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Diritto di critica | October 19, 2017

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L’editoriale – Riforma della giustizia: il bastone e la carota

L’editoriale – Riforma della giustizia: il bastone e la carota

La prima cosa da dire è che questa riforma della giustizia è quasi esclusivamente organizzativa. I cambiamenti previsti infatti influiranno ben poco sui tempi della giustizia, il vero problema italiano, risolvibile solo con più informatizzazione, incremento di organico, declassazione di certi reati minori,etc..

Il ddl Costituzionale spiegato dal Ministro Alfano (tra parentesi le sue dichiarazioni) comprende alcuni punti di base accettabili come la separazione delle carriere tra giudice e Pm («il giudice diventa colui che è davvero sopra le parti perché non è più pari al pm. Giudice e pm svolgono mestieri differenti. Il giudice deve valutare cosa gli vengono a dire accusa e difesa»), i due Csm presieduti sempre dal Capo di Stato («giudici e pm devono avere un organismo di governance del tutto autonomo e indipendente rispetto ai giochi interni alle correnti della magistratura e alla politica») e la responsabilità civile dei magistrati («il cittadino possa citare in giudizio il magistrato che ha sbagliato. Il principio di responsabilità è un principio di libertà») . Tutte norme che di fatto innalzerebbero il livello di trasparenza nella magistratura.

Ma arriviamo ai punti critici.

Il primo problema subentra quando andiamo a vedere chi dovrebbe “punire” i magistrati che sbagliano: un Alta corte di disciplina per metà di nomina politica. Chi li nomina questi politici esperti di giustizia? Da chi dipendono? A chi devono rendere conto?  Un altro punto critico è la non appellabilità dell’accusa dopo l’assoluzione in primo grado del processato. Ci sono situazioni già dimostrate dove un imputato assolto in primo grado è stato giustamente condannato in appello e poi in Cassazione. Cosi facendo si ridurrebbero i diritti della parte lesa. L’ultimo punto debole sta nella modifica dell’azione penale obbligatoria. Di fatto resterà in vigore ma in alcuni casi sarà il parlamento a decidere quali reati avranno la precedenza o saranno da perseguire e quali da tralasciare. Una modifica che probabilmente andrà in conflitto con l’art° 3 della Costituzione che prevede l’uguaglianza di tutti d’innanzi alla legge. La domanda è: le parti lese nei reati scartati che fine fanno? Il ministro Alfano ha inoltre aggiunto che la legge non sarà retroattiva e che «questi principi non si applicano ai procedimenti in corso alla data dell’entrata in vigore della legge». Ulteriori punti molto contestati che il ministro nelle sue ultime dichiarazioni però ha tralasciato sono quello delle forze di polizia non più alle dipendenze del magistrato ma messa sotto il controllo del Governo di turno. A tutto questo si aggiunge la dichiarazione del premier Berlusconi, definita «inquietante» da Pierferdinando Casini: se già fosse stata in vigore questa riforma, ha detto B, «non ci sarebbe stata l’invasione nel campo della politica da parte della magistratura, e non ci sarebbero state quelle situazioni che hanno portato al cambiamento di governi, all’annullamento di un’intera classe dirigente nel ’92-’93’, insomma Mani pulite non sarebbe stata possibile». Un pensiero che sempre il leader del UdC non ha inteso chiaramente: «Cosa vuol dire, che non ci sarebbero stati i ladri o che non sarebbero stati scoperti?».

  • Fabrizio

    è anche vero che la responsabilità civile dei magistrati è già nell’ordinamento… una sua applicazione più “serrata” porterebbe ad un ingolfamento del sistema giustizia… tutti i cittadini che verranno assolti citeranno in giudizio civile i magistrati portando alla paralisi la giustizia civile…

    inoltre i magistrati tenderanno ad assolvere piu facilmente per non incappare in una causa civile…