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Diritto di critica | June 21, 2018

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Giappone: blogger contro i media, "scrivono falsità". Tra i nomi anche Repubblica e Corriere - Diritto di critica

Giappone: blogger contro i media, “scrivono falsità”. Tra i nomi anche Repubblica e Corriere

Non i giornali governativi, non la televisione di Stato. A denunciare un eccessivo martellamento mediatico, viziato da evidenti falsità, sulla situazione a Tokyo, sono i blogger. Gli araldi dell’informazione indipendente, da sempre considerati fonte certa e non condizionata da alcuna pressione governativa o editoriale, denunciano una campagna mendace, giocata tutta sul sensazionalismo. E nell’elenco finiscono anche i nostri quotidiani La Repubblica e Corriere della Sera.

La colpa, secondo molti, è di aver trasmesso una visione eccessivamente “catastrofista” della situazione nel Paese e della città di Tokyo. “Oggi sono stato al supermercato vicino casa – scrive un italiano residente nella capitale nipponica -. Vedendo che era tutto normale, ho deciso di fare delle foto che dovrebbero dissipare eventuali dubbi sulla mancanza di prodotti alimentari in Giappone”. Rincara la dose un insegnante di italiano in Giappone e contesta la notizia dell’emergenza legata alla fuga dalla città: “A Tokyo i grandi alberghi chiudono? – si chiede il blogger – basta andare sui siti dei grandi alberghi di Tokyo per leggere rassicurazioni sulla normale apertura. Si scrive poi – aggiunge – che a sud è impossibile trovare una stanza per settimane. Andando sui siti, quelli internazionali o quelli giapponesi, si vede che è falso”. Un altro ancora scrive: “Gli edifici ci sono ancora e si lavora”, con tanto di fotografia.

Mentre Andrew Woolner, che per denunciare il sensazionalismo ha aperto un blog. E ce n’è per tutti, dal Sun alla Cnn a Le Figaro alla BBC allo Spigel, a Repubblica. Del quotidiano guidato da Ezio Mauro, Woolner riporta questo articolo, smentito anche da altri blogger che scrivono dal Giappone:

Pochi passanti, protetti da cappelli, ombrelli e mascherine, ignorano i centri commerciali del centro, in gran parte chiusi. La sindrome da alimenti contaminati lascia deserti i ristoranti e decima chi finora si era dedicato all’accaparramento di viveri. A Ginza, la via dello shopping, alcuni ambulanti mettono all’asta compresse di iodio sul marciapiede, a prezzi esorbitanti, come fossero spacciatori. A ruba un unico genere: i giornali che informano sugli orari dei black-out. Da tre giorni l’immondizia si accumula per le strade. I camion sono privi di benzina e gli inceneritori non possono sprecare elettricità. Solo il tempio di Senso-Ji, ad Asakusa, è affollato più del solito. La gente si raduna a pregare e a bruciare incenso. I cibi confezionati, purché prodotti prima dell’11 marzo, sono introvabili e il loro prezzo è salito di sette volte. Invenduti i generi freschi. Migliaia di taxi sostano in attesa di clienti già lontani, mentre le stazioni dei treni scoppiano di viaggiatori carichi di scatole e valigie. Molti distributori di carburante sono chiusi e quelli aperti non vendono più di dieci litri di benzina a testa, da portarsi via in una tanica. Il mercato immobiliare è impazzito. In una settimana il valore delle case a Tokyo è sceso del 30%, del 70% nella prefettura di Fukushima. A Osaka, Kyoto e Kobe è salito del 40%. Grattacieli con migliaia di uffici si svuotano nella capitale, mentre affittare lontano può superare i listini di Hong Kong. Tra venerdì e ieri la fuga di multinazionali, ambasciate, banche e centri amministrativi delle industrie, ha seminato il panico tra chi non ha un luogo sicuro dove rifugiarsi. […]. A Tokyo i grandi alberghi chiudono, a sud è impossibile trovare una camera per settimane. La rabbia contro il governo è sempre meno trattenuta. “Devono dire in anticipo cosa può succedere – dice Reiko Fukushima, direttore di un’importante catena di negozi – non confessare quanto è già avvenuto. Se la nube atomica investe Tokyo non possono pretendere che smettiamo di respirare”. […] La capitale è presa d’assalto da migliaia di eco-evacuati e da decine di migliaia di senza tetto fuggiti da gelo, fame e terrore.

