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Diritto di critica | July 20, 2019

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L'editoriale - Conservatori e conservatorismi - Diritto di critica

Fini ha ragione. Manca una vera spinta riformatrice sia a destra che a sinistra. “In Italia siamo in presenza di uno scontro fra due grandi assetti conservatori nel senso più deteriore del termine, e cioè che non si vuole cambiare niente”, ha spiegato il presidente della Camera durante il suo intervento di ieri all’assemblea dei circoli di Futuro e Libertà. Ma lui dov’era negli ultimi 16 anni?

Berlusconi. Dov’è finita la rivoluzione liberale promessa dal Cavaliere nel 1994? Negli ultimi 10 anni il centro-destra ha virato verso il più becero conservatorismo, proteggendo e rafforzando le varie caste di questo Paese. Dal 2001 ad oggi di riforme liberali o anche solo liberiste non se ne sono viste. Le riforme costituzionali, bocciate poi con il referendum del 2006, riguardavano il rafforzamento dei poteri del governo e il federalismo regionale. Tutti aspetti che, al di là di come uno la pensi, rimangono marginali rispetto ai problemi strutturali del Paese. Il vittimismo che nasce di fronte all’incapacità di affrontare i problemi reali dell’Italia fa sorridere. “Non mi fanno governare; in questo Paese il presidente del Consiglio non ha poteri”, ripete spesso il Cavaliere. Ma dal 2001 ad oggi Berlusconi ha goduto di maggioranze abbastanza coese e piuttosto ampie. E, con un Parlamento di nominati, ha sempre avuto la forza di avviare le riforme che servono. Forza che nasce dal suo potere ricattatorio: questa destra in Italia (composta da conservatori, ex fascisti, cattolici, liberali ma anche socialisti ed ex comunisti) esiste fintanto che il Cavaliere rimane in sella. Dopo di lui il baratro.

Piuttosto,la grande rivoluzione liberale promessa nel 1994 è morta nel momento in cui Forza Italia (e poi il Pdl) ha cercato il sostegno delle varie caste di questo Paese: dai piccoli tassisti alle grandi banche, passando per notai e operatori finanziari, cioè tutti quei gruppi sociali che hanno mantenuto o rafforzato le proprie posizioni in un sistema inefficiente come quello italiano. Inoltre, Berlusconi ha spesso strizzato l’occhio al mondo cattolico, sensibile alle tematiche etiche e bio-etiche; un baluardo nei confronti di gay e della “sinistra nichilista”. Così, la riforma del welfare, la riforma del mercato del lavoro e e le liberalizzazioni non fanno più parte del vocabolario berlusconiano. Spariscono dal programma di governo a vantaggio della “riforma” della giustizia e delle varie leggi ad personam.

Il centro-sinistra e i vetero-comunisti. Probabilmente Romano Prodi ricorda come un incubo la sua ultima esperienza di governo. Tante aspettative su un governo fragile e ostaggio dei sindacati e di Rifondazione Comunista da una parte e dei poteri forti che hanno sostenuto Lamberto Dini nella decisione di staccare la spina, dall’altra. Le riforme erano l’obiettivo centrale. A parte qualche liberalizzazione e qualche piccolissimo aggiustamento nella regolamentazione del mercato del lavoro, non si è giunti a molto. È vero che in meno di due anni e con un Senato traballante non poteva essere semplice. Tuttavia la questione del precariato non è stata affrontata, il cuneo fiscale non è stato abbattuto e le liberalizzazioni si sono presto interrotte. Non solo. Il welfare è stato “contro-riformato”. Era un punto cruciale di Rifondazione: eliminare lo “scalone” berlusconiano. Così, lo Stato ha bruciato 8 miliardi di euro in 5 anni per far mandare i lavoratori in pensione prima dei 65 anni. Soldi che potevano essere investiti per un welfare più attento alle nuove tipologie lavorative come i para-subordinati e il popolo delle partite Iva. La visione ideologica di alcune forze che sostenevano il governo su come affrontare i problemi del Paese sono stati per Prodi un vero e proprio freno a mano tirato che, su una strada scivolosa, ha fatto sbandare il carrozzone del centro-sinistra. Ora che quei partiti sono spariti dall’arco parlamentare e non fanno più parte dell’alleanza di centro-sinistra, sarebbe curioso capire cosa il nuovo Ulivo è in grado di fare. Rimane però l’incognita di un partito come Sel di Nichi Vendola, dato all’8% dai sondaggi. Appoggerebbe le riforme senza mettere ostacoli ideologici?

…e Fini dov’era? Dove era Fini negli ultimi sedici anni? Berlusconi ha governato finora per 9 anni dal 1994 e in tutto questo tempo uno degli alleati più fedeli è stato proprio il fondatore di Futuro e Libertà. Oggi Fini si propone come l’innovatore ma probabilmente è poco credibile. Poco credibile quando attacca la sinistra per ritagliarsi una connotazione politica a destra, mentre lentamente il suo partito rischia l’estinzione.

Comments

  1. Francsco

    Premetto che Berlusconi mi è stato sempre simpatico, per la sua sicurezza, per l’amicizia con gli altri stati e per un insieme di cose.
    Oggi mi rendo conto che il paese ha bisogno di un radicale cambiamento.
    Ha bisogno di liberalizzazioni che non si fanno, le nuove leve stanno per esplodere, perche’ sono innovativi, Mentre Berlusconi puzza gia’ di vecchio.
    Oggi diciamo tutti: io sono di destra!! io di sinistra!! perchè i nostri politici che noi purtroppo mandiamo a perceoire quei mega stipendi, non mettono insieme le idee e governano seriamente il paese.Perchè non danno spazio a bersani che per me ha idee veramente innovative. (ricordate quando facevamo una ricarica di 5 euro il nostro credito era solo di 3 euro) l’On. Bersani, aveva iniziato su questa strada. Peccato che sia andata cosi!!!!!!!!!!!!!