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Diritto di critica | May 23, 2019

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"Test di verginità" e torture: l'Egitto contro le donne scese in piazza - Diritto di critica

“Test di verginità” e torture: l’Egitto contro le donne scese in piazza

Chiedevano partecipazione, rivendicavano i diritti per cui loro stesse erano scese in piazza nei giorni della rivolta anti-Mubarak:  per questo sono state arrestate e torturate. Botte, scariche elettriche, umiliazioni e “test di verginità” sotto la minaccia di essere incriminate per prostituzione: il destino di almeno diciotto donne egiziane, fermate dai soldati dopo aver preso parte ad una manifestazione in Piazza Tahrir  fa pensare ad anni che sembravano essere stati spazzati via dalle rivolte e che invece si ripresentano anche oggi, una volta spenti gli entusiasmi di quella rivoluzione che ha sollevato il popolo egiziano.

Le donne sono state arrestate il 9 marzo nel corso di una protesta pacifica contro la mancata partecipazione femminile nella stesura delle modifiche alla Costituzione egiziana: una situazione, questa, che aveva spinto molte delle donne che avevano avuto ruolo attivo nelle rivolte a votare no al referendum di modifica della Costituzione, a costo di passare per nostalgiche del regime di Hosni Mubarak. L’esclusione del mondo femminile dai nuovi organi costituzionali era infatti stata letta come un’esplicita volontà di rinnegare i valori stessi per cui uomini e donne, insieme, erano scesi in piazza: libertà, democrazia e parità di diritti. Gli arresti paiono aver amaramente confermato quest’impressione. «E’ un segnale estremamente negativo – ha affermato al riguardo Riccardo Noury, portavoce italiano per Amnesty International intervistato da Diritto di Critica– perché significa che le donne che sono state protagoniste del cambiamento sono state rimesse nel posto dove la cultura dominante le vuole tenere, cioè lontane dalle piazze. Gli arresti e le torture abbassano la dignità umana e appaiono come una punizione specifica contro le donne in quanto tali, proprio perché hanno osato prendere la parola e chiedere un cambiamento».

Chi di loro è stata arrestata, ha parlato di trattamenti brutali e denigratori: hanno denunciato di essere state picchiate, spogliate e perquisite in stanze con porte e finestre aperte mentre soldati uomini le fotografavano, minacciando implicitamente di rendere pubbliche le immagini. Successivamente sono state sottoposte da un medico ad un “test della verginità”. «Questo test  – ha affermato al riguardo Amnesty International – costituisce tortura quando è eseguito con la forza o sotto coercizione. Costringere le donne a sottoporvisi è profondamente inaccettabile. Il suo obiettivo è degradare le donne in quanto tali. Tutto il personale medico dovrebbe rifiutarsi di prendere parte a questi cosiddetti test».

Rasha Azeb, una giornalista arrestata insieme alle altre donne, ha riferito ad Amnesty International di essere stata ammanettata, picchiata e insultata: le prigioniere sarebbero state dapprima portate in un locale del Museo del Cairo, e poi percosse,  colpite con l’elettricità al petto e alle gambe e chiamate “prostitute”. «Sentivo le urla delle detenute mentre venivano torturate», ha raccontato all’organizzazione per i diritti umani. Una denuncia simile a quella di Salwa Husseini, 20 anni,  condotta con le altre nel carcere militare di El Heikstep, nel Cairo: secondo la sua testimonianza le donne trovate “non vergini” sarebbero state accusate di prostituzione. Una donna che aveva dichiarato di essere vergine, e per la quale il test ha provato il contrario, è stata colpita con ulteriori scariche elettriche. Delle diciotto arrestate, Rasha Azeb è stata rilasciata a poche ore dall’arresto assieme ad altri colleghi giornalisti, mentre le altre sono comparse l’11 marzo davanti ad un tribunale militare e rilasciate due giorni dopo. Solo alcune di esse sono state condannate ad un anno di carcere, ma la pena è stata sospesa. Salwa Hosseini invece è stata giudicata colpevole di distruzione di proprietà pubblica e privata, ostacolo alla circolazione, possesso di armi e “condotta disordinata”. «Si tratta di un reato penale con una sfumatura morale – spiega Noury – e di un mezzo per gettare discredito sulle donne che hanno manifestato: un po’ come dire a tutti “guardate, quelle che sono scese in piazza non erano donne per bene ma prostitute”. Un modo, insomma, per delegittimare la loro protesta e le loro richieste».

