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Diritto di critica | September 26, 2020

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Università, la rabbia degli studenti sardi: “No alla logica del profitto” - Diritto di critica

Università, la rabbia degli studenti sardi: “No alla logica del profitto”

“Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città”. E ancora, “gli studenti sempre presenti”, “noi la crisi non la paghiamo”. A Cagliari sfila la rabbia di una generazione costretta alla precarietà, ma che non rinuncia a far sentire la propria voce. Cartelli, striscioni, qualche petardo, tanti cori. Centinaia i manifestanti, un corteo spontaneo, nessun percorso prestabilito ma tutto deciso all’ultimo, l’importante è esserci, gridare, farsi sentire, contro la sordità delle istituzioni, per “riappropriarsi dei propri spazi”, spazi pubblici, che appartengono a tutti. Così come l’Università, anche quella è un bene di tutti e come tale va tutelato.

Gli studenti (tantissimi dei licei e delle superiori) protestano non solo contro la riforma Gelmini, ma anche contro tutte quelle altre riforme che, negli ultimi anni, hanno “distrutto l’università e la possibilità di credere nello studio”. Parola d’ordine, il rifiuto della mercificazione della cultura: tra le preoccupazioni maggiori degli studenti c’è proprio l’ingresso dei privati negli organi decisionali voluto dall’ultima riforma: “I privati – spiega Enrico, studente universitario – avranno occasione di trarre maggiore profitto dalle facoltà scientifiche, a scapito di quelle umanistiche”. Così, “dopo il crac della Parmalat – commenta Nicola, 22 anni, studente di Scienze politiche – ci potrebbe essere quello di qualche facoltà”. Rischio, quest’ultimo, ancora più temuto nell’Isola: “L’università sarda – sottolinea Antonio, 25 anni, studente di architettura – è tra quelle che risentiranno di più della creazione di poli di eccellenza”. Poi ci sono i tagli alla ricerca che graveranno sulla già difficile realtà sarda: “Proseguire la ricerca – continua Enrico – dipenderà dai privati, e questo comporterà una fuga di cervelli dall’Isola”.

Una manifestazione pacifica, solo qualche momento di tensione durante l’occupazione dei binari della stazione, con l’arrivo dei funzionari di polizia che hanno intimato ai ragazzi di allontanarsi e mostrare i documenti. “Il corteo non è autorizzato”, ricorda l’ispettore della Digos. “E invece è autorizzato che prendano il mio futuro?”, risponde una ragazza. Non è la prima volta che la protesta si trasferisce sui binari della stazione: i ragazzi l’avevano già fatto, in sostegno degli operai della Geas e della Vinyls, per ricordare la sofferenza di un territorio già tormentato dalla crisi economica e sociale. E poi c’è la sosta davanti al Consiglio regionale, con cori e insulti contro le istituzioni locali: “Dimissioni, vergogna”. La rabbia è contro una politica incapace di ascoltare le esigenze dei giovani, “disposta a sacrificare l’università pubblica a vantaggio di quella privata”, lamentano i ragazzi (il riferimento è alla mancata creazione del Campus universitario, che avrebbe aumentato i posti destinati ai fuorisede, per ora solo 1500 rispetto ai circa 4000 studenti pendolari).

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