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Diritto di critica | November 21, 2019

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Centrosinistra, se nemmeno le primarie sono garanzia di democrazia - Diritto di critica

Centrosinistra, se nemmeno le primarie sono garanzia di democrazia

Amate, odiate, un bluff, un’occasione, democratiche, buone per il più forte, fanno paura, sono l’unica soluzione. Le elezioni primarie in Italia negli ultimi anni sono state oggetto di discussioni, creando diversi punti di vista sulla loro effettiva utilità. Da quelle che nel 2005 hanno incoronato Nichi Vendola candidato governatore della Puglia fino alle ultime utilizzate per le amministrative di Napoli e Bologna, sono diventate quasi un marchio di fabbrica del centrosinistra. Solo per le denunce dei candidati sconfitti da Andrea Cozzolino, vicino al Governatore della Campania Bassolino, però, si è alzato il polverone su uno dei difetti di fondo delle primarie “all’italiana”: la possibilità di inquinamento delle preferenze o di corruzione dei votanti. Una scoperta avvenuta un po’ in ritardo.

Il caso Napoli è quello più caldo, culminato con l’appello di Roberto Saviano a rifare le consultazioni e lo sfogo dei sostenitori del vincitore, fortemente irritati per le accuse di aver ricevuto sostegno addirittura dalla camorra, dopo la denuncia pubblica del segretario provinciale Pd Nicola Tremante in aperta polemica con Cozzolino (già da prima, a dirla tutta, essendo oppositore dei bassoliniani). Tante le accuse lanciate, in particolare per le sezioni in cui, di solito, il Pd e il centrosinistra non hanno grande riscontro. Si va dal voto comprato (dai 5 ai 20 euro, pare), al coinvolgimento di esponenti di centrodestra, fino al pieno di preferenze da parte degli stranieri («C’erano i cinesi in coda», ha ricordato Walter Veltroni). Tutti episodi segnalati in seggi in cui Cozzolino ha fatto il pieno di voti con una differenza notevole con gli altri candidati.

Dopo tante primarie, si può azzardare qualche statistica, a dimostrazione che certi episodi rientrano nella normalità di un evento che anziché essere una “festa della democrazia” spesso si trasforma in un sanguinoso regolamento di conti all’ultima banconota.

  • Il contributo di politici di fede opposta è un fatto che capita spesso quando le primarie sono locali e, pertanto, risulta fondamentale agli scrutini: il candidato sente maggiormente la pressione e sfrutta qualsiasi arma. Nel conclamato caso delle primarie pugliesi Vendola-Boccia del 2005 il centrodestra intervenne, invece, autonomamente, in particolare nella zona della Capitanata, votando proprio l’attuale presidente di Sel, ritenendolo uno sfidante più debole per il Governatore allora in carica Raffaele Fitto. Una scelta che si rivelò strampalata.
  • Le primarie “aperte” inaugurate col plebiscito che portò Veltroni alla guida del PD nel 2007 furono caratterizzate dal diritto di voto esteso a sedicenni e immigrati con permesso di soggiorno. Queste fasce, in molti casi deboli per condizione economica, sono facilmente avvicinabili. Specie quando il suffragio è condizionato a un contributo monetario per sostenere le spese (a volte volontario, altre prefissato), può capitare che la quota, pagata direttamente dal soggetto da votare, sia corretta con un “premio”. L’innalzamento della quota per far desistere i capibastone ha fatto solo aumentare il budget, fungendo poco da deterrente. Non si tratta di niente di diverso di quanto accade in elezioni con liste non bloccate, in cui eserciti di attacchini, contavoti e rappresentanti di lista vengono assoldati a colpi di 50 euro o più, ufficialmente per garantire una campagna elettorale forte e un controllo sulle operazioni di scrutinio, ma ufficiosamente per assicurarsi voti quasi certi, col controllo delle preferenze ottenute nel seggio in cui vota la persona coinvolta.

In un Paese come il nostro, in cui le primarie sono  di nuova introduzione rispetto agli Stati Uniti in cui sono prassi consolidata, c’è bisogno di correttivi urgenti, perché la democrazia non sia ribaltata come si accusa nel caso Napoli. Proprio negli USA, ad esempio, è necessaria la precedente iscrizione a liste per poter esprimere la propria valutazione, neutralizzando così la classica opera di chi porta ai gazebo decine e decine di potenziali elettori, spesso ignari di ciò che stanno facendo.

Oggi, insomma, ricorrere allo strumento delle primarie così snaturato del suo spirito può risultare persino deleterio. Bisogna mettere mani alle regole di base, altrimenti i condizionamenti risulteranno sempre determinanti.

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