell’autobus. Sono circa 300, vengono dalle scuole del sesto e settimo municipio e rappresentano la Rete di Coordinamento degli Studenti Medi. Al capolinea dei tram di via Togliatti – via Prenestina organizzano un sit-in sui binari, l’ufficiale di polizia concorda con loro mezz’ora di occupazione del posto e li lascia fare.

Cosa pensano della manifestazione di martedì? “Io non ci sono andata, il 14, e non ci andrò nemmeno domani”, dice Giulia, quinto anno del liceo Francesco D’Assisi. “Oggi è una protesta della scuola, e degli studenti medi, mentre in centro ci andranno universitari, popolo viola, partiti. Troppo politicizzata. Finiamo per confonderci nella massa”. Anche i simboli sono pochi: un ragazzo porta una maglietta rossa del Che, ma gli chiedono di coprirla. “Non siamo centri sociali, siamo studenti”, chiarisce Giulia. Hanno le idee molto chiare, nonostante la sfiducia: “Non è un problema di cambiare il governo, è la mentalità sbagliata: non si può tagliare sulla sanità e sulla ricerca così, a caso, a pagare son quelli che non hanno niente”. Virginia, sua compagna di classe, non ha dubbi. “Io all’università non ci andrò, con questa riforma. I miei non possono pagarmi 1.500-2.000 euro l’anno, tra libri e iscrizione, per farmi studiare. Che posso fare? L’autista dell’autobus? Sarebbe già una svolta”. Stessa situazione di Francesco: “sono due anni (dai 16) che l’estate lavoro come meccanico e aiuto muratore, 10-12 ore al giorno per 50 euro: quest’anno ho gli esami, posso mettere da parte poco. Mi piacerebbe psicologia, ma non posso chiederlo a mio padre. I sacrifici che fa, con altri 4 figli, sono enormi”. La protesta per lui è cominciata due anni fa, con la prima occupazione del suo liceo: “Prima me ne fregavo, era tutto lontano, anche l’Onda. Poi durante l’occupazione ho iniziato a capire, mentre a casa i discorsi si facevano pesanti, con i soldi che diminuiscono e le spese che salgono”. Non figli di papà annoiati, ma ragazzi di periferia, preoccupati del bilancio familiare. Hanno paura di essere lasciati senza alternative. “Vogliono un’Italia privata, dove solo chi ha i soldi potrà decidere. Guarda l’acqua, o la sanità”. Se passa la Gelmini, “quelli come noi dovranno rimanere ignoranti, ad aspettare un favore o un miracolo, per poi essere contenti delle briciole che gli danno”.

La sorpresa finale arriva in municipio. Dopo una decina di minuti dal loro arrivo, il presidente del settimo Roberto Mastrantonio fa entrare i ragazzi nella sala consiliare e apre un’assemblea pubblica di confronto. Fin da ottobre l’amministrazione locale ha scelto come parole d’ordine “confronto e dialogo”. E offre ad una delegazione di studenti di partecipare, domattina, al Consiglio del Municipio, per presentare la richiesta formale di solidarietà dall’istituzione locale. Mettendoli in guardia: “non cadete nella trappola di chi vuole liquidarvi come violenti, fate che la manifestazione di domani sia pacifica e bella”.

Comments

  1. giorgia

    abbiamo 50 anni e come i genitori del ’68 …non comprendiamo i giovani. sentiamo dire che sono “inetti e sfaticati”.
    è falso!
    gli articoli di questi giovani giornalisti ci insegnano senso civico e rispetto per il loro lavoro e per la voce della loro ginerazione.