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Diritto di critica | September 25, 2020

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2010: un anno di notizie LGBT dall'Italia (prima parte) - Diritto di critica

2010: un anno di notizie LGBT dall’Italia (prima parte)

GENNAIO – Il 4 gennaio 2010, il trentottenne Francesco Zanardi e il ventiduenne Manuel Incorvaia cominciano, davanti Montecitorio, uno sciopero della fame per chiedere al Parlamento italiano l’approvazione di una legge sulle unioni civili. Il più giovane interromperà la protesta,  portata avanti in diretta sul web dalla loro casa a Savona,  dopo 11 giorni a causa di un malore. Zanardi va avanti per 35 giorni, senza nessun risultato: le varie proposte nei cassetti di Montecitorio e Palazzo Madama non vengono nemmeno rispolverate. ”Interrompo lo sciopero – ha detto Zanardi – ancora ora nella più totale indifferenza delle istituzioni italiane. A nulla sono servite le mail degli italiani, le mie, quelle delle associazioni, persino i richiami del’Unione Europea sono stati totalmente ignorati dai nostri politici, una classe politica sorda, che non ci rappresenta affatto”. L’uomo ha spiegato di avere smesso lo sciopero perché ”era cominciato come un enorme gesto di amore ma si sarebbe trasformato in un gesto di egoismo se fosse continuato, un gesto che avrebbe penalizzato per prima, proprio la persona alla quale era dedicato”.

Mano pesante della giustizia per Alessandro Sardelli, noto a Roma come ”Svastichella”, l’uomo di 40 anni che il 22 agosto dello scorso anno aggredì una coppia di uomini gay che si stavano baciando davanti Gay Village, ferendo gravemente con il coccio di una bottiglia Dino, 31 anni, ed il compagno Giuseppe, di 30.
Il gup Rosalba Liso infligge all’imputato, con sentenza del 13 gennaio, la pena di sette anni di reclusione malgrado il procedimento si sia tenuto con il rito abbreviato (procedura che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna) e, soprattutto, alla luce del riconoscimento della seminfermità di Svastichella, invocata dal suo difensore, Riccardo Radi, e riconosciuta da un perito nominato dallo stesso gup. Sardelli era accusato di tentato omicidio, lesioni e porto improprio d’arma. Nelle motivazioni, che saranno diffuse il 1 aprile, il gup scrive che Sardelli pur sbandierando di non avere alcun pregiudizio di natura sessuale, proprio nel corso dell’interrogatorio, e’ ‘scivolato’ in una pacifica ammissione del proprio credo, affermando ‘ho amici purtroppo gay’. Ad colorandum, ma senza attribuire alla circostanza alcun valore pregante, vale rammentare che il nome storico di ‘svastichella’ allo stesso da sempre attribuito, sia pur evocativo di idee politiche assolutamente rispettabili, vale comunque a tratteggiare la personalità dell’imputato”.   ”Appare chiaro ed incontrovertibile – si legge nel documento di 23 pagine – che il Sardelli si sia determinato ad una condotta aggressiva di tale ferocia  nei confronti dei due ragazzi, soltanto perche’ gay. Non appare invero in alcun modo verosimile, e soprattutto sorretta da alcun ulteriore elemento probatorio, la versione dei fatti offerta dall’imputato circa il fatto che costui si sarebbe avvicinato ai due perche’ si stavano baciando e toccando le parti intime alla presenza di minorenni”. In appello, il 10 dicembre scorso, i giudici hanno chiesto una nuova perizia sull’arma per determinare se era un coltello o un collo di bottiglia rotto.

FEBBRAIO – Il 14 febbraio, a conclusione del XIII congresso nazionale di Arcigay, il siciliano Paolo Patanè, coordinatore di Arcigay Sicilia e responsabile Salute,  è eletto nuovo presidente dell’associazione.
I circa 200 delegati ”hanno ribadito con forza nella mozione programmatica approvata e in più documenti politici l’urgenza delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender italiane di vedere riconosciuta la parità di diritti per tutti i cittadini. In particolare si è riaffermata la richiesta dell’accesso al matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso”.

Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino il 27 febbraio non può sposare a Torino due donne lesbiche che nei mesi scorsi gli avevano chiesto un aiuto per ”istituzionalizzare” la loro unione che arriva da 9 anni, ma presenzia la loro cerimonia festosa di ‘sposalizio’ alla la Rotonda al Valentino.
”Non posso sposarvi perché la legge italiana non lo consente – dice Chiamparino commosso – ma ho scelto di essere qui augurandomi che la mia presenza possa servire a far dire a tutti che siete cittadini di serie A, come tutti noi”.
Senza la fascia tricolore, il sindaco aggiunge: ”Sono qui per mettere un sigillo simbolico su questa unione. Questo é un momento che manda un messaggio forte di felicità e di sofferenza. Di felicità perché è evidente che vi amate tanto, di sofferenza perché non vi e’ possibile riconoscere pienamente questo vostro amore. E questo non é sopportabile”. ”Mi auguro – conclude – che questo vostro atto serva a mandare un messaggio semplice ma forte allo spirito libero del Parlamento. Credo sia arrivato il tempo, anche in Italia, per creare un istituto, accanto al matrimonio, che possa unire liberamente persone dello stesso sesso permettendo loro la possibilità di darsi reciproche obbligazioni in vita e nel post-vita”.

”La pratica omosessuale e la ostentata e dichiarata omosessualità impediscono l’amministrazione della comunione, secondo quanto dice la Chiesa, e nessuno e’ in grado di contraddire questo precetto”. Queste le parole, riportate il 5 febbraio dal sito Pontifex Roma, dell’ex vescovo di Pistoia Simone Scatizzi.
Secondo l’alto prelato ”l’omosessualità in quanto tale e’ un disordine”. Tuttavia, ”nessuno sulla terra e’ autorizzato a emettere sentenze”. Ma, per Scatizzi, per coloro che ostentatamente proclamano la loro omosessualità e la praticano ”le cose cambiano un tantino: da pastore sono obbligato, sempre in linea generale, a rifiutare la comunione. Certo se si presentano davanti a me non posso dire di no e non per buonismo” perché ”non so se questi possano essersi confessati, pentiti e o aver cambiato vita”, ha spiegato il vescovo. Che poi ha ribadito: ”Il principio generale è che la conclamata, ostentata e praticata omosessualità è un peccato che esclude dalla comunione”.

MARZO – Si amano da 45 anni, ma non possono coronare il loro sogno e sposarsi perché sono una coppia gay: Orlando e Bruno sono stati scelti da Arcigay come simbolo della campagna per il diritto a sposarsi delle persone omosessuali.
Bruno e Orlando vivono da 35 anni a Pineto (Teramo). ”Ci siamo conosciuti il 28 gennaio 1965 in Germania – raccontano – per caso in un locale italiano. Un amore a prima vista, da quel giorno non ci siamo piu’ separati”. ”Vogliamo sposarci per coronare un sogno – spiega Orlando – anche perché l’anno scorso sono stato molto male e tutte le sere Bruno veniva mandato via dagli addetti sanitari in quanto non era mio parente, quindi io rimanevo solo e senza assistenza. Con il passare degli anni ci stiamo rendendo conto che regolamentare le coppie di fatto è urgente, io in ospedale sono stato solo e privato dell’affetto del mio compagno”.

Il 17 marzo, in diretta sull’Isola dei Famosi, Aldo Busi – uno dei “naufraghi” su un’isola del Nicaragua – si scaglia contro l’omofobia e chi critica l’omosessualità, con un esplicito riferimento a Benedetto XVI: ”Se anche il Papa si scaglia contro gli omosessuali, forse è quello che ormai è risaputo.. l’omofobo è un omosessuale represso”. Queste persone, aggiunge, ”sono un danno per la società”. A causa di questo affondo, nel quale cita anche Berlusconi e fa battue pesanti su Simona Ventura e Mara Venieri, è bandito da tutte le trasmissioni Rai.

Nei giorni in cui si attende la sentenza della Corte costituzionale sui matrimoni gay, il segretario del PD Pierluigi Bersani, ospite il 24 marzo di Mentana Condicio, dice sì ad una regolazione delle convivenze stabili, comprese quelle tra omosessuali, purché tale regolazione non sia sovrapponibile a quella del matrimonio. ”Uno Stato che non regola le convivenze stabili viene meno a un suo compito. Per noi il matrimonio è una cosa, e diciamo che altre forme di convivenza hanno regolazione diversa. Io sono per regolare altre convivenza con forme non sovrapponibili a quella del matrimonio”. Il coro di critiche al segretario del Pd e non comprende solo le associazioni gay ma alcuni democratici da Paola Concia a Ivan Scalfarotto.

