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Diritto di critica | August 13, 2020

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Maldini a giudizio per “corruzione e accesso abusivo a sistema informatico” - Diritto di critica

Maldini a giudizio per “corruzione e accesso abusivo a sistema informatico”

Nel calcio ha collezionato trionfi in Italia e in tutto il mondo. Conosciuto e apprezzato anche per le qualità umane, spese in parte al fianco dell’Unicef, di cui è testimonial, Paolo Maldini è sicuro della sua innocenza. Si difenderà in giudizio dall’accusa di corruzione ed accesso abusivo a sistema informatico. L’ex capitano rossonero ieri era in tribunale, a Milano, quando il giudice per l’udienza preliminare (gup) Luigi Varanelli ha letto la sua ordinanza. Qualche stanza più in là, nel palazzo di Giustizia, c’era anche il presidente del Consiglio e del Milan, Silvio Berlusconi.

Secondo il pubblico ministero, Paola Pirotta, Maldini avrebbe dato soldi al funzionario dell’Agenzia delle Entrate Luciano Bressi, per aggirare i controlli fiscali e verificare (in modo illecito) la posizione tributaria di una persona (ancora da chiarire l’identità) nell’ambito di un’operazione immobiliare da realizzare in Toscana.

Presumibile per l’ex terzino della nazionale, nella peggiore delle ipotesi, una sanzione pecuniaria o la sospensione condizionale della pena, visto che Maldini è incensurato. Nell’articolo 319 c.p. (corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio) si fa riferimento al pubblico ufficiale che “riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, compiendo un atto contrario ai doveri d’ufficio”. La pena prevista, per tale fattispecie di reato, è la reclusione da due a cinque anni. Per il reato di accesso abusivo a sistema informatico o telematico, invece, è prevista la reclusione fino a tre anni (art. 615 ter c.p.).

Stando alle indagini degli inquirenti, fino al 23 giugno del 2009, l’ex capitano rossonero avrebbe corrotto Bressi offrendogli non solo l’onorario per lo studio (circa 40mila euro annui), ma anche la procura speciale della società costituita con la moglie Adriana Fossa (archiviata per lei l’accusa di corruzione), la ‘Velvet Sas’ da cui scaturivano, secondo il pm, “ingenti corrispettivi in nero (somma non inferiore a 185 mila euro)”. Paolo Maldini, assistito dall’avvocato Danilo Buongiorno, si è difeso sostenendo che sarebbe stato lo stesso funzionario dell’Agenzia delle Entrate a sottrarre soldi dalle casse della società Velvet.

Il processo avrà inizio il prossimo 21 giugno davanti alla decima sezione penale del Tribunale di Milano. Il gup Luigi Varanelli ha rinviato a giudizio altre 12 persone. In totale sono gli imputati sono 39 tra dipendenti dell’Agenzie delle Entrate e commercialisti, i quali avrebbero aiutato decine di imprenditori e titolari di società ad aggirare i controlli fiscali e ad ottenere trattamenti più favorevoli. Alcuni imputati, come lo stesso Bressi (che ha raggiunto l’accordo con la Procura restituendo circa 1 milione di euro), hanno scelto il patteggiamento, altri il rito abbreviato e quello ordinario.

Maldini era stato intercettato dagli agenti del nucleo di polizia tributaria della Guarda di Finanza il 26 gennaio del 2009 mentre chiedeva a Bressi di compiere un’indagine sulla posizione tributaria di uno dei soci della nascente società, che l’ex calciatore non conosceva e di cui forse non si fidava.

Anche il padre di Paolo Maldini, Cesare, insieme all’ex portiere dell’Inter Walter Zenga, ad Anaclerio Rocco, in arte dj Ringo, hanno sfilato nell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate a Milano 1, per incontrare Bressi, ma nessuno di loro risulta indagato. Luciano Bressi, ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate Milano 1, che si era ‘reinventato’ commercialista per i vip, è stato arrestato nel giugno del 2010.

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