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Diritto di critica | March 30, 2020

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"Il nostro tempo è adesso", i precari scendono in piazza - Diritto di critica

“Il nostro tempo è adesso”, i precari scendono in piazza

“Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo”. Inizia così l’appello di giovani precari che hanno deciso di scendere in piazza a Roma, nella speranza che succeda lo stesso anche in altre città italiane il 9 aprile contro un sistema che emargina le nuove generazioni e sulle quali ricadono gran parte dei costi della crisi.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita”, spiegano i promotori della manifestazione. Non un capriccio ma necessità concrete.

Il desiderio è uno solo: non più solo resistere e non fuggire all’estero, ma alzare la voce per far sentire che i giovani esistono e non vogliono più farsi chiamare “bamboccioni” dalle generazioni più anziane, prime responsabili di un’Italia che non sa valorizzare la sua risorsa più importante. “Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale”, sostengono i promotori. “Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli”. Infatti, quella dei trentenni di oggi è ancora chiamata “Generazione 1000 euro”, ma in realtà la cifra a tre zeri è ormai solo un’utopia. Il salario medio dei neo laureati, quelli del 2010, è di 827 euro (fonte: Agenzia di Recruitment Bachelor). Ben trecento euro in meno rispetto al 2008, quando la retribuzione era di 1.120 euro.

All’appello hanno aderito volti noti come gli attori Valerio Mastandrea e Jasmine Trinca, il sociologo Luciano Gallino e anche l’astronauta Umberto Guidoni. Ma soprattutto hanno aderito migliaia di precari di tutti i settori: giornalisti, universitari, avvocati, sindacalisti e stagisti.

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