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Diritto di critica | September 26, 2020

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Dopo la rivoluzione, il turismo in Tunisia riparte dal couchsurfing - Diritto di critica

Dopo la rivoluzione, il turismo in Tunisia riparte dal couchsurfing

“Dopo che è scoppiata la rivoluzione, volevo cancellare il biglietto aereo: la stampa mondiale diceva che la Tunisia non era sicura per i turisti. Ma il mio amico Mohamed mi ha consigliato di partire tranquillamente, perché il paese si sta avviando verso la stabilità”. Sema, appena tornata a Smirne (Turchia), racconta la sua esperienza di “couchserfer” in Tunisia. “Non ero mai stata in Tunisia, prima della rivoluzione, ma so che in passato le persone non potevano esprimersi né comprare i libri vietati dal regime; ora, invece, i tunisini possono parlare e leggere i testi che desiderano.

Di notte, le strade sono meno sicure rispetto al giorno e un turista deve fare più attenzione, come accadrebbe in qualsiasi altro paese. Durante la rivoluzione, la gente non poteva uscire di casa, alcuni dormivano sul posto del lavoro, ora, invece, la Tunisia è sicura da visitare. Ho usato tutti i mezzi pubblici, treni, bus, taxi, senza alcuna paura”. Un paese che sta tornando alla stabilità, anche se alcune proteste continuano: “Alcuni manifestanti – racconta Mohamed, da Cartagine – hanno organizzato il “Kasba 3”, un sit-in, annunciato anche su facebook: tra le loro richieste, la restituzione dei soldi rubati alla nazione da parte del dittatore e della sua famiglia, la condanna dei cecchini responsabili degli omicidi durante la rivoluzione e l’indipendenza della giustizia”.

Così, i giovani tunisini ripartono dal “couchsurfing” (letteralmente “saltare da divano in divano”): basta iscriversi al sito, indicare le proprie disponibilità per ospitare ragazzi provenienti da altri paesi e unirsi ai gruppi delle città che si vogliono visitare. “Ho ospitato Mohamed a Smirne, lo scorso agosto – racconta Sema-, e poi lui mi ha invitato a Cartagine”. Quali sono i vantaggi?  “Si spende di meno, si ha la possibilità di visitare luoghi sconosciuti agli altri turisti grazie al contatto con la popolazione locale, si può conoscere davvero un’altra cultura, condividere la quotidianità con la gente del posto. Quella in Tunisia è stata la mia prima esperienza come surfista; prima, ho ospitato più di 20 persone provenienti da Francia, Germania, Inghilterra, Iran, Irlanda, Australia, Taiwan, Spagna. Ho intenzione di viaggiare ancora: a maggio andrò in Grecia e in Spagna”.  “Sono iscritto al couchsurfing dal 2008 – racconta Mohamed – finora ho viaggiato in Turchia e in Egitto. In Turchia c’ero già stato nel 2007, ma tornarci come couchsurfer è stata un’esperienza molto più forte. Sono partito durante il mese di Ramadam: era la prima volta che lasciavo la Tunisia durante il mese sacro e la gente del luogo mi ha offerto un’ospitalità impressionante”.

Inoltre, c’è la garanzia di viaggiare sicuri, “grazie a sistemi che verificano l’attendibilità dei singoli membri”. Così, il couchsurfing “può avere un impatto positivo sul turismo – continua Mohamed-: a causa dei disordini, il numero di turisti in Tunisia è diminuito fortemente e questo lo abbiamo notato anche attraverso i nostri profili. I vantaggi non riguardano tanto l’aspetto economico (il divano offerto a un visitatore comporta una prenotazione in meno negli alberghi), ma soprattutto  l’immagine del Paese: i turisti che vengono qui possono raccontare l’ospitalità della gente”. E dalla Turchia, i turisti arriveranno di sicuro: “Tra aprile e giugno, anche altri miei amici andranno in Tunisia – racconta Sema-. Noi turchi amiamo il popolo tunisino, ci lega un’amicizia storica, perché l’Impero ottomano ha protetto i tunisini dalla pressione spagnola; e dopo che hanno ottenuto l’indipendenza loro non ci hanno dimenticato. Inoltre, hanno una bandiera con luna e stelle, rossa e bianca, proprio come la nostra”.