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Diritto di critica | March 20, 2019

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Trentatré anni fa il rapimento Moro. Ma la storia racconta un'altra verità - Diritto di critica

Trentatré anni fa l’Italia si svegliava con la notizia del rapimento di Aldo Moro. Sterminata la scorta all’incrocio tra via Fani e via Stresa, un commando di brigatisti – secondo la versione ufficiale – portò il presidente della Democrazia Cristiana nella prigione di via Montalcini dove rimase per 55 giorni. Lì scrisse il memoriale mai diffuso dalle Brigate Rosse ma ritrovato poi durante le indagini. E lì, sempre stando al racconto dei suoi carcerieri, venne ucciso e trasportato in via Caetani, nelle vicinanze di piazzale Argentina.

Una storia, quella del sequestro e dell’assassinio di Moro, ancora piena di punti oscuri e su cui nei prossimi 55 giorni Diritto di Critica cercherà di fornire spunti nuovi, anche attraverso la pubblicazione di documenti regolarmente messi agli atti ma dimenticati negli armadi della Procura. Carte che raccontano una verità diversa e mai esplorata sul sequestro.

“All’epoca – ha spiegato a Diritto di Critica uno degli esperti che si occuparono del caso e che vuole restare anonimo – valeva molto di più la parola di un brigatista che non quella di chi materialmente si occupava delle indagini. Se un brigatista raccontava la sua versione dei fatti, gli si dava credito. Se le indagini portavano alla luce evidenze diverse, le si lasciava lì e si credeva al brigatista”.

E tra le piste più accreditate rispetto alla versione ufficiale, una su tutte porta fuori Roma, sul litorale laziale. I brigatisti dissero che la sabbia ritrovata nel risvolto del pantalone di Moro era stata messa per depistare le indagini ma le loro parole non hanno mai convinto nessuno e presentano numerose inesattezze, in alcuni casi anche gravi. Lo stesso Valerio Morucci, incontrato da due giornalisti di Diritto di Critica oltre trent’anni dopo in un bar della capitale, è tornato a confermare la versione ufficiale, negando addirittura l’evidenza delle carte. Uno dopo l’altro, vi daremo tutti gli strumenti per considerare il sequestro Moro da un punto di vista diverso: ignorando le parole dei suoi assassini  – che avevano tutto l’interesse a far passare la loro versione dei fatti – e attenendoci rigorosamente alle risultanze delle indagini.

Comments

  1. Alessio

    C’e’ un bell’articolo di Stefania Limiti: http://www.cadoinpiedi.it/2011/03/16/omicidio_internazionale.htm