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Diritto di critica | August 18, 2017

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Stipendio minimo: in Svizzera un referendum per renderlo costituzionale

Stipendio minimo: in Svizzera un referendum per renderlo costituzionale

I sindacati elvetici e il Partito Socialista svizzero vogliono che il salario minimo dei loro connazionali sia garantito dalla Costituzione Federale. Si parla in soldoni di circa 4000 franchi mensili (3.100 euro lordi), dato che varia a seconda della situazione famigliare. L’idea è quella di raccogliere le firme necessarie per indire un referendum a riguardo.

Sergio Aureli, sindacalista della Unia spiega che con l’approvazione di questa proposta «il legislatore dovrà stabilire un salario minimo legale di 22 franchi l’ora». Il sindacalista ticinese aggiunge in oltre che «in Svizzera il costo della vita è molto alto e molti lavoratori fanno fatica a vivere: mille franchi per l’affitto e altri mille per gli oneri sociali[…]restano 500 franchi per la qualità della vita».

I dati ufficiali diffusi dai promotori del referendum parlano di 1 svizzero su 7 minacciato dalla povertà. Attraverso il volantinaggio spiegano «che 4000 mila franchi al mese non sono un lusso, ma un diritto fondamentale e la condizione irrinunciabile per una vita dignitosa. Salari minimi rafforzano il potere d’acquisto, creando nuovi posti di lavoro. Rappresentano la risposta al dumping: datori di lavoro senza scrupoli abbassano i compensi, non rispettando i salari previsti per il luogo di lavoro e affidando a basso prezzo incarichi a ditte esterne o a dipendenti interinali con stipendi estremamente bassi».

Il commento a questa iniziativa delle sezioni frontaliere dei sindacati italiani Cgil, Cisl e Uil è stato pressoché unanime «Non si barattano i diritti con i soldi», proponendo attraverso la Csir (organismi sindacali che operano nelle zone di confine) un progetto di contrattazione collettiva interregionale che preservi i diritti di tutti i lavoratori europei.

Una visione, quella dei nostri sindacati in controtendenza se paragonata al loro comportamento durante un altro referendum, quello alla Fiat di Mirafiori. Allora, infatti, la maggior parte dei sindacati (Fiom esclusa) accettò la riduzione di qualche privilegio e diritto in cambio dell’aumento anche minimo dei salari.

Fonte: La Provincia di Lecco