APRILE – Il 12 aprile, in una conferenza stampa a Santiago del Cile, il cardinale Tarcisio Bertone dice che il problema della pedofilia nella chiesa è legato all’omosessualità e non al celibato. “Molti psicologi e psichiatri hanno dimostrato – ha detto Bertone – che non c’è nessun collegamento fra celibato e pedofilia, ma molti altri hanno dimostrato che c’è una relazione fra omosessualità e pedofilia”.  E ha continuato: “Questa patologia è tale da toccare tutte le categorie di persone , e i preti vengono toccati in percetuale minore rispetto agli altri. Il comportamento dei preti in questo caso, il comportamento negativo, è molto serio, è scandaloso”.
Dopo le numerose proteste, anche da governi stranieri, in primis quello francese, la Santa Sede spiega che il segretario si Stato vaticano si riferiva solo degli abusi all’interno della chiesa e non al problema in generale, aggiungendo che circa il 60% dei preti pedofili è gay.
Questa replica è giudicata dai più “una pezza a colori”. Su tutti Franco Grillini che dice: ‘Il cardinale non sa, o fa finta di non sapere, come ha ampiamente spiegato la psichiatria, che per un pedofilo il sesso di un impubere e’ del tutto irrilevante. Le sue statistiche sono del tutto prive di fondamento essendo anche dentro la Chiesa cattolica le bambine le piu’ colpite dagli abusi. L’unica cosa che puo’ fare il cardinale Bertone e il suo principale – afferma Grillini – e’ quello di implorare il perdono per aver coperto per piu’ di mezzo secolo tutte le nefandezze dei propri preti”.

Con sentenza del 14 aprile la Corte Costituzionale rigetta i ricorsi sui matrimoni gay presentati dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di Appello di Trento per chiedere l’illegittimità di una serie di articoli del codice civile che impediscono le nozze tra persone dello stesso sesso.
I giudici della Consulta  nelle motivazioni della decisione spiegheranno che compete alla discrezionalità del legislatore la regolamentazione dei matrimoni gay.
In un’intervista alla rivista “Pride”, l’avvocato Francesco Bilotta, co-fondatore di Rete Lenford, l’avvocatura per i diritti LGBT che ha seguito le coppie nei loro ricorsi, spiega che “la sentenza contiene le prime risposte istituzionali favorevoli alle coppie gay. E’ un risultato tangibile e concreto dopo anni di chiacchiere ideologiche.  I giudici hanno finalmente riconosciuto il valore delle coppie dello stesso sesso come luoghi nei quali si sviluppa la personalità umana tutelati dalla Costituzione. Di più, e questo è un grande risultato, si è detta pronta ad intervenire nei casi di normative che creino disparità tra famiglia eterosessuale coniugata e coppia gay”. “La sentenza è oggettivamente contraddittoria e debole in alcuni passaggi” constata Bilotta che però aggiunge: “ma non dice da nessuna parte che il matrimonio è strutturalmente eterosessuale. Quando la sentenza richiama alla tradizione dice che dal sistema normativo attuale si può dedurre che il matrimonio è solo eterosessuale, ma questo è solo un dato storico e di tradizione. La Corte dice che se c’è la volontà si può cambiare e non è la Costituzione ad impedirlo”.

MAGGIO –  La Giornata mondiale contro l’omofobia (17 maggio) è celebrata in Italia con un evento per certi versi “storico”: la salita al Quirinale delle associazioni lgbt, che insieme al ministro per le pari opportunita’, Mara Carfagna e alla deputata del Pd Anna Paola Concia, “madrina” dell’iniziativa, hanno incontrato Giorgio Napolitano.
L’incontro è anche l’occasione, per il ministro, di fare una sorta di mea culpa sul suo atteggiamento nei confronti di questi temi e di ammettere un’iniziale chiusura. Davanti a Napolitano, Mara Carfagna parla di “diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto, ormai ampiamente superato”. E di questo ringrazia pubblicamente la deputata del Pd Anna Paola Concia, verso la quale si dice “grata per l’impegno e la delicatezza che ha speso per farmi conoscere la ricchezza del mondo associativo qui presente, con tutte le sue sfumature, e per avermi aiutata a sfondare il murodella diffidenza”.
Napolitano nel suo intervento sottolinea come la lotta all’omofobia non sia “soltanto la causa delle associazioni degli omosessuali” ma sia “una causa comune” e “una questione di fondamento costituzionale”. Secondo Napolitano “e’ indubbio chesi debba avere un adeguamento delle normative per superare discriminazioni, per sanzionare violenze e anche per affrontare con tutta la libertà, e sapendo che si tratta di un tema controverso, il tema dei riconoscimenti da dare”. Parole che trovano il plauso delle associazioni che si dicono entusiaste della giornata: “oggi – dicono – abbiamo avuto un riconoscimento di anni di lotta sulla questione omosessuale, che ci ha restituito una grande forza, ora si apre una nuova stagione che ci deve vedere lavorare tutti insieme”.

