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Diritto di critica | October 21, 2020

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2010: un anno di notizie sul mondo LGBT (seconda parte) - Diritto di critica

2010: un anno di notizie sul mondo LGBT (seconda parte)

LUGLIO – L’Argentina è il primo Paese dell’America latina ad approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il 15 luglio il Senato, dopo 15 ore di dibattito e con 33 voti a favore e 27 contrari,  dà il via libera alla legge che modifica il codice civile: la formula  ”marito e moglie” sara’ sostituita dal termine ”i contraenti”. Le coppie gay sposate potranno inoltre adottare bambini ed avere accesso a sicurezza sociale e congedo famigliare.
L’Argentina è quindi diventata il decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.
Pochi giorni prima, il 7 luglio, la governatrice repubblicana dello Stato delle Hawaii Linda Lingle aveva posto il veto alla legge sulle unioni civili tra omosessuali approvata il 30 aprile scorso dal Parlamento statale. Il provvedimento, già votato al Senato, era passato alla Camera a maggioranza, 31 a 20. La governatrice dopo due mesi di polemiche ha deciso di non tradurlo in legge. Se fosse stata implementata, la misura avrebbe garantito alle coppie omosessuali gli stessi diritti civili e gli stessi benefici dello Stato garantiti alle coppie sposate. Il successore della Lingle, il democratico Neil Abercrombie ha annunciato che se una legge simile tornasse sulla sua scrivania la approverebbe.
Tra le polemiche sfila il 3 luglio sfila per le strade di Madrid l’Orgullo gay, probabilmente il gay pride più partecipato in Europa. Le critiche agli organizzatori ruotavano attorno al carro del comune di Tel Aviv che alla fine non parteciperà alla sfilata perché gli organizzatori hanno dichiarato ‘non benvenute’ le istituzioni israeliane, che non hanno condannato il tragico assalto alla ‘flottiglia della pace’ compiuto dalle forze d’assalto di Israele. Nonostante le polemiche per il ‘veto’, considerato ingiusto dalla delegazione di Tel Aviv, lo stato di Israele avra’ solo rappresentanza non ufficiale.
Cinque modelli di Fiat 500, rivisitati in nome dell’orgoglio gay, sfilano nel fine settimana a Madrid in occasione del Gay Pride. Lo rivela un servizio del quotidiano spagnolo El Mundo, che ha diffuso le immagini dei cinque originali allestimenti.
Ogni modello e’ stato disegnato per cogliere le caratteristiche dei gruppi che animano la sfilata di Madrid. C’e’ la versione ‘Drag’, omaggio alla cultura e alla storia delle Drag Queen, quella ‘Lesbo’, una 500 cabrio con tanto di rossetto che spunta dalla capote di tela e smack sulla fiancata. La ‘Cool’ assomiglia invece a una palla stroboscopica da discoteca, mentre la ‘Leather’ e’ dedicata a chi ama la pelle e le borchie. Originale anche la ‘Bear’, che fa il verso agli orsacchiotti di peluche.
Cinque modelli di Fiat 500,rivisitati in nome dell’orgoglio gay, sfilano nel fine settimanaa Madrid in occasione del Gay Pride. Lo rivela un servizio delquotidiano spagnolo El Mundo, che ha diffuso le immagini deicinque originali allestimenti.   Ogni modello e’ stato disegnato per cogliere lecaratteristiche dei gruppi che animano la sfilata di Madrid.C’e’ la versione ‘Drag’, omaggio alla cultura e alla storiadelle Drag Queen, quella ‘Lesbo’, una 500 cabrio con tanto dirossetto che spunta dalla capote di tela e smack sulla fiancata.   La ‘Cool’ assomiglia invece a una palla stroboscopica dadiscoteca, mentre la ‘Leather’ e’ dedicata a chi ama la pelle ele borchie. Originale anche la ‘Bear’, che fa il verso agliorsacchiotti di peluche.
Migliaia di gay, lesbiche e transgender sfilano il 17 luglio nelle strade di Varsavia per l’ ‘Europride’, la parata europea annuale in favore dei diritti degli omossessuali, che per il primo anno si e’ svolta in un Paese ex comunista. L’edizione 2011 del pride europeo sfilerà l’11 giugno a Roma.
Nonostante l’opposizione di Russia e Cina, il 20 luglio una delle maggiori organizzazioni non governative a favore dei diritti di lesbiche ed omosessuali riesce entrare come gruppo di pressione all’interno del sistema delle Nazioni Unite.
La Commissione per i diritti umani di gay e lesbiche (International Gay and Lesbian Human Rights Commission), che ha sede negli Stati Uniti, aveva richiesto di entrare con poteri ‘consultivi’ all’interno del Palazzo di Vetro (naturalmente senza il diritto di voto).
Il Consiglio economico e sociale dell’Onu, che si occupa degli accrediti di questo tipo, aveva inizialmente rigettato la richiesta. Il Cairo, Mosca e Pechino avevano guidato il fronte del rifiuto. Il 20 luglio, invece, i 54 Paesi del Consiglio hanno dato luce verde con 23 sì, 13 no e 13 astensioni.  Nella riunione hanno votato contro, tra l’altro, anche Niger, Marocco, Malesia, Pakistan, Arabia Saudita e Venezuela. Si sono battuti per l’entrata, invece, Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Germania, Brasile e Giappone.

