Putin, perde il pelo ma non il vizio
Scritto da Paolo Ribichini il 13 gennaio 2011 in Mondo
Qualcuno dalle parti nostre lo aveva definito un “campione di democrazia”, ma negli ultimi tempi Vladimir Putin, primo ministro russo, ha dimostrato di essere tutt’altro. A Mosca, ogni giorno, va in scena una manifestazione non-manifestazione. Gli oppositori del regime si ritrovano in via Tverskaja, nei pressi del Municipio per protestare. Tecnicamente non è un sit-in o una manifestazione. Senza autorizzazione, in Russia è reato. Sono una ventina, ciascuno con un cartello in mano. La prima regola è: evitare in ogni modo che qualsiasi gesto possa autorizzare l’uso della forza da parte della polizia. Esiste un decalogo non scritto secondo il quale è sempre necessario sorridere ai poliziotti e lasciarsi perquisire senza protestare, tenere un cartello sopra la propria testa senza fiatare, immobili. Poi ci sono le “riserve”. Ogni quindici minuti un secondo gruppo, che era rimasto in disparte e senza striscioni, dà il cambio al primo. Il cambio deve essere immediato perché altrimenti se due manifestanti sorreggono contemporaneamente lo stesso cartello di protesta, la polizia può intervenire e arrestare chi ha violato il reato di manifestazione non autorizzata.
In questi ultimi giorni un cartello va per la maggiore: “Liberate gli oppositori“, si legge sul cartone tenuto dalle mani di molti. In Russia quasi nessuno sa quello che è successo. Mentre i giornali erano chiusi (e lo sono stati per una settimana intera) Boris Nemtsov, ex vice primo ministro ai tempi di Eltsin e ora leader del movimento liberale, è stato arrestato insieme ad altri oppositori. Storditi dalla vodka e dal freddo, i russi non si sono accorti che proprio la sera del 31 dicembre, il vertice dell’opposizione all’oligarchia Putin-Medvedev veniva decapitato. Poi sarebbero passati 7 giorni prima che gli organi d’informazione potessero dare la notizia, ma, come si sa, la memoria è breve. Forse qualcosa non deve aver funzionato: uno striscione tenuto troppo a lungo, una reazione istintiva ad una perquisizione.
In Russia, oggi, è formalmente legale manifestare. La situazione sulla carta è decisamente migliorata rispetto a quando esisteva l’Urss. Una volta i dissidenti erano considerati “nemici del popolo e della Rivoluzione”. Oggi, nell’era Putin denunciare errori e reati degli uomini al potere è perfino meritorio come ha dichiarato tempo fa il presidente Medvedev. Ma, in pratica, ottenere l’autorizzazione a manifestare è quasi impossibile per negare l’autorizzazione a una manifestazione, c’è sempre qualche cavillo che anche all’ultimo minuto può essere una valida scusa per revocare l’autorizzazione.
Nonostante tutto, il fragile movimento dell’opposizione continua a crescere. E cresce anche senza aiuti esterni. I fondi stranieri, soprattutto quelli americani, destinati a finanziare il processo di democratizzazione in Russia vengono controllati in maniera totale dal Cremlino. Gli Stati Uniti non vogliono alcun tipo di problemi e lasciano fare. Peccato solo che questi soldi finiscano poi ad arricchire le associazioni sportive di proprietà di qualche oligarca.

