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Diritto di critica | September 26, 2020

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L'editoriale - L'ipocrisia della missione in Libia - Diritto di critica

Le guerre non sono tutte uguali. I valori non sono tutti uguali. I diritti umani non sono tutti uguali. L’ipocrisia sì, quella invece di solito è molto simile al variare dei soggetti. Questa guerra – quella contro la Libia – ne è un chiaro esempio. Una perfetta manifestazione di ipocrisia internazionale, diffusa, accettata e smerciata come “missione umanitaria” ai rispettivi elettorati delle nazioni chiamate a partecipare.

E’ ovvio – diciamolo subito, a scanso di equivoci – era intollerabile lasciar massacrare il popolo libico dalle milizie di Gheddafi e forse si è agito anche troppo tardi. Ma quando scrivo che non tutti i diritti umani sono uguali né lo sono le guerre, il riferimento non è ai massacri perpetrati in queste settimane dal rais quanto ai lager la cui costruzione in Libia per anni è stata sostenuta e avallata dal nostro Occidente, dalla nostra Italia e dall’Europa. Budelli infernali dove rinchiudere le centinaia di migliaia di migranti intercettati nel deserto. Caricati dentro enormi container di lamiera rovente, giovani, donne e bambini affrontavano decine di ore di viaggio verso prigioni in cui venivano incarcerati senza sapere se e quando sarebbero usciti.

Abbiamo viaggiato dalle 16:00 alle 13:00 del giorno dopo. Durante il giorno ogni volta che l’autista faceva una sosta per mangiare noi rimanevamo chiusi dentro il rimorchio sotto il sole. Mancava l’aria e tutti si alzavano in preda al panico perché non si respirava […] Tra i cento migranti arrivati a Sebha nel container c’è anche una famiglia di Sikasso, in Mali. Padre, madre e bambino. Arrestati tre giorni prima, a Ghat, alla frontiera con l’Algeria. (Fortress Europe).

 

Molti racconti riportano di torture sistematiche stupri. E già nel 2004, un rapporto della Commissione europea parlava di almeno 47 voli di rimpatrio finanziati dall’Italia.

In Tunisia sono almeno 13 le prigioni per i “respinti”. L’Europa le conosce una per una. Alla vigilia dei tanto declamati “pattugliamenti congiunti” tra Italia e Libia, invece, alcuni osservatori europei visitarono le prigioni per i migranti nel deserto ma nessuno espresse un giudizio particolarmente critico. Un silenzio pilatesco che cozza con le centinaia di testimonianze sulle atrocità commesse in quei centri.

Ci sono poi le decine di migranti abbandonati dalla comunità internazionale nelle mani dei trafficanti di esseri umani sulle alture del Sinai. Tutti conoscono la loro esatta posizione ma nessuno interviene. I loro carcerieri chiedono ottomila euro per ogni prigioniero, in cambio della libertà. Una situazione di stallo che perdura dall’ottobre scorso e che ha visto uccisioni, torture e sparizioni funzionali all’espianto coatto degli organi.

Per queste centinaia di migliaia di persone – tante ne sono passate negli anni nelle carceri libiche e chissà quante altri sono morte di stenti e sete nel deserto – il mondo non ha mosso mai un dito, anzi, ha tollerato, si è voltato dall’altra parte. Nessun raid militare è stato lanciato per difendere i più deboli e costringere i rispettivi tiranni a non commettere atrocità nei confronti di migranti che prima di essere “clandestini” sono persone. Nel silenzio internazionale sono stati firmati trattati come quello italo-libico che ha sancito queste atrocità, lavandosi le mani della sorte del popolo migrante e approvando – di contro – i respingimenti. Una situazione che ha permesso al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di dichiarare: “Nel 2010 gli sbarchi sono diminuiti dell’88%”. Adesso però, bombardiamo in nome e a difesa del popolo libico. Certo, non dei migranti che in Libia sono stati imprigionati, torturati e uccisi durante tutti questi anni. Per loro non abbiamo mai sparato e non spareremo, per ricalcare le parole di Berlusconi.

Ci sono poi i conflitti in Paesi come la Somalia, dove stragi e massacri sono all’ordine del giorno. Nemmeno qui alcuno stato europeo da anni alza un dito. Anzi, i somali spesso finiscono nel carnaio delle carceri libiche, finanziate dagli occidentali. Per cambiare continente, infine, un Paese puntellato di fosse comuni è anche la Cecenia (nella foto) di Vladimir Putin e Ramzan Kadyrov. Qui la no-fly zone è di un altro tipo: è certo che alcun caccia americano, britannico, francese o italiano volerà mai per far rispettare i diritti umani.

Comments

  1. Barbara

    Non lasciateci nell’ignoranza! Non fate come le altre testate giornalistiche che parlano di questi accadimenti solo in specifiche occasioni. Queste notizie sono da divulgare sempre e comunque anche in tempo di “presunta” pace. E’ giusto Sapere anche per avere un approccio diverso con coloro che “invadono” la nostra nazione. Gli italiani sono spaventati, a ragion veduta, dall’interminabile flusso di clandestini sulle nostre coste. La Politica tace, non si pronuncia, non giustifica alla nazione i motivi di determinate scelte, non ha un dialogo diretto con la gente comune che di politichese sa ben poco. I giornali pubblicano la notizia e a volte non si capisce se sia piu’ per informare o per il gusto recondito di creare il panico. In ogni modo e’ sotto gli occhi di tutti che quando si decide di “promuovere” una o l’altra guerra la gente non e’ apatica, in qualche modo viene sensibilizzata anche se a volte pare distratta. Ma se nessuno ne parla, nessuno dei cosidetti mass media si prende l’onere di raccontare, anzi di bombardarci di informazioni su cosa accade veramente oltre i nostri confini, come possiamo noi sapere. Credo che con un maggiore flusso di informazioni gli italiani comincerebbero a guardare in maniera diversa allo straniero anche se ovviamente questo non risolverebbe il problema del flusso migratorio a cui la nazione si sta sottoponendo..per quello servirebbe una buona politca (internazionale) ma questa e’ un’altra storia.