AGOSTO – Il nuovo sindaco di Reykjavik, il comico Jon Gnarr, partecipa il 6 agosto al Gay Pride nella capitale islandese travestito da donna, con tanto di rossetto, parrucca bionda e borsetta al braccio.
Padre di cinque figli, Gnarr, 43 anni, e’ stato eletto primo cittadino all’inizio di giugno dopo avere fondato la neo formazione politica dal nome ”Il miglior partito”, che ha candidato attori, musicisti, casalinghe e personaggi dello spettacolo. La sua vittoria alle elezioni e’ stata accolta da uno stupore generale. In campagna elettorale Gnarr aveva promesso di volere diventare ”prima di tutto un sindaco divertente”, ma aveva anche criticato le connessioni tra alcuni politici e i banchieri responsabili della colossale crisi economica nell’autunno del 2008.
La Tokyo pride parade, animata da 5mila rappresentanti delle comunita’ gay e lesbiche va in scena il 14 agosto nelle aree di Shinjuku e Harajuku, ricomparendo nella capitale dopo tre anni, in un Paese dai forti contrasti.
Se da un lato l’omosessualita’ in Giappone e’ sentita come un tabu’ tanto da comportare discriminazioni e il divieto di donare il sangue, dall’altro, in forza dei quasi 300 locali e negozi specializzati si tollera che ‘Shinjuku nichiome’, nel cuore di Tokyo, sia a pieno titolo uno dei quartieri gay piu’ grandi al mondo.
Il 31 agosto arriva il mea culpa di Fidel Castro sulla persecuzione degli omosessuali durante la rivoluzione cubana: ‘Se qualcuno e’ responsabile, sono io. Non daro’ la colpa a nessuno”, ha dichiarato Castro, 84 anni, in un’intervista alla direttrice del quotidiano messicano La Jornada, Carmen Lira.
Dopo aver spiegato che ”personalmente non ho pregiudizi”, l’ex presidente ha detto di considerare la persecuzione dei gay, i quali furono mandati in campi di lavoro agricolo-militari, sia stata ”una gran ingiustizia”. A suo dire l’omofobia e’ stata una ”reazione spontanea nelle file rivoluzionarie, che seguivano le tradizioni” del paese dove negri e omosessuali erano discriminati.
”In quei momenti non mi potevo occupare di questo problema. Ero immerso nella crisi di ottobre”, ha detto Castro riferendosi alla ‘crisi dei missili’ tra gli Usa, l’Urss e Cuba nel 1962, ”nella guerra e nelle questioni politiche”. ”Sfuggire alla Cia, che comprava molti traditori, a volte tra le persone a me piu’ vicine, non era semplice”, ha insistito Fidel contro il quale, secondo lui, in quel periodo ci sono stati tanti piani di attentato.
Castro ha ammesso che ”giustamente” l’immagine della Rivoluzione all’estero, soprattutto tra intellettuali progressisti europei, si e’ sporcata per sempre a causa della persecuzione degli omosessuali.

