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Diritto di critica | December 14, 2019

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Wikileaks, gli arabi inventano il petrolio che non c'è - Diritto di critica

Wikileaks, gli arabi inventano il petrolio che non c’è

Torna all’onore delle cronache la truffa dell’Arabia Saudita sulle sue riserve di petrolio. Wikileaks pubblica documenti che provano una stima gonfiata di oltre il 40% delle capacità petrolifere dell’Opec. Su un segreto di Pulcinella si basa la guerra per il petrolio in medio oriente: e la minaccia di nuovi aumenti del prezzo del greggio delinea nuovi fronti di lotta.

Gli operatori del settore lo sapevano da anni: gli emiri sauditi hanno la tendenza ad inventare riserve petrolifere che non hanno. Già nel 2007  Sadad Al-Husseini, ex responsabile della produzione petrolifera presso la saudita Aramco, svelò al mondo il fattaccio: “Le riserve provate sono gonfiate con 300 miliardi di barili di risorse puramente speculative, principalmente nei Paesi OPEC… Molte delle cosidddette riserve sono solo risorse: non sono state delineate, non sono accessibili, non sono insomma disponibili per la produzione”. Le stime ufficiali di Aramco parlano di riserve potenziali per 716 miliardi di barili dei quali il 51% estraibile nei prossimi 20 anni. Ma l’ex dirigente parla di uno stop alla crescita di produzione entro 15 anni, per poi registrare un declino inevitabile. Ora Wikileaks ha pubblicato i documenti ufficiali, in cui l’ambasciatore americano a Rihad confermava i sospetti di Husseini alla Casa Bianca.

Quanto è grave questa notizia? Molto, per tutto l’occidente. Significa nuovo boom del prezzo: ” Il regno arabo – spiega al-Husseini al console Usa – non riuscirà mai a raggiungere la capacità di 12,5 milioni di barili al giorno necessaria, stando alle previsioni sulla domanda mondiale, ad evitare un impennata dei prezzi”. Il governo saudita al massimo potrà arrivare a 12 milioni di barili al giorno in 10 anni, ma sarà tardi, visto che il picco del petrolio, secondo il geologo saudita, sarà raggiunto nel 2012. In poche parole: l‘Arabia Saudita non ha la capacità di controllare una probabile impennata dei prezzi che potrebbe mettere in ginocchio l’economia mondiale.

Gli effetti del più recente boom petrolifero bruciano ancora sulla pelle: i 147 dollari al barile raggiunti nell’estate 2008 hanno dato il primo, grosso contributo alla crisi finanziaria globale, innescando una spirale discendente da cui ancora l’occidente non si è ripreso. La prospettiva di crisi periodiche (magari biennali, o quinquennali) della produzione come negli anni 70 è sufficiente a mettere il terrore addosso a governi e industriali –  e cittadini automuniti.

La notizia getta una luce del tutto diversa sul quadrante mediorientale. Il problema dei governi-regimi dei paesi Opec è capitalizzare subito, e al più presto, le proprie riserve petrolifere. Non possono aspettarsi di mantenere gli incassi attuali per decenni: di fronte a loro l’orizzonte temporale si accorcia drasticamente, costringendoli ad agire entro il 2020. Il dominio della regione, di conseguenza, diventa un fattore da massimizzare subito, sapendo che dopo non varrà praticamente nulla. Ecco allora la ragione di un Iran nucleare in tempi rapidi (prima avrà la bomba, più pressioni potrà esercitare sull’Arabia Saudita, il Kuwait, il Qatar, imponendo all’Opec i suoi prezzi di vendita del greggio). Ecco la ragione, speculare, di un’America volta a fermare l’Iran ora, prima che dieci anni di dittatura sul prezzo del petrolio portino Ahmadinejad ad un esercito alla pari con Washington. E, di converso, ecco il motivo per cui Obama lavora alacremente ad un “green new deal”, toccasana per la politica interna ma essenziale per mantenere gli Usa a galla mentre il petrolio saudita si prosciuga.

A poco servono le rassicuranti teorie abiogene russe sul petrolio: se fosse davvero ovunque nella crosta terrestre, le trivellazioni avrebbero già dato risultati notevoli negli ultimi dieci anni, proprio quando servivano (se non si cerca petrolio durante la guerra per il petrolio, quando si deve cercare?). L‘oro nero è in esaurimento, e niente ferma questa realtà. Nuove vie dovranno essere cercate, mentre si consumano i conflitti regionali per il controllo di risorse sempre più limitate e scarse.

Comments

  1. s.m.

    Ecco la NOTIZIA CHE NON daranno MAI in prima notizia, tra gemelline dell’Isola de i Famosi e quelle massacrate dal pazzo di turno. Meno male che ci danno ancora 15 anni, ma che ne sarà di noi già tra 24-36 mesi? Comincio a credere che davvero il 2012 sarà la fine del mondo (come lo conosciamo, almeno), e mi tremano le mani sulla tastiera. Mi guardo intorno e penso agli oggetti che vedo, quasi tutti nati dalla bolla del petrolio dentro cui,in un Matrix inimmaginabile, ci siamo abituati a vivere. Del resto, fino a qualche decennio fa il latte e l’acqua erano in bottiglie di vetro riutilizzabili. Come ci siamo caduti in un tale casino? E se le cose stanno così nella ‘pax petrolifera’, che succederà quando il petrolio salirà a razzo? E come mai, giacché ci siamo, la benzina costa quanto costava tre anni fa, quando il petrolio faceva 147 al barile?? Svegliamoci prima che sia troppo tardi. _____ Già, ma che dico, quanti commenti ha ricevuto questa notizia? TUtti a guardare il GF e le foto di Ruby, giusto?

  2. s.m.

    Bisognerebbe segnalare la notizia al blog di Beppe Grillo.