“Se non ora quando?” sul WSJ: “Questo Paese non è un bordello”
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 14 febbraio 2011 in Politica
“Questo Paese non è un bordello”. Con questo slogan il Wall Street Journal oggi descrive la manifestazione che ieri ha portato in piazza oltre un milione di donne. Il giornale statunitense racconta oggi sul suo sito “Se non ora quando” riportando con dovizia di particolari tutte le accuse mosse dalla Procura di Milano al presidente del Consiglio italiano, dalla prostituzione minorile alla concussione, tutti reati sulla cui fondatezza in questi giorni sta decidendo il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Cristina Di Censo.
“Le proteste – scrive il WSJ – sottolineano quanto Berlusconi sia una figura capace di spaccare il Paese. Molti ritengono che nei diciassette anni in cui questo magnate delle televisioni è stato al potere, la società italiana sia stata oltremodo influenzata dalla sua figura. Berlusconi – prosegue il giornale – non gestisce direttamente il suo impero mediatico (giornali, radio, tv), affidato alla sua famiglia ma molte delle ragazze finite sotto la lente d’ingrandimento della procura hanno avuto una qualche parte nei varietà delle televisioni di famiglia. Gli italiani – conclude il quotidiano newyorkese – hanno anche assistito a una sorta di outing pubblico del premier quando, a margine di un incontro pubblico, Berlusconi disse che era meglio amare le donne che essere gay“.
“Siamo venuti qui per decenza civile”, scrive il WSJ riportando la testimonianza Caterina Bori, 39 anni, un ricercatore universitario che ieri ha partecipato alla manifestazione. “Siamo stufi di questo presidente, ma quello che è preoccupante è che ci sono donne, tanti giovani pronti a vendere i loro corpi, e credo che questo sia in parte a causa di Berlusconi, quasi 20 anni al potere”. La domanda che si pone, poi, e su cui tutti dovrebbero interrogarsi è quanto queste donne siano realmente vittime di un sistema di potere e se possano essere definite realmente prostitute. Chi vende il proprio corpo in strada, infatti, spesso è costretto da trafficanti senza scrupoli che le riducono in schiavitù. Qui la situazione è diversa e forse ancora peggiore: c’è l’annullamento della figura della donna che accetta di divenire merce di scambio di potere.
L’Italia – cita il quotidiano americano nelle conclusioni – è 74esima su 134 nel World Economic Forum Gender Gap Index. Ma per il governo ieri in piazza c’erano solo pochi “radical-chic”, parole di Maristella Gelmini.
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(fotografia di Andrea Tornese)
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cristina battisti

