Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | May 26, 2020

Scroll to top

Top

"Se non ora quando?" sul WSJ: "Questo Paese non è un bordello" - Diritto di critica

“Se non ora quando?” sul WSJ: “Questo Paese non è un bordello”

Questo Paese non è un bordello”. Con questo slogan il Wall Street Journal oggi descrive la manifestazione che ieri ha portato in piazza oltre un milione di donne. Il giornale statunitense racconta oggi sul suo sito “Se non ora quando” riportando con dovizia di particolari tutte le accuse mosse dalla Procura di Milano al presidente del Consiglio italiano, dalla prostituzione minorile alla concussione, tutti reati sulla cui fondatezza in questi giorni sta decidendo il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Cristina Di Censo.

“Le proteste – scrive il WSJ – sottolineano quanto Berlusconi sia una figura capace di spaccare il Paese. Molti ritengono che nei diciassette anni in cui questo magnate delle televisioni è stato al potere, la società italiana sia stata oltremodo influenzata dalla sua figura. Berlusconi – prosegue il giornale – non gestisce direttamente il suo impero mediatico (giornali, radio, tv), affidato alla sua famiglia ma molte delle ragazze finite sotto la lente d’ingrandimento della procura hanno avuto una qualche parte nei varietà delle televisioni di famiglia. Gli italiani – conclude il quotidiano newyorkese – hanno anche assistito a una sorta di outing pubblico del premier quando, a margine di un incontro pubblico, Berlusconi disse che era meglio amare le donne che essere gay“.

“Siamo venuti qui per decenza civile”, scrive il WSJ riportando la testimonianza Caterina Bori, 39 anni, un ricercatore universitario che ieri ha partecipato alla manifestazione. “Siamo stufi di questo presidente, ma quello che è preoccupante è che ci sono donne, tanti giovani pronti a vendere i loro corpi, e credo che questo sia in parte a causa di Berlusconi, quasi 20 anni al potere”. La domanda che si pone, poi, e su cui tutti dovrebbero interrogarsi è quanto queste donne siano realmente vittime di un sistema di potere e se possano essere definite realmente prostitute. Chi vende il proprio corpo in strada, infatti, spesso è costretto da trafficanti senza scrupoli che le riducono in schiavitù. Qui la situazione è diversa e forse ancora peggiore: c’è l’annullamento della figura della donna che accetta di divenire merce di scambio di potere.

L’Italia – cita il quotidiano americano nelle conclusioni – è 74esima su 134 nel World Economic Forum Gender Gap Index. Ma per il governo ieri in piazza c’erano solo pochi “radical-chic”, parole di Maristella Gelmini.

(fotografia di Andrea Tornese)

Comments

  1. cristina battisti

    davvero rimango allibita, usare la dignità da rivendicare da parte delle donne oggi è stata una sorta di prostituzione ai giochi di palazzo….troppe carte mischiate, da secoli le donne hanno il diritto- dovere verso se stesse di scendere in piazza per difendersi….ieri non hanno rappresentato le donne che vengono violentate, picchiate, molestate sul lavoro, infibulate in africa, stuprate per strada, venduta ancor prima di imparare a camminare….ieri il corteo chiedeva le dimissioni del premier poichè accusato di aver creato donne mostro con lo scettro del potere…..questa è una grave offesa all’intelligenza delle donne ed anche alla loro dignità…..hanno fatto il gioco del potere mischiando i corpi di donne opportuniste a quelli di donne violate davvero…giusti i motivi della protesta sbagliatissima la strategia….ma questo è solo il mio “sentire” forse perchè conosco il sapore dei lividi quelli veri e gratuiti….