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Diritto di critica | July 18, 2019

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Perché festeggiare l'unità d'Italia? Le vostre lettere - Diritto di critica

Perché festeggiare l’unità d’Italia? Le vostre lettere

Giovedì 17 marzo 2011: l’Italia festeggia i 150 anni d’unità nazionale. Un evento molto importante per una nazione giovane come la nostra, dove spesso le discussioni e i campanilismi hanno creato motivi di disuguaglianza e lotte intestine. Abbiamo chiesto ai nostri lettori di rispondere, con parole proprie, ad una semplice quanto spontanea domanda che si è fatta largo nelle scorse settimane alla luce delle polemiche innescate da correnti politiche di nota fama “secessionista”:  perché festeggiare l’unità d’Italia? Ecco cosa ne pensano i nostri lettori.

Riccardo Ricci scrive:

«Perché adesso vivo all’estero (Nizza, Francia) e:
1. Mi mortifica vedere come Garibaldi che qui è nato ed è idolatrato dai francesi come un grande eroe idealista italiano e generale italiano venga mortificato dall’ignoranza e dal campanilismo.
2. Riscontro che chi conosce gli italiani all’estero e li apprezza (al pari di chi non li apprezza) non fa differenza regionale, anzi: ci considerano fortunati ad avere tanta ricchezza culturale e d’ingegno in maniera distribuita. Viva l’Italia, miglioriamola, tutti».

Nicola Guglielmi scrive:

«Bisogna festeggiare per dare un segno a tutte quelle persone che ogni giorno cercano in tutti i modi di dividere il Paese per far sì che i propri interessi, si realizzino: invece noi dobbiamo far capire loro che l’Italia è stupenda, unita nelle sue diversità, perché solo così il nostro Paese può avere un futuro civile e variegato. Ognuno di noi, occupandosi degli altri, può dimostrare che la comunità vince sugli interessi».

Cinzia Partenope scrive:

«Evitando i soliti luoghi comuni sull’Unità d’Italia, credo ci sia ancora molto da fare per “fare gli italiani”. Comunque credo fermamente che sia doveroso da parte nostra ricordare, anche se non solo in questa occasione, quante donne e uomini abbiano lottato per la nostra Nazione, e riflettere se e perchè dopo 150 anni non ci sentiamo ancora “Nazione”. Una piccola considerazione: non era forse opportuno, considerando l’importanza dell’evento, che il D.L.  n. 5 del 22/2/11, avesse previsto che i dipendenti pubblici non possano godere della “traslazione degli effetti economici, giuridici e contrattuali previsti per la giornata del 4 novembre” e quindi festeggeranno con un giorno di ferie?».

Placida d’Alena scrive:

«Perchè ad un popolo, qualunque esso sia, non si possono cancellare le radici storiche, specialmente se a farlo sono quattro cialtroni che remano contro solo per non perdere i voti della loro gretta base secessionista (sappiamo tutti di chi parlo)».

Allen Amore scrive:

«Siamo tutti italiani, a prescindere dalla regione di provenienza, dal dialetto parlato, dal credo politico o da quello religioso. Siamo tutti figli della stessa storia e della stessa cultura. I nostri “padri” hanno dato qualcosa di più di un singolo giorno per creare quella che noi oggi chiamiamo Italia, hanno dato la loro vita, il loro sangue, hanno sofferto e fatto soffrire le loro famiglie, a volte per la lontananza, molte altre per la loro morte, per realizzare  quello che per loro era solo un sogno. Questi uomini e queste donne hanno creato un legame indissolubile che lega tutti noi. Festeggiare il 17 marzo significa rendere omaggio a tali uomini, significa appartenere a qualcosa che ci unisce e identifica. Scriveva Giuseppe Mazzini agli italiani nei suoi “scritti politici”: “Se vi pare che la speranza di mostrare in Italia il primo spettacolo d’una rigenerazione fondata sulla concordia e sull’armonia dei lavori fra tutti gli elementi che formano la nazione, meriti il sacrificio di qualche ora di tempo, di qualche cura, e d’una tenue frazione di quel danaro che voi profondete troppo sovente in inezie”».

Claudia Manfredini scrive:

«Voglio festeggiare l’unità d’Italia perchè è il mio Paese. Ci sono nata e cresciuta, e sebbene provenga da una famiglia per nulla nazionalista, sin da bambina mi emozionavo quando ascoltavo l’inno. Ho pianto per i caduti, ho esultato per le medaglie, ho letto Manzoni ai miei figli, ho studiato notti intere la storia e la lingua. Sono italiana, e questo mi basta.

