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Diritto di critica | March 20, 2019

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Seconda generazione dei migranti, “presto un nuovo spazio per far valere i nostri diritti” - Diritto di critica

Seconda generazione dei migranti, “presto un nuovo spazio per far valere i nostri diritti”

“Noi giovani immigrati crediamo in questo paese e lottiamo per rimanerci. Stiamo creando uno spazio dedicato alla G2 (seconda generazione), all’interno del Forum nazionale immigrazione del Pd: una rete che non si limiti a chiedere la cittadinanza, ma che possa creare un’alleanza con i ragazzi italiani, grazie alla mediazione di un partito capace di ascoltarci”. Samia, nata a Khouribga, in Marocco, ma “italianissima”, laurea in sviluppo e cooperazione internazionale all’Università di Bologna (“ora sto seguendo la specialistica alla Sapienza”), collaboratrice della Rete Primo Marzo e del Forum nazionale dell’immigrazione del Pd, racconta la sua battaglia “per riconoscere gli immigrati di seconda generazione come parte integrante della società”.

Un impegno iniziato durante gli anni delle scuole superiori (presso l’Istituto professionale commerciale -tecnico Cattaneo, a Modena, con il 30% di studenti immigrati): “Ho iniziato a farmi delle domande sulla mia identità – racconta Samia – e sono entrata a far parte della Commissione intercultura (formata da alunni e insegnanti), per favorire l’accompagnamento e l’integrazione degli studenti stranieri”.

Una battaglia complicata, “gli immigrati stessi spesso non mi ascoltavano, perché essere coinvolti in questi progetti significa sottolineare che sei straniero e molti hanno paura”. Durante gli studi universitari l’interesse per l’immigrazione va di pari passo con quello per la cooperazione internazionale, due settori che Samia cerca di unire nella sua tesi di laurea, “La migrazione come fattore di sviluppo tramite la cooperazione internazionale”, preparata in parte in Marocco: “Sono stata per tre mesi a Rabat – racconta -, appoggiandomi al Ministero responsabile della comunità marocchina residente all’estero: un modo per conoscere meglio il mio paese d’origine, oltre che per sperimentare il rapporto tra Marocco e Italia”.

Tornata a Modena, inizia la collaborazione con la Rete Primo Marzo e, tramite quest’ultima, con il Forum immigrazione del Pd: l’attenzione si concentra soprattutto verso il mondo giovanile, perché “parlare di immigrazione è diverso dal parlare di G2: io non ho gli stessi problemi dei miei genitori, sono un passo avanti e chiedo la cittadinanza”.

Così, all’interno del Forum, “nasce l’esigenza di uno spazio per i giovani immigrati, in cui far sentire la propria voce e avere una maggiore visibilità”: una sorta di rete “politica”, perché “l’appoggio di un partito è fondamentale per poter essere maggiormente ascoltati”: a differenza della già esistente rete G2 (“troppo astratta, poco palpabile”), si tratterà di “una rete strutturata, che possa creare spazi di incontro per poter esprimere le proprie esigenze”. Iniziando dal superamento “del binomio immigrato – forza lavoro, per far capire che dietro ogni straniero c’è una persona, un progetto di vita, un’appartenenza culturale e sociale”.

Stessi obiettivi perseguiti dalla “Voce araba” (programma di Radio Popolare), “che racconta il mondo arabo presente in Italia, cercando di superare gli stereotipi”. Non solo. Dopo le rivoluzioni, “cerchiamo di dare un’informazione diversa dagli altri media – aggiunge Samia. – Quello che è accaduto nei paesi arabi mostra come l’Occidente sia riuscito a inculcare i suoi principi e a modificare, positivamente, le società tradizionali”. Rispetto a Egitto e Tunisia, “il Marocco è una monarchia e ha maggiore stabilità politico-sociale: il popolo marocchino (soprattutto le generazioni passate) è abituato alla figura del monarca e quasi ne ha bisogno; inoltre l’attuale re, Mohamed VI (“il primo a mostrare in pubblico sua moglie”) ha compiuto importanti passi in avanti: nel 2004, con il nuovo codice civile della famiglia, ha introdotto la possibilità per la donna di chiedere il divorzio; e l’obbligo, in caso di poligamia, del permesso della prima moglie e di condizioni economiche che consentano il mantenimento di più mogli”.

Perché allora le proteste? “I giovani hanno protestato contro la corruzione (dovuta a una serie di condizioni culturali, precedenti al re), la disoccupazione, lo scarso investimento sul settore pubblico (soprattutto sanità e istruzione). Uno dei maggiori problemi è costituito dalla bassa partecipazione politica del popolo, dovuta a una totale sfiducia nei confronti del governo: i giovani non vanno a votare perché pensano che sia tutto prestabilito, che sia il re a decidere”. Con le proteste, “hanno chiesto una maggiore democrazia, più potere al popolo e al Parlamento. Perfino il cugino del re, che vive in America, li ha appoggiati”. Ma in Marocco “non si può parlare di rivoluzione, bensì di richieste di riforme e di cambiamento, da interpretare alla luce “delle contraddizioni di un paese in grande sviluppo, che sta cercando di conciliare i valori della globalizzazione con gli ideali dell’Islam”.