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Diritto di critica | August 18, 2017

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Se anche i berluscones hanno paura del processo “breve”

Se anche i berluscones hanno paura del processo “breve”

Troppo veloce. Il Tribunale di Milano va troppo veloce. Ecco il nuovo leit motiv del centro-destra. Il capogruppo Pdl al senato Maurizio Gasparri, ospite alcune sere fa a LineaNotte ha ribadito questo concetto:

«[…]quelli che da sinistra, anche togati che criticano il presunto processo breve: noi portiamo avanti una legge che prevede per i reati minori circa di 8 anni la durata nei tre gradi di giudizio, per quelli più gravi si arriva quasi a vent’anni. Qui non stimo al processo breve, siamo al processo lampo. In pochi giorni avvisi di garanzia, centinaia di pagine, rinvio a giudizio, processo fissato il 6 aprile. E’ incredibile…».

Incredibilmente veloci? La solita giustizia che oltre essere “ad orologeria” è anche perfetta nei tempi, ma solo per alcuni casi. Ma non è esattamente così. Il Tribunale di Milano ha avuto negli ultimi anni un risibile miglioramento con le tempistiche dei suoi processi. Dall’anno scorso infatti nel capoluogo lombardo il Tribunale si è dato come obiettivo quello di ridurre a un anno la durata media di tutti i processi civili e penali, mediante un esperimento sottoscritto con l’Ordine degli avvocati.
A Presa Diretta il presidente dell’Ordine milanese Paolo Giuggioli ha spiegato il loro operato:

«Abbiamo speso circa 750 mila euro per informatizzare. Sono soldi sono bene spesi. Il cittadino avvocato che lavora in questo tribunale ha interesse che la giustizia vada velocemente…Noi non dovremmo fare niente, da un punto di vista tecnico ma qui si tratta di dire che l’organizzazione della nostra giustizia è fatta per un paese che aveva un’organizzazione giudiziaria del 1850. E’ rimasta tale e quale. Noi dobbiamo migliorarla. Non si più dire “domani mattina faccio questa cosa” (processo breve n.d.r.) senza collegarla a tutto il resto».

Sempre su Milano, oltre il 56% dei processi viene chiuso in 6 mesi, il 26% entro un anno, e solo 49 processi per più di due anni. Il presidente del Tribunale milanese Livia Pomodoro ha spiegato sempre a Presa Diretta il suo lavoro, che ha permesso negli ultimi 4 anni la riorganizzazione del lavoro ne capoluogo meneghino:«Noi aveva in grande sofferenza il dibattimento e siamo riusciti a modificare la situazione. Se arrivassero i soldi e venissero chiusi i buchi nell’organico potremmo ottenere migliori risultati ma non dovremmo avere la zavorra che ci riporta sempre indietro».

Chi ha permesso tutto questo è  Claudio Castelli, responsabile dell’Ufficio Innovazione del Tribunale di Milano. Avviando un incontro tra le parti, ha fatto sì che venissero raccolti anche i fondi per iniziare questo esperimento. Per quanto riguarda i tempi medi, ci vuole un anno per arrivare alla sentenza di primo grado nel penale, mentre due anni nel civile. Castelli spiega inoltre che a Milano «il tribunale ha esaurito il 110%, cioè sono arrivati 100 processi ne ha esaurito 110. Il problema è però il fortissimo arretrato su cui bisogna  intervenire». La Pomodoro sulla questione toghe rosse sostiene che «ci sia un dibattito troppo ideologizzato e per nulla concreto su questioni che interessano milioni di cittadini e che dovrebbero vedere tutti impegnati a risolvere i problemi di questi cittadini». Su Il Giornale di alcune settimane si parlava appunto di un altro campo in cui il Tribunale milanese ha eccelso: il divorzio. L’articolo titolava così: «Quando il processo è veloce: dal 2010 a Milano è più facile divorziare».
Il problema stranamente subentra  quando il processo diventa veramente breve ed per alcuni  è difficile raggiungere la prescrizione.