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Diritto di critica | September 17, 2020

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Tanzi e la Parmalat: scandali e truffe a 32mila risparmiatori - Diritto di critica

Tanzi e la Parmalat: scandali e truffe a 32mila risparmiatori

La notizia che accese i riflettori sullo crac Parmalat fu data dalla Bank of America il 19 dicembre del 2003. L’istituto americano dichiarò che i 3,95 miliardi di euro di attivo della Parmalat in realtà non esistevano. Il documento che ne attestava l’esistenza era stato contraffatto. Il 22 dicembre del 2003 Tanzi (dimessosi dalla carica il 15 dicembre) fu iscritto al registro degli indagati per falso in bilancio presso la procura di Milano. Seguirono altri allontanamenti e suicidi. Come quello dell’ex funzionario Alessandro Bassi, trovato morto dopo essere precipitato da un ponte nel parmense.

Nel contempo sia lo Stato, attraverso il finanziamento di 150 milioni di euro, sia alcune banche, si occuparono del risanamento del gruppo di Collecchio affinché potesse continuare la sua attività. Dopo alcuni arresti e indagini, la Corte di Cassazione stabilì la celebrazione di due indagini e processi paralleli.

Alla procura di Milano fu attribuita la competenza delle indagini per aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza, falso in comunicazioni (sociali ed ai revisori) e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza alla Consob. Alla procura di Parma il reato di associazione a delinquere e bancarotta.

Il 29 maggio 2004 la procura milanese ottenne il rinvio a giudizio per 29 persone fisiche, tra cui Calisto Tanzi, alcuni componenti del consiglio d’amministrazione Parmalat, sindaci, direttori, contabili, revisori dei conti e funzionari di Bank of America, e 3 persone giuridiche (la stessa banca americana, la società di revisione Grant Thornton, ora Italaudit e Deloitte & Touche).

Il 18 dicembre del 2008 il tribunale di Milano ha condannato Calisto Tanzi a 10 anni di reclusione che aveva chiesto il rito ordinario. Tra le persone giuridiche, anche la Grant Thornton/Italaudit è stata sanzionata con 240 mila euro di multa ed una confisca di 455mila euro.

Tra coloro che avevano scelto il patteggiamento ci sono state condanne che vanno dai cinque mesi e 10 giorni ai due mesi, tra le quali Paola Visconti (nipote di Calisto Tanzi), la Deloitte & Touche e Dianthus (che nel frattempo aveva risarcito parte delle migliaia di parti civili).

Tra i prosciolti figurano Enrico Barachin, Giovanni Bonici (della Parmalat – Venezuela), Paolo Sciumè (ex membro del Cda di Parmalat – Collecchio) ed il banchiere Luciano Silingardi. Per quanto riguarda la posizione di Bank of America è stata riconosciuta la prescrizione tramite la ex Cirielli.

La condanna per aggiotaggio, falso dei revisori e ostacolo alla Consob è stata confermata anche in appello. L’ex cavaliere di ‘Gran Croce della Repubblica’ (onorificenza ricevuta il 27 dicembre ’99 e revocata nell’agosto del 2010 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) è stato anche condannato all’interdizione perpetua dei pubblici uffici.

Tanzi detiene, però, ancora  l’onorificenza di ‘Cavaliere del Lavoro’, la medaglia d’oro ai Benemeriti della cultura e dell’arte ed è assegnatario del ‘premio Sant’Ilario’ che la città di Parma conferisce ai suoi cittadini più illustri.

Sarà forse per le opere d’arte (con un valore stimato intorno ai 100 milioni di euro) ritrovate tra cantine e solai di Parma, sequestrate nel 2009 dalla Guardia di finanza. Le tele sono state valutate per eventuali risarcimenti dei risparmiatori frodati.

Sono state, infatti, 32 mila le persone che hanno fatto richiesta di risarcimento danni in seguito al crac Parmalat. E dopo il processo d’appello, che ha imposto a Calisto Tanzi, Luciano Silingardi e Giovanni Bonici di risarcire le vittime della truffa, serpeggia un certo pessimismo tra gli ex risparmiatori. “Sara difficile prendere quei soldi – ha spiegato l’avvocato delle parti civili Federico Grosso – perché si tratta di persone che non hanno disponibilità”. Solo all’ex patron della Parmalat, oltre alle opere d’arte, sono stati sottratti 816 mila euro su 12 conti italiani, 9,3 milioni di euro alla banca Popolare di Lodi, 129 mila dollari alle Isole Cayman, due Balilla ed una Range Rover.

La Consob si è vista riconoscere, dopo la prima sentenza, 380mila euro per ‘danno al mercato’ dal solo Calisto Tanzi (che si è sempre dichiarato ‘vittima dei poteri finanziari’) e per voce del legale Emanuela Di Lazzaro aveva espresso delusione per l’assoluzione dai reati di ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza e aggiotaggio dei tre consiglieri di Parmalat Paolo Sciumè, Enrico Barachini e Luciano Silingardi.

Per quanto riguarda il processo per bancarotta fraudolenta il procedimento si è concluso il 9 dicembre dello scorso anno (dopo circa 6 ore di camera di consiglio) ed ha portato alla condanna di 15 persone tra cui Calisto Tanzi a 18 anni, Fausto Tonna, che dovrà scontare 14 anni, e Giovanni Tanzi, fratello dell’ex patron del gruppo di Collecchio, condannato a 10 anni di detenzione.

Tra gli altri dirigenti sono stati condannati anche Luciano Siligardi (6 anni), Domenico Barili (8 anni), Paolo Sciumè (5 anni e 4 mesi), Camillo Florini (5 anni), Davide Fratta (4 anni), Rosario Lucio Calogero (5 anni e 4 mesi), Mario Mutti (5 anni e 4 mesi), Enrico Barachini (4 anni), Giuliano Panizzi (4 anni), l’avvocato Sergio Erede (1 anno e 6 mesi) e Fabio Branchi (5 anni e 4 mesi). Paolo Compiani e Alfredo Gaetani, invece, sono stati entrambi assolti.

Il gruppo Parmalat ha ottenuto il riconoscimento di un pagamento di 2 miliardi di euro da parte dei 15 condannati (su 17 imputati) per il crac del gruppo del 2003. Ai circa 32 mila risparmiatori è stato riconosciuto appena il 5% del valore nominale delle obbligazioni sottoscritte che ammontavano complessivamente a 600 milioni di euro di crediti.