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Diritto di critica | July 18, 2019

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Ridare all'Egitto quello che era dell'Egitto - Diritto di critica

Ridare all’Egitto quello che era dell’Egitto

Hosni Mubarak è stato sconfitto. Il suo regno è caduto, sgretolato sotto i colpi di una rivolta innovatrice che non ha lasciato scampo al vecchio autoritarismo. Ora il nuovo regime presenta il conto. E a quasi due settimane dalla sua fuga, il nuovo governo militare inizia la conta delle ricchezze. Il procuratore generale egiziano ha infatti inoltrato al ministero degli Esteri la richiesta di verifica e congelamento dei beni e dei conti fuori confine, riconducibili proprio al presidente Mubarak, alla moglie Suzanne, ai figli Alaa e Gamal e alle rispettive consorti, Heidi Rashekh e Khadiga al-Gammal. Un chiaro segnale che sancisce l’inevitabile sottomissione dell’ex presidente al nuovo ordinamento governativo dell’Egitto.

Secondo voci interne al Paese, nei tre decenni di potere, Mubarak e la sua famiglia avrebbero accumulato un patrimonio di oltre 40 miliardi di dollari. Fonti americane indicherebbero una cifra complessiva pari a 2-3 miliardi di dollari. Questi beni sarebbero stati distribuiti oltre che in conti in Svizzera ed in Gran Bretagna, in proprietà a Londra, New York, Los Angeles, Sharm el Sheikh, ed in società. Sembrerebbe inoltre che una parte residua del patrimonio di Mubarak sia stata trasferita all’estero proprio nei giorni della rivolta.

La Svizzera ha già provveduto autonomamente al congelamento dei beni dell’ex presidente egiziano. La decisione è stata presa solo poche ore dopo le sue dimissioni. La legge elvetica infatti prevede il congelamento dei beni di personalità accusate dai paesi di origine di aver commesso reati gravi, anche usando il potere politico. Stessa sorte è toccata nelle ultime ore ai beni dell’ex presidente tunisino Ben Ali. Stando ai dati di fine 2009 divulgati dalla Banca Nazionale Svizzera, il patrimonio egiziano presente nel paese si aggirava intorno ai 3,6 miliardi di franchi. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal Ministero degli Esteri elvetico, sarebbero stati congelati averi per varie decine di milioni di franchi riconducibili al presidente Mubarak. Ma la cifra potrebbe essere molto più elevata.

L’Ue intanto resta a guardare. In seguito alla caduta del governo egiziano, Bruxelles ha preso tempo, invocando la necessità di una consultazione tra i 27 stati membri per evitare speculazioni sui beni dell’ex presidente. Consultazione che si è svolta lo scorso 21 febbraio in concomitanza con il già previsto consiglio degli esteri e che non avrebbe portato ad alcuna decisione di rilievo riguardo il congelamento dei beni di Mubarak. L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea Catherine Ashton, in visita al Cairo lo scorso 22 febbraio, ha auspicato importanti cambiamenti politici per il Paese, senza però fare riferimento alla posizione della Ue in merito alla gestione del patrimonio europeo dell’ex presidente egiziano.

Intanto l’Egitto accusa Mubarak di aver sperperato i beni della nazione più popolosa del mondo arabo. L’ex presidente, attraverso la voce di un suo rappresentante legale, ha smentito categoricamente le notizie divulgate dalla stampa riguardo le ricchezze accumulate nel corso del mandato, sostenendo di aver “sottoscritto l’ultima dichiarazione finanziaria ai corpi giudiziari competenti in base alla legge”.

Il re è nudo, spogliato di ogni sua ricchezza, costretto a rispondere delle sue mancanze di fronte ad un paese che pretende trasparenza e invoca democrazia. Demolirne l’impero politico non basta. Occorre privarlo dei suoi beni, ridando all’Egitto ciò che è dell’Egitto. Nessuna ghigliottina, solo giustizia.

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