Nella stessa giornata di lunedì 17 maggio vengono affissi per le strade di Udine e Pordenone, con il patrocinio dei due comuni, dei manifesti con un bacio omosex sullo sfondo di una romantica tavola imbandita, a lume di candela, con formaggi e prosciutti friulani a sottolineare che anche la ”civiltà è  un prodotto tipico friulano”. “Oscurati” da gruppi della Destra locale, i manifesti vengono riaffissi una seconda volta e di nuovi imbrattati. La polemica divampa quando il gruppo del PD al comune di Udine il 26 maggio vota una mozione che definisce I provocatoria la campagna ideata da Arcigay in occasione della giornata contro l’omofobia. ”Come si faccia a definirsi democratici e a condannare un manifesto con un castissimo bacio tra due uomini o due donne e’ davvero un mistero” è il commento del vicepresidente del PD, Ivan Scalfarotto, al quale si aggiunge quello di Paola Concia che si definisce  “agghiacciata” dalla posizione espressa con quel voto da consiglieri comunali del suo partito. «Definire provocatoria l’immagine di due omosessuali che si baciano – dice la deputata – è un fatto gravissimo, soprattutto in un momento come questo in cui l’omofobia si manifesta in maniera sempre più frequente, dando quasi una sensazione di impunità. Criticare una campagna contro l’omofobia è pericolosissimo. Trovo inquietante che il Pd si esprima in modo tale da rendere difficile distinguere le sue posizioni da quelle de La Destra che, solo pochi giorni fa, avevano incontrato diffusissima riprovazione».

GIUGNO – Il 26 giugno sfila per il centro di Napoli, da piazza Cavour a piazza del Plebiscito, il Pride nazionale. Dopo quattordici anni, gay, lesbiche, transessuali tornano a manifestare all’ombra del Vesuvio all’insegna dello slogan “Alla luce del sole”. ”In 150mila – dice il presidente Arcigay, Paolo Patane’ – una cifra che potrebbe salire a 300mila se consideriamo la gente che ha assistito e si e’ fermata”. L’entusiasmo per la grande partecipazione e per la riuscita della manifestazione è condiviso da tutte le associazioni del movimento lgbt italiano.
La parata è anche teatro di una contestazione alla deputata Pd Paola Concia. ”Ha incontrato a Roma quelli di Casa Pound, difendendo i loro diritti – ha affermato uno dei ragazzi che la contestavano – ma non ha voluto parlare con noi”.
A sfilare, con il corteo fermo diversi minuti in attesa del suo arrivo, c’è anche il sindaco della città, Rosa Russo Jervolino che commenta: ‘La Napoli che oggi sta sfilando è quella della ‘Resistenza’, delle Quattro Giornate della solidarietà e dell’allegria”. ”Napoli deve essere cosi’, altrimenti non sarebbe la nostra città – afferma – è una gioia per tutti e soprattutto per i manifestanti che portano nel corteo valori semplici ma essenziali: rispetto dei diritti”.

Il 12 giugno la stagione dei pride italiani era cominciata a Milano, dove gli organizzatori hanno scelto come slogan “Ora ne abbiamo abbastanza”; poi è stata la volta di Palermo e Torino, in contemporanea, il 19 giugno; nel capoluogo piemontese le parole chiave della manifestazione sono state: “i diritti sono il nostro pride”; il capoluogo siciliano, unica grande città italiana a non aver mai ospitato un pride, si è voluto ricordare in particolare il trentennale della fondazione del primo circolo Arcigay in Italia.

Il 29 giugno, anniversario dei moti di Stonewall, durante i quali la comunità lgbt newyorkese si ribellò per la prima volta alla polizia, e considerata quindi data della nascita del movimento di liberazione omosessuale, il sindaco di Pisa Marco Filippeschi indossa una fascia da primo cittadino con i colori dell’arcobaleno e issa sul pennone del Ponte di Mezzo, in pieno centro, la bandiera arcobaleno simbolo del movimento lgbt

Comments

  1. nemo profeta

    Premesso che sono contrario a qualunque atto di violenza nei confronti di chicchesia, mi pare esagerato creare nuove leggi per certi episodi per i quali il codice penale in vigore già si esprime abbastanza chiaramente.
    La “ghettizzazione” , se si varano leggi speciali per persone speciali, penalizzerebbe soltanto le persone cosiddette comuni: i non gay, i non di colore, i non ebrei, i non zingari – o rom che dir si voglia – ecc, ecc.
    Mi sà che si corre il rischio di un corporativismo che stà già facendo perdere di vista la Persona Umana, altro che razzismo o discriminazione.
    Di questo passo si arriverà ad episodi paradossali per cui se un Tizio per motivi automobilistici insulta lo sconosciuto Caio, senza neppure sapere che putacaso Caio è un ebreo o un’omosessuale, apriti cielo! Tutti grideranno al razzismo e all’antisemitismo, addossando a Tizio chissà quali colpe!
    Ma finiamola…