Cristina Di Censo, ritratto del giudice che deciderà sul Rubygate
Una donna sarà l'ago della bilancia che deciderà le sorti dell'esecutivo?
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 9 febbraio 2011 in Politica
Adesso dipende tutto da lei. Cristina Di Censo, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, ha cinque giorni per decidere sulla richiesta di giudizio immediato inoltrata dalla procura del capoluogo meneghino.
Non è la prima volta che le strade di Silvio Berlusconi e della Di Censo si incrociano. L’ultima volta fu in occasione dell’aggressione subita dal premier, quando Massimo Tartaglia scagliò contro il Cav. una statuetta del Duomo di Milano, colpendolo in pieno volto. In quell’occasione la Di Censo ordinò la custodia cautelare per Tartaglia. E fu sempre il gip che ordinò il trasferimento dell’aggressore in una struttura psichiatrica prima della sua assoluzione per incapacità di intendere e di volere.
Nata a Piombino 44 anni fa, la Di Censo è stata a lungo magistrato a Busto Arsizio, in provincia di Varese. Qui nel 1999 ha assolto dall’accusa di avere effettuato prestazioni sanitarie in assenza di autorizzazione don Luigi Verzé, grande amico del premier e presidente della struttura ospedaliera San Raffaele di Milano. Tempo dopo, la Di Censo si è occupata – tra gli altri – del processo relativo alle “Bestie di Satana“. Nel 2007, infine, la Di Censo ha archiviato l’esposto presentato dal Partito dei Radicali sulle irregolarità delle firme presentate a sostegno della lista di Roberto Formigoni.
Sulle sue spalle adesso la decisione di processare Silvio Berlusconi con rito immediato per le accuse di concussione e prostituzione minorile. Se il magistrato dovesse decidere per quest’ipotesi, il premier potrebbe doversi presentare in aula già ad aprile. Se invece il gip deciderà per un processo “normale“, i tempi saranno molto più lunghi e c’è la possibilità che tutto finisca in un nulla di fatto. Dal momento che i pm di Milano sostengo di avere “l’evidenza della prova”, difficilmente la Di Censo ordinerà un’ulteriore integrazione alle indagini. L’ultima opzione è il rinvio degli atti ai pm, per la Procura sarebbe uno smacco terribile.


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