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Diritto di critica | October 25, 2020

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La proposta Pdl: all'indice i libri di storia "comunisti" - Diritto di critica

La proposta Pdl: all’indice i libri di storia “comunisti”

I testi scolastici sono troppo comunisti. Non solo i giudici e i giornalisti: ora nel mirino del Pdl finiscono anche i libri di scuola, accusati di «gettare fango su Berlusconi» e di nascondere «tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le giovani generazioni a fini elettorali», fornendo agli studenti una visione di parte della storia e dell’attualità. Al fine di verificare, appunto, l’imparzialità dei libri di testo è stata chiesta da 19 deputati Pdl, capitanati da Gabriella Carlucci, l’apertura di una Commissione d’inchiesta, in un progetto già depositato alla Camera il 18 febbraio scorso e assegnato alla Commissione cultura il 14 marzo.

All’indice dunque i testi scolastici che «si trasformano in fabbriche di pensiero partigiano, osannando l’attuale schieramento di sinistra e gettando fango sui loro avversari», grazie ai quali «in Italia, negli ultimi cinquant’anni, lo studio della storia è stato spesso sostituito da un puro e semplice tentativo di indottrinamento ideologico, retaggio dell’idea gramsciana della conquista delle ‘casematte del potere’ che si e’ propagato attraverso l’insegnamento della storia e della filosofia nelle scuole». Il testo della richiesta depositato alla Camera propone anche un elenco di libri e di esempi di faziosità antiberlusconiana: uno di essi è il testo ‘Elementi di storia’ di Camera-Fabietti (edito da Zanichelli), che nell’ottica Pdl sosterrebbe l’orrore dei gulag sovietici in nome del tentativo utopico di tradurre concretamente l’ideologia comunista. Ma il vero problema evidenziato dai deputati Pdl riguarda la storia più recente, a partire dalla caduta del Muro di Berlino: «con la fine dell’ideologia comunista in Italia – si legge nella premessa alla proposta – i tentativi subdoli di indottrinamento restano tali e anzi si rafforzano e si scagliano contro la parte politica che oggi è antagonista della sinistra». Vale a dire, Berlusconi e i suoi. E il testo maggiormente sotto accusa da questo punto di vista – accanto a ‘La storia’ di Della Peruta-Chittolini-Capra (Le Monnier) e a ‘L’eta’ contemporanea’ di Ortoleva-Revelli (edito da Bruno Mondadori) – è di nuovo ‘Elementi di storia’ di Camera-Fabietti, reo di descrivere Rosy Bindi come una «combattiva parlamentare» e Silvio Berlusconi come colui che nel ’94 ha portato l’Italia «a un passo dal disastro»: nel testo scolastico infatti si legge che «l’uso sistematicamente aggressivo dei media, i ripetuti attacchi alla magistratura, alla Direzione generale antimafia, alla Banca d’Italia, alla Corte costituzionale e soprattutto al presidente della Repubblica condotti da Berlusconi e dai suoi portavoce esasperarono le tensioni politiche nel Paese».

La nuova proposta Pdl ha generato parecchie polemiche. E anche, inutile dirlo, parecchi plausi. A partire proprio dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che ha evidenziato come il problema dei libri di testo ricorra frequentemente. La proposta dei 19 deputati Pdl, in attesa di essere esaminata, è stata sottoscritta anche da altre persone, tra cui il capogruppo Pdl in commissione Cultura, Emerenzio Barbieri.

E le reazioni dell’opposizione e del mondo della scuola non si fanno attendere: la deputata Pd Vittoria Franco definisce la proposta il simbolo di una politica che «vorrebbe vorrebbe una scuola pubblica di regime, completamente asservita al potere del governo», mentre è più scettica l’europarlamentare Pd Deborah Serracchiani, secondo la quale «a sparate del genere non crede più nessuno, anzi quella dei libri comunisti è una storia ormai tanto vecchia e consunta da non reggere più nemmeno come balla. La strumentalità dell’operazione è pure assai mal dissimulata, visto che si suonano ora le trombe per un progetto di legge presentato tre mesi fa». I rappresentanti dell’Unione degli Studenti si dichiarano invece «sinceramente sbigottiti da come si possa costruire un allarme e un livello di fantasticazione tale per distogliere l’attenzione dei problemi reali della scuola», aggiungendo che la proposta dei deputati Pdl ricorda «una censura che de facto ricalca lo stile delle dittature fasciste».