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Diritto di critica | April 6, 2020

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A Londra si discute, a Misurata si muore - Diritto di critica

A Londra si discute, a Misurata si muore

Parte per Londra il “gruppo di contatto” della Nato: Frattini-Westerwelle e Sarkozy-Cameron si scontrano sul post-Gheddafi. Il Pentagono rivendica fieramente di aver bombardato più degli altri: 883 raid dal 19 marzo ad oggi, “il 62% del totale”. Intanto a Misurata il massacro prosegue, otto morti e 24 feriti soltanto oggi.

Otto persone sono rimaste uccise e 24 ferite durante i bombardamenti delle truppe di Gheddafi su Misurata. Saadun, un testimone della città, racconta all’agenzia Reuters che “c’é stato un altro massacro: alcuni dei 24 feriti sono in condizioni gravi, hanno perso parti del loro corpo”. A Tripoli sei forti esplosioni accendono la notte, in risposta si alzano le scie dell’artiglieria contraerea del Rais: sotto attacco anche Sirte, città simbolo del regime. Dopo una settimana di guerra, la Libia è in stato di No Fly Zone, ma i bombardamenti non si placano. Perchè Gheddafi bombarda da terra, con mortai e carri armati già dislocati al riparo delle periferie cittadine: e perchè i raid occidentali, dopo aver “accecato” i radar nemici, bombardano in modo più o meno intelligente le città lealiste.

I morti aumentano, anche se la missione cambia pelle. Non più Odissea all’Alba, ma Protettore Unificato: sembrano due scherzi, invece no, sono veri, e confusi. Ora è la Nato a gestire l’applicazione della Risoluzione 1973 dell’Onu, e tutti i protagonisti cercano d’imporre la loro strategia. La Francia parte in quarta: a Londra arriverà “con una proposta seria e convincente”, come assicura Sarkozy, “gà discussa ed appoggiata da Cameron”. Un asso anglofrancese che a Roma non piace affatto. Ecco allora che Frattini annuncia “proposte e idee” condivise con Westerwelle, ministro degli esteri tedeschi (ormai ad un passo dalle dimissioni): tra queste, l’esilio di Gheddafi e una pace in grado di fermare subito il flusso di immigrazione verso Nord.

L’America sta a guardare, ma solo in apparenza. Il Pentagono segue un profilo basso, ma tiene a far sapere due cose: che nell’esercito libico le defezioni aumentano, e che il 62% dei bombardamenti sul paese sono targati USA. 883 raid aerei sulla Libia sono americani, su un totale di 1424 attacchi dal cielo effettuati dalla “coalizione di volenterosi” all’opera dal 19 marzo. Fieramente, Washington sottolinea che sa bombardare più di francesi, inglesi ed italiani messi insieme; aggiungendo che la sua intelligence sta lavorando proficuamente per sfoltire le file dei fedelissimi del rais. Come dire: “parlate pure, europei, che siamo sempre noi a togliervi le castagne dal fuoco”. In nome della pace.