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Diritto di critica | January 19, 2019

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La Lega scorda la famiglia e "perdona" il bungabunga. Tutto per il federalismo - Diritto di critica

La Lega scorda la famiglia e “perdona” il bungabunga. Tutto per il federalismo

Va bene tutto: festini, prostitute, minorenni discinte, bungabunga, donnine ignude e la corte dei miracoli svelata nei giorni scorsi dal Rubygate, purché si arrivi al tanto agognato Federalismo. La Lega Nord dei valori cattolici non negoziabili e della famiglia, nel vertice di ieri con il premier ha assicurato fedeltà al governo sia prima che dopo il licenziamento della riforma federalista firmata Carroccio. Purché si arrivi al Federalismo. La minaccia, ovviamente, è il ricorso alle urne, sussurrato sottovoce al Cavaliere: Umberto Bossi è ben consapevole che se l’eventualità si verificasse, la Lega farebbe il pieno. Il gioco delle parti del 1994 oggi sarebbe capovolto: non più Silvio Berlusconi a trainare Bossi ma viceversa, con il Senatur a dettar legge. E se il premier si tiene ancora ben stretta la poltrona di capo di questo governo e non di uno futuribile in cui sarebbe poco più che una macchietta, è perché è altrettanto consapevole che i sondaggi putiniani sulla fiducia nei suoi confronti sono stati fortemente compromessi dal bunga bunga.

Il federalismo, dunque, è l’unica àncora di salvezza di un Berlusconi ormai alla deriva sulla zattera del Carroccio. Se passa, Mr. B. potrà ancora cantare vittoria con questa maggioranza e non a parti invertire. Se il Federalismo verrà bocciato, sarà la catastrofe. Una riforma – quella voluta da Bossi – che sta però mettendo alla sbarra la coerenza del popolo leghista, dimenticata nello sgabuzzino del politically correct. E almeno sul fronte cattolico e delle relazioni con il Vaticano, Casini e l’UdC sembrano adesso in pole mentre la Lega – che vorrebbe ricalcare le posizioni della vecchia Democrazia Cristiana (un’impostazione cattolica del partito e una capillarità sul territorio) – annaspa. Per il Carroccio, dunque, conta il federalismo. Che poi sul capo del governo gravino accuse infamanti e intercettazioni ridicole, capaci di demolire la “dottrina leghista” della famiglia di stampo cattolico, questa è un’altra storia. Ma dateci ‘sto Federalismo.

  • Peven

    Interessante che qualcuno abbia sollevato la questione di cui sopra, perchè alle menti meno grette la domanda era sorta spontanea; complimenti dunque al giornalista.
    D’altronde certe contraddizioni leghiste sorgono lapalissiane e a tratti fanno sorridere, seppur in modo amaro. Si capisce che la coerenza nella politica odierna sia una filosofia dimenticata, ma fino a questo punto?
    Con quale coraggio ora ci si scaglierà contro l’immigrato magnaccia, quando il capo – coalizione si comporta anch’egli come tale, non si sa.
    Politica è anche compromesso, dirà qualcuno. Allora io aggiungo che a volte politica è evitare di sprecare fiato in inutili proclami che puntualmente svaniscono non appena le circostanze si fanno svavorevoli. Come in questo caso per la lega.

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