Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | August 21, 2019

Scroll to top

Top

La cartuccera di Berlusconi, nel cassetto leggi per sfuggire ai processi - Diritto di critica

La cartuccera di Berlusconi, nel cassetto leggi per sfuggire ai processi

Probabilmente non lo condanneranno neanche questa volta. Ma lo sputtanamento – di questo si tratta – è stato talmente plateale e planetario che Silvio Berlusconi vuole farla pagare ai magistrati “politicizzati”, come ama chiamarli lui. E allora eccolo tutto il PdL compatto: mentre il suo leader – in piena bufera Rubygate – si mette a parlare di economia, i suoi collaboratori tirano fuori dal cassetto le vecchie care leggi sulla Giustizia. Le spulciano una per una pronti a farle valere a colpi di maggioranza. Più che di riforma della Giustizia, si tratta di magheggi per evitare l’aula. Uno – il legittimo impedimento – è già andato in porto ma si è trattato di un risultato zoppo: tutto è rimesso alla valutazione del giudice. Le intercettazioni, invece, sarebbero troppo lunghe da far approvare e poi creerebbero un tale sconquasso di manifestazioni e cortei che conviene lasciarle riposare in attesa di tempi migliori. Resta il caro vecchio processo breve. A farlo passare per “giusto processo” si fa sempre in tempo, anche se si tratta di due cose ben distinte. Il tutto mentre il ministro Angelino Alfano invoca la cara vecchia “Europa” che chiederebbe proprio una legge di questo tipo, fino a ieri dimenticata ma da qualche giorno tornata tremendamente attuale.

E se le intercettazioni restano per ora al palo – anche se proprio oggi potrebbe essere presa in esame la “riforma” punitiva proposta dal deputato PdL, Luigi Vitali, a meno di 48 dallo scoppio dello scandalo Ruby – il processo breve potrebbe essere “venduto” meglio e con meno rischi. Ma cosa comporta? Ecco una scheda delle norme approvate un anno fa, il 20 gennaio 2010, da palazzo Madama e in attesa del passaggio alla Camera.

L’EQUA RIPARAZIONE – La domanda di equa riparazione per il ritardo ‘subito’ con il processo dovrà essere presentata dalla parte interessata al presidente della Corte d’Appello del distretto in cui ha sede il magistrato competente. Ed entro quattro mesi, la Corte D’Appello dovrà pronunciarsi sul ricorso con decreto motivato. Se viene accolto il pagamento del rimborso questo dovrà avvenire entro 120 giorni. L’opposizione contro il ricorso dovrà essere presentata entro 60 giorni. La Corte d’Appello può sospendere il pagamento ”per gravi motivi”.

LA PRESCRIZIONE ANCHE PER PROCEDIMENTI DAVANTI CORTE CONTI – Il processo dovrà considerarsi estinto se il giudizio di primo grado non sarà concluso entro tre anni (dall’esercizio dell’azione penale da parte del Pm); entro due per l’appello ed entro un anno e mezzo per il procedimento in Cassazione. Ma questo riguarderà solo i processi relativi a reati con pene inferiori a 10 anni. In caso di annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, ogni grado di giudizio non dovrà durare più di un anno. I termini si allungano in presenza di reati più gravi: 4 anni per il primo grado; due per l’Appello; un anno e sei mesi per il giudizio di merito. Fino ad arrivare ai reati di mafia e terrorismo per i quali il primo grado dovrà durare cinque anni: tre per l’appello e due per la Cassazione. Il giudice può poi aumentare tali termini fino ad un terzo se il processo è particolarmente complesso o se ci sono molti imputati. Il Pm deve esercitare l’azione penale entro tre mesi dalla fine delle indagini preliminari. Il corso dei termini è sospeso in caso di autorizzazione a procedere; se c’è impedimento dell’imputato o del difensore; per conseguire la presenza dell’imputato che deve essere estradato. Dal giorno in cui cessa la causa di sospensione i termini tornano a decorrere. Se si estingue il processo la parte civile trasferisce l’azione in sede civile e la sua azione dovrà avere priorità. L’imputato può anche non avvalersi del cosiddetto processo breve. Le norme saranno applicabili anche ai processi in corso davanti alla Corte dei Conti.

LA NORMA TRANSITORIA – L’estinzione processuale si applica ai processi in corso solo se sono relativi a reati indultati o indultabili, commessi cioè prima del maggio 2006, e se hanno pene inferiori a 10 anni. Ma sarà più breve di quella per i processi futuri: la ‘tagliola’ scatterà dopo due anni e non dopo tre. In questo modo, accusa l’opposizione, salteranno i processi Mediaset e Mills in cui è imputato il premier. Il tetto dei due anni varrà anche per i processi in corso davanti alla magistratura contabile purché siano ancora in primo grado e questo non si sia concluso in cinque anni.

In questa sorta di smania punitiva, infine, Berlusconi teme però l’ennesima figuraccia internazionale. Come avvenne nel ’94, con i carabinieri che in pieno vertice internazionale sulla Legalità gli consegnarono l’invito a comparire per le tangenti Finisvest, domani – proprio nel bel mezzo del vertice di Bruxelles sull’Energia – potrebbe arrivare, puntuale come un orologio svizzero, la richiesta di processo immediato per il caso Ruby.