L’articolo viene quindi liquidato con un “Pure journalistic terrorism…. terrorismo giornalistico puro. Untrue and false”. Viene citato anche l’articolo “L’esodo dei disperati“, liquidato con un “gross exaggeration“, una madornale esagerazione. E ancora, sempre per riferito a Repubblica: “The word Apocalypse has been on the front page of the online edition of said newspaper for a 5 days”, cioè “la parola Apocalisse è comparsa nel titolo della prima pagina dell’edizione on line per cinque giorni”.

Il blogger Mattia Butta, scrive dal Giappone e sottolinea come in Italia siano stati pubblicati articoli poco precisi: “in questo caso ci ho messo meno di dieci minuti a verificare questa cosa. Repubblica pubblica sul proprio sito un video intitolato “Il viaggio della nube radioattiva“, con sottotitolo “La ricostruzione (dal sito del settimanale Der Spiegel)“. Ricostruzione da cosa? Su che dati? Cosa mostra il video? Niente, non spiegano niente. Anzi, danno per scontato che ci sia, la nube radioattiva. Invece nel titolo manca un aggettivo: SUPPOSTA”. Tutto, in base alla risposta ricevuta dal cronista tedesco, si basava su un calcolo presunto.

Oltre a Repubblica, finisce sotto “inchiesta” anche il Corriere della Sera: “This newspaper – scrive Woolner – continues from days to make front-page titles, so it seems that the dead of the earthquake/Tsunami are caused by nuclear”, questo giornale – si legge -da giorni continua a titolare prime pagine in modo che i morti provocati dal terremoto e dallo tsunami siano invece causati dal nucleare.

A smentire questo tipo di ricostruzioni, in effetti, anche altre testimonianze che arrivano direttamente dal Giappone. “Dunque – scrive sul suo blog un insegnante di italiano a Tokyo – ho fatto il solito pezzo di strada per andare fino alla scuola: 200~300 metri lungo la via Ginza. E mi è sembrato che ci fossero molte persone – scrive -. Poi sono andato a fare le fotocopie al “Combini” [come vengono chiamati i piccoli supermarket, ndE] e anche nelle vie interne di gente ce n’era parecchia come al solito. Mentre tornavo a casa dopo il lavoro, erano le 18 passate da poco, ho notato che i negozi cominciavano a chiudere. Per evitare il più possibile i black-out programmati, il Governo giapponese ha chiesto a tutti di dare una mano a risparmiare energia elettrica. Quindi i negozi chiudono un po’ prima e l’intensità del traffico ferroviario viene diminuita leggermente. Il che significa che, invece di esserci un treno ogni 3 minuti, ce n’è uno ogni 5 (Linea Ginza). Oppure invece di un treno ogni 7 minuti, uno ogni 10 (Linea Toyoko), ecc. Poi prima di tornare a casa – scrive ancora il blogger – sono passato dal supermercato, ad Okurayama, per fare un po’ di spesa. C’era tutto in grande quantità, mancava solo il latte fresco”.

Da Tokyo riceviamo anche una mail: “We are all safe and fine. Earthquakes are quite scary. I was surprised the earthquake when I was go to cityhall for volunteer. (Now, I am teaching a foreign student in Japanese once a week). On the way I saw a telegraph pole shaking. I felt strong worry my family. At once, I came back home. I felt horrible at the successive earthquake. But I think the media reports exaggerated. We need that keep cool in the face of danger. Kind regards. Kazuyo”

Woolner conclude: “I giornalisti sono importanti. Se non lo fossero, non me ne occuperei, perché non mi interesserebbe. Sono importanti quanto i dottori, i soldati e i vigili del fuoco. E spesso vengono pagati significativamente meno di queste altre categorie. I bravi giornalisti sono eroi. I cattivi giornalisti, però, come i cattivi dottori, i cattivi soldati e i cattivi vigili del fuoco rendono il mondo un posto peggiore in cui vivere”.