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Diritto di critica | July 21, 2019

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L'Editoriale: ma i regimi del Nord-Africa facevano comodo a Italia ed Europa - Diritto di critica

L’Editoriale: ma i regimi del Nord-Africa facevano comodo a Italia ed Europa

Evitiamo ipocrisie: la Libia ci serve. Così come ci servivano fino a poco tempo fa anche la Tunisia e l’Egitto, regimi con cui l’Italia negli anni ha stretto accordi bilaterali per contrastare l’immigrazione clandestina. E sebbene il governo abbia più volte dichiarato che i flussi migratori dalle zone subsahariane erano stati quasi del tutto arginati, ha sempre nascosto una verità difficile da far accettare all’opinione pubblica: l’esistenza di strutture detentive per migranti nei Paesi di provenienza.

Non nascondiamoci dietro un dito: accordi di questo tipo sono stati possibili proprio perché stipulati con dittature feroci che hanno sempre fatto comodo all’Europa e all’Italia. Bastava pagare e tutti chiudevano occhi, telecamere e commissioni di controllo. In una democrazia gli stessi patti sarebbero stati di ben altra natura e applicazione.

Definizioni come “trattato di amicizia” e “centri di accoglienza” sono sempre state smerciate ai banchi delle diplomazie internazionali per poter distogliere lo sguardo dalle atrocità affidandosi alle parole, per potersi lavare le mani davanti all’opinione pubblica di quelle migliaia di donne, uomini e bambini sbattuti ogni giorno a marcire nelle prigioni dimenticate nel deserto africano, spesso costruite con soldi europei. Ma vediamoli nel dettaglio questi patti, seguendo l’ordine delle rivolte e dei regimi “defenestrati” – uno dopo l’altro – dalle proteste di piazza.

Con la Tunisia il nostro Paese ha stretto accordi per il rimpatrio dei migranti nei Paesi di transito nel 1998, lo stesso anno della legge Turco-Napolitano e dell’esecutivo di centrosinistra. La stipula avvenne in forma semplificata, senza il passaggio parlamentare di ratifica richiesto per i trattati internazionali e prevedeva un sostegno pari a 15 miliardi di vecchie lire per tre anni, oltre alla fornitura di equipaggiamenti e tecnologie funzionali al contrasto dell’immigrazione irregolare. L’Italia si impegnava poi a finanziare con 500 milioni di lire – eccoli – alcuni “centri di accoglienza” per i migranti “riammessi” in patria. Secondo i dati citati da Luca Rastello nel suo libro “La frontiera addosso” e forniti dall’associazione europea Migreurop, in Tunisia sarebbero almeno 13 le prigioni per i “respinti”. Per addolcire la pillola è prevista per i tunisini, all’interno del decreto flussi, una quota di ingressi nel nostro Paese. Una clausola, infine, permette all’Italia di espellere in Tunisia anche cittadini non tunisini. Da quando è in vigore questa intesa, sono state rimpatriate nel Paese dell’ormai ex-rais Ben Alì, circa novemila persone, con un ritmo che dovrebbe arrivare ad una media di 100 “rimpatri” al mese, a piccoli gruppi.

Un accordo quasi speculare che prevede per l’Italia la possibilità di “rimpatriare” persone non meglio identificate è stato stipulato anche con l’Egitto. Nel 2007, infatti, il nostro Paese ha firmato un patto per assicurare agli egiziani un discreto numero di quote di lavoratori all’interno del decreto flussi, in cambio della possibilità di rimpatriare in Egitto migranti che l’Italia non era riuscita a identificare, registrati poi come cittadini egiziani. Grazie a questo accordo, già nel marzo del 2007 sono state “rimpatriate” diverse centinaia di persone giunte irregolarmente via mare a Lampedusa.

Da quanto scritto fin qui è evidente un dato: la dottrina dei “rimpatri”, quando non si riesca ad identificare con certezza la nazionalità del migrante, prevede che il “clandestino” venga spedito “a caso” in uno dei Paesi con cui sono stati stipulati accordi bilaterali come quelli di cui abbiamo appena detto.