“una gente che libera tutta
o fia serva tra l’alpe ed il mare
una d’arme di lingua d’altare
di memorie di sangue e di cor”
Ecco, io l’Unità d’Italia l’ho imparata così».

Cosimo Miraglia scrive:

«E’ giusto “festeggiare” i 150 anni dell’Unità d’Italia, per ricordare coloro che hanno lottato per la nostra patria, per renderla libera e indipendente soprattutto dalle terre irredenti nei confronti dell’Austria. Ricordare centinaia e migliaia di soldati morti per noi. Credo sia giusto festeggiare, perchè è grazie a loro che oggi l’Italia è libera, e non possiamo permettere che per colpa della Lega alla quale Berlusconi si è alleato questo giorno non venga ricordato».

Pietro Giudice scrive:

«Per ricordare i tanti che, durante il Risorgimento, per un’idea sono stati pronti a morire: per la libertà, per la democrazia, per una costituzione, per un futuro migliore».

Andrea Schiraldi scrive:

«Perché sarebbe bello considerarci un popolo unito senza discriminazioni e con uguali possibilità, diritti e doveri per tutti, perchè un’ Italia divisa risulterebbe provinciale, ancor più di quanto non lo sia oggi, agli occhi delle grandi potenze mondiali, perchè parliamo la stessa lingua, abbiamo la stessa storia e le stesse origini. Discendiamo dal popolo romano: il nostro diritto, il nostro sistema di governo si basano su quelli romani. Perché il nostro patrimonio artistico e culturale ce lo invidia il mondo, ma noi forse non ce ne accorgiamo».

Luca Querzola scrive:

«Ho voglia di festeggiare perchè per un giorno desidero sentirmi fiero e felice di essere italiano, fierezza che in venti anni ho provato raramente, felice perchè so che la mia terra centocinquanta anni fa è stata unificata da grandi uomini, che vanno ricordati, soprattutto agli omuncoli che ora sostengono di governarci».

 

Ma oltre ai commenti positivi di chi ritiene doveroso festeggiare l’unità d’Italia,  seguono anche le opinioni critiche nei confronti di questa celebrazione inviate da alcuni lettori:

Marco Montanini scrive:

«Io non festeggio,  non per una concezione politica ma perchè la storia mi insegna che 150 anni fa non è successo niente di positivo per me e per gli altri italiani. Piuttosto ci dovrebbe essere la commemorazione delle vittime dell’assurda guerra mossa contro il meridione. Per unificare l’Italia sono morti italiani del nord e italiani del sud. Questa non è unità, questa è vergogna. Dopo 150 anni festeggiamo qualcosa che non conosciamo perchè se la conoscessimo non potremmo festeggiarla. Io proporrei di chiedere a tutti gli italiani cosa sanno dell’Unità di Italia, magari tramite un piccolo questionario con risposte multiple. Sono convinto che la volontà di festeggiare è direttamente proporzionale all’ignoranza che dilaga sull’Unità di Italia».

Enzo Adamo scrive:

«Io  il 17 marzo non celebrerò i 150 anni dell’unità d’Italia., perchè l’unità d’Italia è sporca del sangue dei meridionali. Ancora oggi i libri di storia nascondono la verità. Molti diritti sono stati negati, come il diritto al rispetto per un territorio martoriato: il Sud Italia. Quasi un milione di meridionali uccisi attendono di essere ricordati».

Mirco Fava scrive:

«Non ci trovo nulla di sensazionale, la mia azienda ha deciso di lasciarci in ferie (togliendoci un giorno di ferie). C’è gente che il lavoro (e il futuro) non c’è l’ha – pensiamo a questo… Mi chiedo, cosa faranno le altre persone, festa grande? Invitate a cena amici e paranti e fate tipo il 4 luglio in america, con tanto di tacchini arrosto? E’ solo pubblicità, tanto clamore per nulla, magari i nostri cari parlamentari useranno soldi pubblici per pagarsi cene di lusso per festeggiare! Pensioni, stipendi, economia, debito pubblico alle stelle, lavoro fisso/indeterminato, benzina con 50 centesimi di accise: questi sono i problemi che ha il paese, non le feste e le favole, (mi riferisco a leggere/regalare la bibbia a scuola – chi lo vuole lo chiede, altrimenti NON si può costringere le persone a seguire strade per compiacere la chiesa). Io non festeggio l’anniversario perchè è solo una festa, lo farò per protesta, ma prima esigo una politica e un paese sano, poi festeggio!».

