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Diritto di critica | July 14, 2020

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Rom e Sinti, tra povertà e pregiudizi (I parte) - Diritto di critica

Rom e Sinti, tra povertà e pregiudizi (I parte)

L’8 aprile ricorre la Giornata Internazionale della nazione Rom, “Romano Dives”: una data scelta per ricordare il primo congresso internazionale del popolo Rom, tenutosi a Londra l’8 aprile del 1971, che vide nascere la Romani Union, la prima organizzazione internazionale Rom riconosciuta dall’ONU nel 1979. Ma la situazione del popolo Rom in Europa continua a risultare particolarmente spinosa: «non vorrei mai avere un campo Rom sotto casa» è una frase ricorrente e la parola “Rom”  fa pensare subito a baracche, sporcizia, povertà, delinquenza, e a tutta una serie di problematiche di controversa interpretazione, come la questione degli sgomberi forzati da un lato e la persistenza di forti pregiudizi dall’altro.

I ROM IN EUROPA. La popolazione Rom è considerata una delle minoranze più grandi e svantaggiate d’Europa: si stima che sul continente europeo vivano tra i 10 e i 12 milioni di Rom, divisi in diversi sottogruppi etnici (tra cui sinti, kalderash, kalè) e per la maggior parte stanziali: nell’Europa orientale e centrale il processo di sedentarizzazione è stato iniziato in epoca comunista, mentre nell’Europa occidentale persistono alcuni piccoli gruppi con uno stile di vita itinerante o semi-itinerante.  Si tratta comunque di dati approssimativi, in quanto spesso, come evidenziato da Leonardo Piasere presso la Commissione per i diritti umani del Senato il 20 aprile 2010, «molti degli appartenenti a questi gruppi mettono in atto strategie mimetiche allo scopo di essere assimilati al resto della popolazione», il che rende difficile il reperimento di numeri certi a proposito di questa minoranza.

In quasi ogni paese la popolazione rom risulta molto al di sotto della media nazionale per quanto riguarda gli indicatori di sviluppo umano: redditi bassi, peggiori condizioni abitative e di salute, disoccupazione diffusa e bassi tassi di alfabetizzazione. Amnesty International, nel rapporto “Lasciati fuori: violazioni dei diritti dei Rom in Europa” del 2010, ha evidenziato come queste condizioni non siano solamente diretto effetto della povertà e del degrado (campi spesso senza accesso a elettricità o acqua corrente, disoccupazione e conseguenti stili caratterizzati da forme di disagio sociale), ma anche di una serie di violazioni dei diritti umani che spesso impossibilitano i Rom ad inserirsi nel tessuto sociale dei singoli stati.

Emblematici in questo senso sarebbero gli sgomberi forzati, «eseguiti senza le adeguate garanzie e salvaguardie, – si legge nel rapporto Amnesty – senza quindi notifiche date in tempo utile, senza una consultazione preventiva con la comunità da sgomberare, senza  prevedere rimedi legali, né un’adeguata sistemazione alternativa e un risarcimento» e che finiscono  per compromettere qualunque tentativo di inserimento sociale, perché «le vittime possono perdere i loro beni, i contatti sociali, il posto di lavoro, devono interrompere gli studi e sono spesso a rischio di ulteriori violazioni dei diritti umani.  Casi di sgomberi forzati sono stati identificati da Amnesty International almeno in Grecia, Italia, Bulgaria e Serbia». Una situazione a cui spesso di aggiunge anche una discriminazione di razza che «nega sistematicamente ai rom pari opportunità, equo trattamento e pieno godimento di tutti i loro diritti» e confermata da una ricerca del Centro Europeo per i diritti dei rom (European Roma Rights Centre – Errc) condotta nel 2006 su 402 uomini e donne, che dimostrava come a due terzi di essi fosse stato rifiutato un lavoro proprio in quanto rom.   

LA RISOLUZIONE UE. E’ proprio a fronte di questa situazione che l’Unione Europea all’inizio di marzo ha stilato un documento per stabilire standard minimi obbligatori per favorire l’integrazione sociale, economica e culturale della popolazione Rom europea. La risoluzione – approvata con 576 voti a favore, 32 contrari e 60 astensioni –  ha sottolineato in particolar modo il “livello intollerabile di esclusione” di questa etnia in Europa: da qui, la richiesta di strategie per permettere ai Rom un effettivo accesso nel mondo del lavoro e la spinta ai governi nazionali per inserire nei sistemi scolastici più mediatori culturali e insegnanti Rom,  oltre all’ipotesi di creare enti europei di sostegno ai singoli stati nazionali per garantire un utilizzo più proficuo dei fondi già disponibili. I deputati a Strasburgo hanno chiesto inoltre la possibilità di sanzionare i paesi membri che non rispetteranno gli standard previsti in materia di lavoro, educazione e politica abitativa, perché «le discutibili operazioni di rimpatrio di cittadini rom verificatesi in vari Stati membri hanno contribuito a creare un clima di paura e inquietudine fra la popolazione rom e hanno anche avuto l´effetto di aver portato a livelli preoccupanti il razzismo e la discriminazione»: la strategia europea prevede quindi la lotta a qualunque tipo di atto che violi apertamente i diritti umani, inclusi «la discriminazione, la segregazione, i discorsi d´incitazione all´odio, il profiling etnico, il rilevamento illegale delle impronte digitali, nonché lo sfratto e l´espulsione illegali».

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