SETTEMBRE – Insieme alla campagna internazionale in difesa di Sakineh, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio, parte dalla Francia la mobilitazione a favore di un diciottenne iraniano, Ebrahim Hamidi, condannato a morte perché omosessuale. Il 6 settembre 2010, come riportato dall’IDAHO Cometee (International Day Against Homophobia), il Ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner e l’Ambasciatore francese per i diritti umani François Zimeray incontrano  l’avvocato Mostafaei in esilio ad Oslo. L’incontro ha avuto come oggetto principale il caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani. L’avvocato ha però confermato che nel caso di Ebrahim non c’è necessità e non si consiglia nessuna azione pubblica e così i rappresentanti del governo francese interrompono le azioni. Anche la principale organizzarione gay iraniana, Irqo, di base in Canada, ha precisato che il caso verrà presto archiviato per insufficienza di prove e ogni eco internazionale, specialmente se collegato al movimento LGBT, potrebbe irrigidire le autorità e tornare ad aggravare la situazione. Il 7 settembre l’Arcigay, pur mantenendo alta l’attenzione, considera il caso chiuso. Il caso, al contrario di quello di Sakineh, non riceve comunque particolari attenzioni dalle istituzioni italiane.
Negli Stati Uniti, tra passi avanti e arresti, continua la battaglia per l’eliminazione del “Don’t Ask Don’t Tell”, la legge dell’era Clinton la legge in base alla quale una persona omosessuale può prestare servizio nelle Forze Armate a patto che non riveli di essere gay. In prima linea a favore dell’abrogazione della legge, uno degli obiettivi chiave della presidenza Obama, scende Lady Gaga che prima su Twitter e poi su Youtube invita i senatori americani a porre fine alle legge.
Sempre negli USA ritorna l’allarme per i suicidi di adolescenti gay vittime del bullismo omofobico. Il diciottenne Tyler Clementi, matricola alla Rutgers University del New Jersey si uccide il 22 settembre lanciandosi da un ponte nelle acque del fiume Hudson. A spingerlo a farla finita, la criminale idiozia di due suoi coetanei, Dharun Ravi, un ragazzo di origini indiane, e Molli Wei, una ragazza asiatica, che tre giorni prima la sua morte lo avevano ripreso di nascosto mentre pomiciava in camera sua con un altro ragazzo. Queste immagini sono state ‘postate’ su Ichat, un programma di chat della Apple, e l’identita’ sessuale di Tyler e’ diventata di dominio pubblico. Vittima di una ‘gogna’ cosi’ crudele, costretto a una sorta di ‘coming out’ dalla inaudita violenza, Tyler non ha resistito. Cosi, dopo poco tempo la vergogna lo ha sopraffatto.

OTTOBRE – Violenti scontri fra polizia e estremisti ultranazionalisti omofobi accompagnano il Gay Pride del 10 ottobre a Belgrado, dove poco più di un migliaio di omosessuali manifestano in una città spettrale e con l’intero centro svuotato e presidiato da oltre cinquemila poliziotti in assetto antisommossa.
Nel primo raduno di gay e lesbiche nella capitale serba dopo quello del 2001, sfociato anch’esso in scontri con la polizia – lo scorso anno il Gay Pride era stato annullato all’ultimo momento per le minacce degli estremisti – alcune migliaia di hooligan violenti hanno a piu’ riprese cercato di forzare i massicci cordoni di agenti per impedire lo svolgimento del raduno omosessuale.
L’ultimo bilancio fornito nel tardo pomeriggio dal ministero dell’interno ha dato conto di 141 feriti, dei quali 124 poliziotti e 17 manifestanti, fra cui un cittadino svizzero. Tre fermati sono stati 207, cento dei quali poi tratti in arresto.
I violenti hanno dato inoltre l’assalto con sassi e molotov alle sedi del Partito democratico (del presidente Boris Tadic) e del Partito socialista (del ministro dell’interno Ivica Dacic), e nell’occasione sono stati uditi anche colpi di arma da fuoco.
Tadic e il governo avevano dato il pieno appoggio al Gay Pride di oggi, schierandosi a favore della libera espressione delle diversità. Il presidente e il governo hanno duramente condannato le violenze, promettendo la mano dura contro i responsabili.
Nuovo suicidio di un ragazzo gay negli Stati Uniti. A spingere al suicidio un diciannovenne gay e’ stata un’infuocata assemblea nella citta’ di Norman, in Oklahoma, durante la quale sono volate offese contro i gay e le lesbiche. Il ragazzo, Zach Harrington, e’ il sesto gay che si suicida negli Usa dal luglio scorso. Anche lui, come il giovane studente della Rutgers University, vittima della crudelta’ dei suoi colleghi, era un promettente musicista. Ha deciso di togliersi la vita una settimana dopo che il consiglio comunale della sua citta’, aperto al pubblico, ha dibattuto per oltre tre ore la proposta di dedicare questo mese alla difesa dei diritti dei gay, delle lesbiche, bisessuali e transessuali.
Anche Barack Obama partecipa alla campagna del Trevor Project “It gets better”: il 22 ottobre, diffonde sul sito della Casa bianca e su YouTube un video in cui si dice, come padre di famiglia, ‘scioccato e addolorato” per l’aumento di casi di adolescenti gay che si tolgono la vita perchè vittima di bullismo da parte di loro coetanei. ”Quando ero adolescente – racconta Obama – ho affrontato gli scherzi e gli insulti che troppa nostra gioventu’ continua a subire oggi e anch’io ho considerato il suicidio come un modo per uscirne. Ma sono stato fortunato, perche’ trovai qualcuno con cui confidarmi”.

