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Diritto di critica | July 14, 2020

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Anche la Lega vuole la sua festa: in arrivo il Lombardia Day e una nuova bandiera - Diritto di critica

Anche la Lega vuole la sua festa: in arrivo il Lombardia Day e una nuova bandiera

In arrivo il Lombardia Day. O forse è meglio definirlo Lega Day. Quello che sembra essere certo è che quest’anno la Lombardia festeggerà due volte: non solo il 17 marzo, festa nazionale per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia, ma anche il 29 maggio, con una festa istituita ad hoc. Data della battaglia di Legnano, quando nel 1176 i comuni lombardi sancirono la loro vittoria sull’imperatore Federico Barbarossa, il 29 maggio potrebbe diventare una festività tutta lombarda con effetto permanente, affiancata anche ad una nuova bandiera della regione sulla quale si profila l’introduzione della croce di San Giorgio al posto della tradizionale rosa camuna. « Il 29 maggio – ha spiegato il leghista Stefano Galli, capogruppo nel consiglio regionale – per noi è una data importante. Questa ricorrenza, quando sarà istituita, sarà festa regionale e dunque non si lavorerà». Cosa che invece accadrà, almeno per i fedelissimi leghisti, il 17 marzo: «la Lega – ha ribadito Galli – in quella data sarà nei suoi uffici in Consiglio Regionale».

La proposta del Carroccio fa discutere. Soprattutto perché la prima impressione è stata quella di un compromesso a cui il centrodestra si è abbassato per sbloccare l’ostruzionismo messo in atto dalla Lega al Pirellone contro i festeggiamenti dell’Unità d’Italia: solo la Lega infatti ha votato no al progetto di finanziare in tutta la Lombardia iniziative per i 150 anni dell’Unità ma ciononostante ha ritirato i 200 emendamenti presentati nei giorni scorsi in cambio dell’istituzione di festa lumbard e bandiera di cui, comunque, assicura il governatore Roberto Formigoni, «si occuperà un comitato di esperti nominati dal Consiglio, come prevede l’articolo quattro dello Statuto». Oltre all’approvazione della nuova festività sono stati votati anche altri due emendamenti (proposti rispettivamente dall’Italia dei Valori e dai Pensionati) che stabiliscono l’esecuzione dell’inno nazionale di Mameli all’inizio di ogni seduta del Consiglio regionale, nonché l’impegno da parte della giunta e dell’ufficio di presidenza a distribuire nelle sedi territoriali centinaia di bandiere tricolori, così che i cittadini possano esporle ai balconi il 17 marzo.

La disputa pare essere stata dunque risolta. Ma le polemiche non si placano: dal centrosinistra, dal centrodestra, ma anche da parte degli imprenditori lombardi che guardano al 29 maggio con sospetto perché in futuro potrebbe favorire lunghissimi ponti con il 2 giugno. E mentre Formigoni si mantiene cauto sull’iniziativa («non è detto che quel giorno si farà vacanza e la nuova bandiera non è affatto un simbolo secessionista»), il Pd mette avanti le mani, manifestando la sua contrarietà alla concessione fatta alla Lega. «Ancora una volta Formigoni ha dimostrato di essere sotto il ricatto leghista», ha affermato al riguardo il vicepresidente del Consiglio regionale Filippo Penati, seguito dal capogruppo Pd Luca Gaffuri, che ha sottolineato come «non siamo disponibili ad assumere vessilli di partito come simboli di tutta la Lombardia».  Dura anche la critica di Chiara Cremonesi di Sel: «la Lombardia avrà la sua bandiera e la sua festa regionale entro 90 giorni. Due indiscutibili priorità. Ci sarebbe da ridere – ha affermato – se non ci fosse da piangere, di fronte a un dibattito desolante, durante il quale i consiglieri padani hanno dato il peggio di sé».

Sorge solo un dubbio. Se la sospensione delle attività lavorative e scolastiche prevista per il 17 marzo in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia – e che quindi si presume non si ripeterà a breve – nell’ottica leghista avrebbe avuto ripercussioni economiche troppo pesanti soprattutto per il ricco Nord per il quale strepitano, quali saranno le conseguenze in termini economici di una nuova festività annuale per la ‘loro’ Lombardia? Siamo sicuri che questo interessi davvero agli esponenti del Carroccio?

Comments

  1. a s

    La lega è un partito di buffoni.
    Ma non avevano detto che saltare un giorno di lavoro era dannoso per l’economia??? E ora ??? Come la pensano ??

    La lega sa solo fare la voce grossa per dialetti e bandierine per poi tornare a fare il suo ruolo abituale : l escort di berlusconi

  2. Erica Balduzzi

    Già. Il problema è che la Lega ora come ora ha troppo peso e può permettersi ricatti di questo tipo, non solo in Regione: ricatti con i quali ‘colonizza’ il Paese ottenendo ‘i ‘contentini’ alle sue assurde richieste, anche se in netta contraddizione con quanto affermato fino al giorno prima. Il fatto che l’Italia abbia permesso che questo ‘partito’ sia così potente è, oltre che imbarazzante, anche preoccupante…