L’accaduto, su quale Amnesty International ha chiesto al governo egiziano di fare chiarezza, si configura come una vera e propria continuità con il regime di Mubarak. «Gli stessi soldati che a piazza Tahrir erano stati accolti come liberatori, adesso portano avanti queste deprecabili pratiche. – continua Noury – Per correggere la Costituzione bastano pochi giorni, ma per cambiare atteggiamenti radicati e accettati per decenni possono servire anni: tuttavia senza una presa di posizione netta e decisa del governo egiziano c’è il rischio che nulla cambi veramente. Ad oggi, – conclude Noury – l’unico segnale delle autorità verso episodi simili è la totale accondiscendenza e impunità per i colpevoli».

Comments

  1. Screener

    Signorina Erica Baduzzi, nessuno dovrebbe essere torturato in alcun modo, ne se colpevole ne se innocente di qualche reato. Ma ogni stato ha le proprie leggi che più delle volte si richiamano basi delle proprie culture e tradizioni. Proprio come “il suo stato”. Vede, raggiri, raccomandazioni, pedofilia legalizzata(ci siamo quasi), prostituzione, ecc, ecc.. è questa la situazione attuale in Italia. Ed hanno portato tutt’altro che benefici all’universo femminile, ma solo dato un mano a questo universo ad “autodegradarsi” usando come propulsore, appunto, quella “cultura + tradizione” da me prima puntualizzato.
    La degradazione è un fatto che parte prima di ogni cosa dai principi morali. Dall’indole dell’essere umano. Lo stato gioca sì, un ruolo preminente in questo contesto, ma la “materia prima”, le fonti sono e saranno sempre(lo spero) i principi della moralità. Sta solo allo stato scegliere, per il bene di chi creare le leggi.

    Sarebbe così gentile da potermi elencare , quali sono “i principi morali” su quali si basano le attuali leggi dell’occidente? Partendo dalle leggi fatte ad Hoc che consentono all’istigazione e al favoreggiamento alla mercificazione del corpo femminile arrivando al famoso 80% di false denunce per stupro(dati STAT), grazie al bombardamento mediatico da parte del nostro ministro delle pari opportunità? Tutto cio’ in nome della libertà. Libertà di chi sta su ovviamente. Ma questa è un altra storia, che Lei dovrebbe conoscere abbastanza bene da donna italiana.
    Probabilmente, se prima di scrivere il suo articolo, Lei avesse dedicato più di tempo viaggiando in quelle regione del mondo (per viaggi intendo a scopo di vedere, imparare e trarre le proprie conclusioni e non di bere l’acqua di cocco sotto l’ombrellone) probabilmente oggi, avrebbe un bagaglio di vita, da permetterle di scegliere se essere o meno intellettualmente onesta da non partecipare al mercato della disinformazione a scapito di chi legge. Ma probabilmente, Lei ha già scelto da che parte stare. Facendo sempre perno appunto, sul quel piccolo teorema “cultura + tradizione” a cui Lei appartiene.
    Cordiali saluti.

    • Erica Balduzzi

      Gentile Screener,
      apprezzo e condivido il suo commento, Ma non arrivo a comprendere cosa intenda quando parla di onestà intellettuale o meno o di disinformazione. In che modo esattamente avrei fatto disinformazione?
      Mi spiego meglio: trattare della condizione di degradazione in cui si trovano diverse donne egiziane significa forse dimenticare le altre forme di sfruttamento e mercificazione nel resto del mondo, Italia compresa? Ovviamente no.
      Tant’è che più di una volta, su questo giornale, la sottoscritta o altri autori/autrici hanno ampiamente trattato il tema del degrado della condizione femminile in Italia, e le linko alcuni esempi:

      http://www.dirittodicritica.com/2009/06/07/vittime-del-sistema-ovvero-la-dignita-rifiutata/
      http://www.dirittodicritica.com/2011/02/14/senonoraquando-donne-manifestazione-13411/
      http://www.dirittodicritica.com/2011/02/14/senonoraquando-donne-manifestazione-13411/
      http://www.dirittodicritica.com/2011/01/21/berlusconi-ruby-donne-lavoro/