NOVEMBRE – Il 1 novembre un popolare tabloid ugandese pubblica i nomi e le foto di 14 gay, appartenenti al movimento di liberazione omosessuale del Paese africano. L’articolo sbattuto in prima pagina si intitola ”Uomini della vergogna”  e mostra le foto dei leader del movimento gay affermando che ”starebbero reclutando al loro interno dei ragazzini, facendo loro il lavaggio del cervello”.
L’omosessualità in Uganda è considerata un reato ed e’ punita con il carcere. Recentemente e’ stata avanzata una proposta di legge che prevede la pena capitale per ”atti omosessuali aggravati”, ma il Parlamento non l’ha ancora inserita in agenda. In Africa l’omosessualità e’ punita dalla legge in 38 Stati su 53, tra questi c’e’ anche il Kenya dove negli stessi giorni è cominciato il giro di vite anti-gay. Il primo ministro Raila Odinga, il 27 novembre, durante un raduno politico. ha chiesto l’arresto per gli omosessuali affermando che il loro comportamento e’ ”innaturale”.   ”Se scoperti gli omosessuali dovranno essere arrestati e condotti davanti alle autorita’ competenti”, ha detto il premier durante un comizio, affermando che stando al recente censimento nel Paese africano ”ci sono piu’ donne che uomini e non c’e’ posto per le relazioni tra persone dello stesso sesso”. Il 2 dicembre, Odinge, dopo una grande manifestazione del movimento gay a Nairobi, dice di  essere stato frainteso e che nel suo discorso voleva solo ribadire che anche nella nuova costituzione sarà ribadito che il matrimonio è solo tra uomini e donne. Il premier ha poi precisato che non voleva colpevolizzare nessuno perche’ ”anche i gay hanno i loro diritti”.
Quel che e’ certo e’ che solo qualche settimana fa sono state installate delle telecamere all’interno delle carceri in Kenia. La decisione è stata presa da Isaiah Osugo, responsabile delle prigioni, dopo avere scoperto che all’interno delle istituti penitenziarie si praticava sesso omosessuale.

DICEMBRE – Il 18 dicembre è festa per la comunità gay americana: il Senato, dopo un primo voto contrario solo qualche giorno prima, dà il definitivo via libera all’abolizione del Don’t Ask Don’t Tell. Con una cerimonia al ministero dell’Interno degli Stati Uniti, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama firmerà la legge il 22 dicembre oggi alla presenza di numerosi parlamentari. Il presidente americano sancisce, tra applausi piu’ da campagna elettorale che da cerimonia solenne, la fine del cosiddetto regime “non te lo chiedo, non lo dire” che per 17 anni è stato in vigore al Pentagono.
Obama, lo stesso giorno, rispondendo ad una domanda su eventuali contraddizioni tra il riconoscimento totale degli omosessuali nelle Forze Armate Usa, e il no presidenziale ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, sì dirà favorevole alle di essere favorevole alle unioni civili per le coppie omosessuali, per garantir loro gli stessi diritti che hanno le coppie sposate, pur consapevole che per il movimento lgbt americano questo non è sufficiente.

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