Per la Libia il discorso è diverso. C’è il Trattato di “amicizia” firmato nel 2008. Ma già nel biennio 2006/2007, all’epoca del governo guidato da Romano Prodi, l’Italia aveva finanziato la costruzione di almeno tre diversi “Centri di accoglienza” nel Paese di Gheddafi e avviato pattugliamenti congiunti nel Canale di Sicilia. Secondo i numeri comunicati l’anno scorso dall’ambasciatore italiano Francesco Paolo Trupiano, in Libia ci sarebbero almeno un milione e mezzo di persone in attesa di salpare verso l’Europa. I dati sono del 31 luglio 2009 ma la realtà non dovrebbe essere cambiata di molto.

Firmato il 30 agosto del 2008 e ratificato dal Parlamento italiano nel febbraio 2009, il Trattato di amicizia con la Libia prevede un sistema di controllo radar e satellitare delle frontiere terrestri libiche (circa cinquemila chilometri di deserto), che verrà effettuato da entrambi i Paesi. Il costo dell’operazione sarà per metà a carico dell’Italia e per metà in concorso di spesa con l’Unione Europea. Oltre a cinque miliardi di dollari in investimenti. Secondo i dati del Ministero degli Esteri, l’accordo con Gheddafi è già costato agli italiani 214 milioni di euro nel 2009, 254 nel 2010 e costerà oltre 250 milioni nel 2011. Alla fine pagheremo una media di 181 milioni di euro fino al 2028.

Il ragionamento è semplice: soldi in cambio del lavoro sporco. Libia, Egitto e Tunisia – lontano da sguardi indiscreti – negli anni hanno messo in atto politiche di contrasto ai flussi migratori altrimenti di difficile applicazione in Europa. Che i rispettivi rais siano crollati o vivano un momento di difficoltà, al di là dei proclami a favore dei manifestanti, per l’Unione europea significa doversi sbrigare a risolvere il problema dell’immigrazione clandestina, da sempre delegato ai singoli stati membri. L’impressione, però, è che la soluzione sia ben lontana dall’essere individuata.

Comments

  1. Maurizio Landieri

    I rapporti con la Libia sono molto più datati. Nel 1980 la Banca Centrale Libica era il secondo maggior azionista della Fiat dopo la famiglia Agnelli e l’Italia il primo importatore di petrolio Libico. Ti dice niente il 1980 EFT?

    • Ovvio caro Maurizio, nell’articolo mi riferivo ai trattati vs l’immigrazione clandestina :)

  2. Maurizio Landieri

    2 Agosto 1980, il Ministro Zamberletti firma un accordo di collaborazione, anche militare, con Malta, che nel frattempo (Governo guidato dal socialista Dom Mintoff) ha espulso i libici dall’isola. la firma avviene alle ore 10:30. 5 minuti prima salta in aria la stazione di Bologna.

  3. s.m.

    A Gheddafi lo riempivamo di armi fin dai primi anni ’70. Con il risultato che alle volte minacciava di tirarcele contro. Ma il problema dell’immigrazione, ve lo dico chiaramente, è IRRISOLVIBILE. E lo è perché l’Africa, che oggi ha 1 mld di abitanti, RADDOPPIERA’ entro pochi decenni. Capite che roba? E del resto, perché gli africani non possono venire da noi, quando NOI andiamo da loro, a saccheggiargli ogni risorsa, e persino a prendergli in affitto per decenni territori da sfruttare (da parte di India, Corea del Sud, Arabia, Cina ecc. ecc.). Visto che preoccupazione per l’ENI e le materie prime? Ora ci manca solo che ci dicano che la colpa è di chi non ha voluto fare le centrali nucleari! ________Signori, diciamocelo chiaramente: E’ SCOPPIATA LA TERZA GUERRA MONDIALE, ma non ce lo dicono perché bisogna guardare il GF e l’Isola dei Famosi, per non parlare di S. Remo.