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Diritto di critica | October 20, 2019

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Ruby e gli immigrati di serie B - Diritto di critica

Quando è stata fermata dalla polizia, Karima eh Mahrough – in arte Ruby rubacuori – non aveva documenti ed era accusata da una sua conoscente di aver rubato tremila euro. Interrogata dalla polizia, Karima diceva di avere meno di diciotto anni mentre diverso tempo prima aveva dichiarato – durante un controllo – di essere maggiorenne. Data di nascita a parte, il caso di Ruby rubacuori è particolare per un’altra circostanza, quella legata al suo permesso di soggiorno. In questo strano Paese, infatti, si è uguali davanti alla legge solo sulla carta. Anche per un permesso di soggiorno.

Quando una straniera va dalla polizia a denunciare un reato – dallo sfruttamento della prostituzione, alle percosse, alla tratta – se trovata senza documenti, viene quasi sempre spedita in un Centro di Identificazione ed Espulsione e le si dà l’ordine di lasciare il territorio nazionale con il “foglio di via”. Il permesso di soggiorno per motivi di giustizia è una rarità. Proprio per la difficoltà nell’ottenerlo spesso i legali dei migranti fermati dalle forze dell’ordine preferiscono chiedere il permesso “per motivi umanitari“. I motivi “di giustizia”, infatti, conoscono lungaggini spesso infinite e può accadere che non si riceva risposta. Il tutto, ovviamente, dopo aver fatto una denuncia ed essersi esposti a tutti i pericoli del caso (ritorsioni, ecc…). La richiesta del permesso di soggiorno per motivi di giustizia, inoltre, deve venire dal pubblico ministero che avvia le indagini.

Per il caso Ruby, tutte queste difficoltà non si sono presentate: il 3 novembre scorso, infatti, ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi di giustizia e non è più rimpatriabile.

Meno fortunato di Karima, ad esempio, è stato Abdel, uno dei marocchini saliti nel novembre scorso sulla torre di via Imbonati a Milano (nella foto) per protestare contro la sanatoria e il mancato ottenimento del permesso di soggiorno: “in tempi record – aveva spiegato Eugenio Losco, avvocato del ragazzo – gli hanno notificato dalla prefettura di Brescia un avviso che respingeva la sua domanda di sanatoria perchè ‘il suo datore di lavoro’ non si era presentato allo sportello. Sempre in tempi record la prefettura di Milano e poi la questura hanno recepito il provvedimento di Brescia e hanno portato ieri sera Abdel in questura. Ma evidentemente nel nostro Paese non tutti i marocchini sono uguali (in riferimento al caso Ruby, ndr). Lui ha sempre lavorato è da tre anni e mezzo in Italia e anche oggi in udienza ha spiegato che ha protestato per avere un permesso di soggiorno”. Un dato sottolineato con efficacia in quei giorni anche dall’Idv Franco Barbato: “E’ intollerabile – rilevava – che nel nostro Paese vi sia una così chiara discriminante di natura sessuale in relazione alle richieste di aiuto da parte di cittadini stranieri un trattamento come quello riservato al caso Ruby mal si associa a quanto sta succedendo in questi giorni a Brescia”. “Non ammetto – aveva proseguito – che per i cittadini stranieri di sesso maschile, su motivi legati al lavoro, ci sia un trattamento di questo tipo mentre alle cittadine straniere occorra fare marchette per ricevere attenzione dalle istituzioni in questo Paese. E’ per questo motivo che sono a Milano, per raccomandare un nipote di Mubarak”.

In quegli stessi giorni per Ruby la vita andava in ben altro modo. Una locandina a Milano la dava ospite alla discoteca “Il Borgo”, nel quartiere milanese di Corvetto, dove il coprifuoco della Moratti obbligava tutti i locali a chiudere alle due di notte. Per l’occasione il Tar aveva fatto un’eccezione con tanto di sospensiva: si potevano posare i bicchieri alle cinque. La ragazza, a differenza dei suoi conterranei, non conoscerà né la comunità né le espulsioni né il freddo gelido delle proteste – per lo più incomprese – su una torre industriale nella grigia Milano. Per lei notorietà, inviti in discoteca e telecamere.

Comments

  1. Questa vicenda, al di là della polemica politica, è qualcosa di ancora più profondamente ingiusto e vergognoso.