Mario Menegoni scrive:

«Perchè non per tutti è il 150. Il Veneto vota il plebiscito nel 1866, Trento e Trieste con i loro territori 60 anni dopo e inoltre la storia VERA non è stata ancora scritta, vedi il Regno delle due Sicilie aggredito senza dichiarazione di guerra così come il Ducato di Parma e lo Stato Pontificio. L’Italia ancora oggi ha troppe ferite aperte e molti non si sentono di appartenere a questo stato».

Fabio Machiavelli scrive:

«Se per “Unità” si intende un’unità Culturale e/o Sociale, mi sembra evidente quanto sia inopportuno festeggiare: la nostra non è una nazione unita, ma soltanto uno Stato, dove le culture e i popoli non hanno saputo amalgamarsi tra di loro, non hanno saputo coesistere dando vita ad una cultura italiana reale e naturale. L’Italia è stata unita con la forza, con scontri, battaglie, e patti politici; l’Italia è nata su promesse non mantenute ed accordi economici. La cultura italiana è un découpage forzato di vari elementi appartenenti alle varie culture situate sulla penisola, come la lingua toscana. Forse sarebbe proprio l’Italia il paese adatto ad un federalismo territoriale; premettendo il mio dissenso nei confronti di tale alternativa governativa, in Italia si trovano tante piccole culture strette alle proprie radici e al proprio territorio in maniera quasi paranoica, e mi riferisco soprattutto ai moti nordici, ma non solo. Sembrerebbe petanto consigliato un federalismo di tipo americano, dove ogni Stato mantiene la sua identità nazionale. E’ forse questo che servirebbe all’Italia. Forse esisterebbe una vera identità nazionale se la storia avesse portato alla creazione degli Stati Uniti d’Italia. Ma escludendo ipotesi surreali e fantascientifiche, ribadisco l’inopportunità di festeggiare un’Unità che non esiste e che forse non vuole nemmeno esistere. Mi sento italiano, ma non mi sento unito agli altri italiani».

Grazie a tutti i lettori per le dozzine di email inviate. Purtroppo non è stato possibile pubblicare tutti i messaggi ricevuti. Comunque la pensiate, buona festa dell’unità a voi tutti!

 

Comments

  1. Viviana

    Io festeggio i 150 perchè SONO ITALIANA e non dico che sono Toscana. Questa frase riassume tutto l’amore cho ho per la mia patria. Festeggio questi 150 con il cuore tricolore e mi emoziono a sentire l’Inno d’Italia. Ringrazio e onoro chi mi ha fatto nascere in un’Italia unita e mi auguro che possa esserlo per sempre.

  2. Alessio

    C’e’ molta confusione e diverse falsità storiche su questo avvenimento che pure dovrebbe essere di fondamentale importanza in tutti i curriculum scolastici e che tutti i cittadini dovrebbero conoscere chiaramente. Non ho intenzione di scrivere un paragrafo di storia in questo commento. A riguardo ognuno puo farsi le suo ricerche in biblioteca. Diro solamente che i ‘meridionalisti’ hanno molte ragioni e il ‘torto’ di stare dalla parte perdente della storia. I piemontesi hanno torti e ragioni. Se fossi vissuto in quegli anni, probabilmente anche io che oggi non sono patriottico o nazionalista avrei appoggiato i progetti risorgimentali. Agli ideali risorgimentali si associavano anche enormi speranze progressiste: le costituzioni, la repubblica, la libertà, le idee di uguaglianza fra tutti gli uomini e di giustizia sociale. Ad ogni modo, trovo ridicolo che una nazione creata da anticlericali come cavour e garibaldi, nata contro il potere temporale dei papi, che ancora oggi sono a capo dell’unica monarchia assoluta e teocratica del mondo occidentale, si sia trasformata in una docile succursale del Vaticano.

  3. reft32

    Io non festeggio l’unità di Italia perchè non mi riconosco in essa, ho studiato quel periodo storico e sinceramente avrei preferito una penisola divisa in vari stati come prima….perchè questo Paese non è unito nè culturalmente nè etnicamente ma è sempre stato così.Purtroppo la maggior parte delle persone che scrivono Viva l’ Italia Unita scommetto che non sanno quasi nulla dell’ Unità d’Italia.