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Diritto di critica | September 20, 2020

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Stagisti sfruttati, una legge per dire "basta!" - Diritto di critica

Stagisti sfruttati, una legge per dire “basta!”

Stage, stage e ancora stage. Non rimane molta scelta ad un giovane neolaureato che vuole tuffarsi nel mondo del lavoro. Basta fare un giro sul web tra i siti aziendali o sui più famosi aggregatori di offerte di lavoro per scoprire che non c’è altro per chi non abbia alcuna esperienza. Niente di strano se non fosse che le aziende ne approfittano per sfruttare veri e propri lavoratori a bassissimo costo, per poi rispedirli a casa al termine del periodo.

L’esercito di stagisti. Il popolo degli stagisti può contare su numeri veramente ampi: 300mila ogni anno, quasi l’1% della popolazione occupata. A questi si aggiungono i praticanti per l’accesso agli Ordini professionali. Si tratta di un esercito di giovani spesso utilizzati come veri e propri dipendenti e non come tirocinanti, cioè persone che devono essere seguite per imparare sul campo un lavoro. Veri lavoratori senza retribuzione né diritti. Per questo il Pd ha avanzato una proposta di legge, presentata alla Camera dal capogruppo in commissione Lavoro, Cesare Damiano con l’obiettivo “di stimolare le imprese a trasformare queste forme di lavoro in contratti a tempo indeterminato”. La stortura da correggere riguarda l’enorme turn over che non consente un reale e concreto futuro a questi giovani. “Nel biennio 1998-1999 c’erano in Italia 15mila stagisti e di questi il 46% trovava lavoro al termine del tirocinio”, ha spiegato l’ex ministro del Lavoro. “Dieci anni dopo gli stagisti sono diventati 53mila ma si sono dimezzati gli esiti positivi: solo il 26% trova oggi lavoro”.

Regolarmente sfruttati. Secondo uno studio condotto dall’Isfol insieme alla Repubblica degli Stagisti, lo scorso anno su un campione di quasi 3mila stagisti, solo il 2,3% ha avuto, al termine dello stage un contratto a tempo indeterminato. Nel 5,6% dei casi, invece, al termine dello stage è stato firmato un contratto a tempo determinato e nel 6,4% un contratto a progetto. Altri stagisti (il 6,8%) hanno mantenuto un rapporto con l’azienda, ma esclusivamente attraverso collaborazioni di tipo occasionale. Il 52,5% degli stage si è concluso con una semplice stretta di mano, mentre nel 17,4% dei casi con una proposta di proroga.

Un disegno di legge contro la precarietà. La proposta di legge rientra nella campagna del Pd «Tre proposte a precarietà zero». Nove mesi diviene il limite massimo per poter frequentare stage o tirocini. Si fa divieto alle aziende di prendere stagisti per sostituire personale, in particolar modo in caso di maternità o ferie nel periodo estivo. Si introduce una borsa di studio obbligatoria pari al 40% del lavoro del dipendente e comunque non inferiore ai 400 euro, più spese di trasporto, buoni pasto e assicurazione infortuni. Per favorire l’assunzione, inoltre, sono previste anche agevolazioni contributive per le aziende.Violazioni gravi delle norme che regolano gli stage comportano la trasformazione del tirocinio in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Il ddl avanzato dal Pd riguarda anche la regolamentazione del praticantato. Sarà previsto un compenso equo ed un contratto che stabilisca in maniera chiara quali siano i diritti del praticante.

Non resta quindi attendere che il disegno di legge venga approvato dal Parlamento, se e quando avrà modo di discuterlo in Aula, tra un “processo breve” e una “riforma della Giustizia”.

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