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Diritto di critica | September 26, 2020

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Autostrade, aumentano i pedaggi e crescono i disagi - Diritto di critica

Autostrade, aumentano i pedaggi e crescono i disagi

Neve o pioggia, nebbia o sole splendente. Sulle autostrade italiane c’è una sola certezza: passare ore e ore incolonnati. Si arriva alle feste di Natale e tutto si blocca. Prima un po’ di neve manda in tilt il tratto appenninico, poi le settimane bianche fanno il resto. “Code per traffico intenso” si legge sui cartelli luminosi. Lo ripetono anche gli speaker di Isoradio, la radio di pubblica (dis)utilità della Rai. Ma più che per il traffico intenso si capisce subito quale è il vero problema: i famigerati “lavori in corso”.

Ma i lavori in corso non sono mai “in corso”, soprattutto a Natale. Tuttavia permangono i restringimenti di carreggiata, la segnaletica gialla e poche informazioni. A nessuno della Società Autostrade per l’Italia e co. viene in mente di chiudere i cantieri per le festività, almeno quelli per il rifacimento dei guard rail e del manto stradale. Così non rimane che trascorrere giornate intere in autostrada. E la colpa, ascoltando Isoradio, è proprio degli utenti, che inspiegabilmente si ammucchiano sulle carreggiate di tutto il Paese.

A questo si aggiungono due beffe. La prima riguarda i rimborsi per chi è rimasto bloccato in autostrada per neve il 17 dicembre lungo il tratto appenninico: i viaggiatori che sono rimasti incastrati per il ghiaccio per meno di 4 ore riceveranno indietro un bonus pari al costo del pedaggio, mentre gli altri avranno diritto ad un indennizzo maggiore, fino a 300 euro. Ma non fatevi illusioni. Il bonus è un voucher spendibile solo sulla rete autostradale. In pratica, Autostrade per l’Italia non solo non si assume nessuna responsabilità per non aver informato tempestivamente gli utenti ma nemmeno apre il portafogli per risarcirli.

La seconda beffa riguarda le nuove tariffe che, come ogni Capodanno, aumentano inesorabilmente. Una crescita che non trova reali giustificazioni: l’inflazione è prossima allo zero, mentre i servizi offerti da Autostrade per l’Italia e dagli altri concessionari sono sempre carenti. Secondo una stima del Sole 24 Ore, l’aumento medio su tutta la rete autostradale è del 7%. Il gruppo Atlantia proprietario della vecchia Società Autostrade spiega che l’aumento medio sulle sue tratte è dell’1,92% e deriva da due componenti, la prima che tiene conto dell’inflazione e il secondo degli investimenti sulla rete. L’incremento risulta per il 30% prodotto dall’inflazione registrata tra il primo luglio 2009 e il 30 giugno 2010, mentre il restante serve a copertura degli investimenti aggiuntivi.

Sì, avete letto bene: “copertura degli investimenti aggiuntivi”. Autostrade per l’Italia è una società per azioni. Il principale azionista è un privato: la famiglia Benetton. Insomma, la proprietà dalla società è composta da imprenditori. Ma diversamente dagli altri che investono indebitandosi e rischiando, in questo caso il rischio d’impresa è pari a zero, visto che sono gli stessi utenti a pagare anticipatamente gli investimenti che vengono fatti. Certo, qualcuno obietterà che non è semplice realizzare, sotto il profilo finanziario, opere colossali (per il livello tecnologico del nostro Paese) come la Variante di Valico ma è anche vero che i cittadini, dopo la privatizzazione, si sono ritrovati in un regime di monopolio, dove l’alternativa spesso non c’è. E il governo lascia fare, visto che altrimenti certi investimenti toccherebbero allo Stato.

Così, per quieto vivere, il governo ha preferito che gli investimenti in infrastrutture stradali vengano fatte da un’azienda che di fatto, nel 2008, è divenuta “proprietaria” di gran parte della rete autostradale grazie a quello che appare come un vero e proprio regalo: la concessione è stata rinnovata fino al 2038. I maligni, infatti, parlano di una contropartita sostanziosa per l’ingresso di Atlantia, il gruppo che possiede integralmente Autostrade per l’Italia, nella cordata Alitalia.

Il risultato? Un grande papocchio. Tariffe più alte e servizi sempre scadenti. A rimetterci, sotto tutti i punti di vista, sono sempre i cittadini che dalla privatizzazione della rete autostradale avrebbero tratto vantaggio solo da contratti di concessione più brevi, più severi e per tratte più contenute.

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