      L’onestà intellettuale, a cui Lei si appella, dovrebbe portare chi legge a rendersi conto che Egitto e Italia sono due paesi troppo diversi perchè si possa metterli sullo stesso piano o paragonarli. Allo stesso modo, la stessa onestà intellettuale dovrebbe far capire che trattare dell’Egitto non significa sminuire i problemi italiani nè fare ‘disinformazione’, significa dare uno spaccato di un’altra realtà, altra dall’Italia e molto negativa. Ogni tanto, sforziamoci di guardare fuori dal nostro orticello.

      • Screener

        Gentile Dott.ssa Erica Balduzzi, cerco mi spiego meglio. Non ho in alcun modo detto che Lei non abbia mai trattato il tema della degradazione del genere femminile in Italia e colgo l’occasione per farle i miei complimenti. Anche se avrei qualche dubbio per quanto riguarda il tema “dell’autodegradazione” dello stesso. Il che sono cose assai diverse e che richiedono anali settoriali che vanno ben al di là della mera analisi pseudo-politica.
        Con questo voglio innanzitutto puntualizzare il fatto che il tema della tortura sia intoccabile e inammissibile, in qualsiasi epoca, stato, e forma di governo al mondo.
        Ma nel titolo nel suo articolo, lei cerca di mettere sullo stesso piano due argomenti che meritano particolare attenzione poiché hanno basi completamenti diverse: CULTURA+TRADIZIONE e POLITICA, che inevitabilmente si intrecciano, e spesso, tale intreccio può provocare anomalie per il raggiungimento di un equilibrio, ma MAI per lo sbaglio della PRIMA dovrebbe soccombere la SECONDA.

        Vede, come Lei appunto afferma, proprio perché sono due paesi molto diversi, credo si debba prestare delicatamente attenzione all’atto di descrivere ciò che non siamo in grado di vivere personalmente e quindi capire. Spesso, cercare di importare la cultura altrui evidenziando solo tutti i suoi difetti di fabbricazione, sia uno dei tasselli che compongono un processo che da circa 400 anni , grazie all’occidente, ha portato solo alla tirannia da parte di chi può permettersi ( in un determinato contesto politico-economico-sociale della storia), di afferrare il coltello dalla parte del manico.
        Ma molto probabilmente nella carta dei diritti fondamentali dell’uomo, gli americani & Co(noi inclusi) hanno preferito escludere tra tutti i diritti, anche il dovere per il rispetto della “cultura+ tradizione” altrui. Omologando il tutto, semplicemente “omogenizzando ” ogni cosa conforme la loro visione. Come ben possiamo costatare, oggi non siamo che USA versione 2.0
        Ripeto in modo meno mimetizzato . L’onestà è sopratutto portare agli occhi di chi legge, la possibilità vedere “ costumi + tradizioni” altrui in modo multilaterale, cercando di evidenziare “anche i benefici di questi ultimi all’interno del contesto sociale a cui si cerca di far riferimento.” Contesto al quale fanno parte non solo uomini ma anche donne, le quali sono partecipi anch’esse a benefici.
        Le ricordo che proprio per l’ineguaglianza di una cultura (tra l’altro molto più antica della nostra), abbiamo ancora un mondo che rispetta la prima legge naturale dell’evoluzione: LA DIVERSITA’ . Ogni contesto sociale trova il suo equilibrio in base alle proprie tradizioni, e il loro equilibrio, in questo caso “micro sociale” (la solidità della famiglia in primis ) dura da millenni, senza aver mai avuto bisogno di rincorrere a stratagemmi oramai, dichiarati falliti nel mondo occidentale.
        I miei cordiali saluti.