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Diritto di critica | September 23, 2019

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Vite migranti – Naima, «Bibbia e Corano, una ricchezza per la mia famiglia» - Diritto di critica

Vite migranti – Naima, «Bibbia e Corano, una ricchezza per la mia famiglia»

«Se si leggono attentamente la Bibbia e il Corano si ritrovano gli stessi principi».

Naima, 43 anni, marocchina, vive a Busachi (Oristano), con la sua famiglia. Lei è musulmana, suo marito e i loro due figli, Omar e Karim, sono cattolici. Ma questo non è certo un problema: “Loro adorano la carne di maiale, ma io non ho mai pensato di assaggiarla. E finalmente Omar ha smesso di chiedermi perché non mangio durante il Ramadam”. Per lei, l’integrazione parte dalla conoscenza: “L’altro giorno la maestra di mio figlio mi ha chiesto di fare una lezione per spiegare che cos’è la religione musulmana”.

Naima, nata a Meknes, arriva a Cagliari nel ‘98, per un dottorato sull’analisi idrochimica dell’acqua, nell’ambito di un progetto di scambio tra l’Università del capoluogo sardo e quella di Rabat. L’obiettivo del suo studio è analizzare un campione delle acque del fiume Sebou (Marocco), nei laboratori messi a disposizione dalla facoltà di Scienze naturali di Cagliari. Qui, conosce suo marito, Giovanni, ed è un vero e proprio colpo di fulmine: “Appena mi ha visto mi ha detto: voglio sposarti”. E non era uno scherzo. Giovanni non smette di mandarle sms, nemmeno durante i quattro mesi in cui lei studia in Germania, grazie a una borsa di studio.

Nel dicembre ’99 si sposano e vanno a vivere a Busachi. Quello di Naima è stato un “triplo” matrimonio: la prima volta in Comune, poi in Marocco (“non una cerimonia religiosa, ma una festa con costumi e balli tipici, da noi si usa così”), e nel 2006 con rito misto (“l’unica differenza è che la sposa può astenersi dal dire alcune frasi”).

A luglio del 2002, Naima discute la sua tesi di dottorato in Marocco, 5 mesi dopo la nascita di Omar. Terminato il dottorato, “non ho potuto partecipare a nessun concorso – spiega Naima –  perché il mio titolo non era riconosciuto in Italia e mi hanno dato appena l’equivalenza a una laurea triennale”.  Nel 2006, arriva il secondo figlio, Karim. Nel frattempo, Naima continua a cercare lavoro: dopo attese e contratti precari, l’anno scorso decide di iscriversi a un corso di laurea specialistica. Le delusioni lavorative vengono ripagate da una profonda soddisfazione personale: “Non cambierei nulla del mio percorso. Se fossi rimasta in Marocco avrei fatto carriera, ma non avrei conosciuto mio marito”. Gli occhi le brillano, l’espressione è quella di chi si sente davvero realizzata.

Un amore che ha permesso di superare le differenze di fede e cultura: “Basta rispettarsi reciprocamente. Per le ricorrenze più importanti accompagno la mia famiglia in chiesa. Non prego, ma ascolto. E poi ne approfitto per salutare le mie amiche”. Ogni Natale, il presepe si fa insieme: “Mio marito ci tiene tantissimo. Io mi diverto a scegliere le statuine”.  Omar, 9 anni e Karim, 5, sono battezzati con rito cattolico. Il primo ha fatto da poco la comunione e frequenta il catechismo: “Così, può trascorrere più tempo con i suoi amichetti”.

Parola d’ordine, l’integrazione, in famiglia e nel tempo libero: “Le mie amiche sono sarde, con loro faccio lunghe camminate”. A casa di Naima, le due culture si intrecciano: “Il Marocco manca più a mio marito che a me. Qualche anno fa è andato in pensione, così possiamo andarci più spesso”. In genere, “cerco di andare a Meknes almeno una volta all’anno, ma quest’estate forse non ce la faccio, soprattutto per lo studio. Mi mancano 5 esami e la tesi, conto di finire entro il 2011”. Dopo la laurea specialistica, “potrò finalmente iscrivermi alle graduatorie del provveditorato per l’insegnamento”. Intanto, pensa al suo prossimo esame, “Interazione atmosfera e biosfera”.

Comments

  1. andrea

    complimenti… articolo molto bello