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Diritto di critica | July 6, 2020

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Il business dell'ippica: le mani dei boss su corse clandestine e scommesse - Diritto di critica

Il business dell’ippica: le mani dei boss su corse clandestine e scommesse

Si corre sulle tangenziali, sulle strade periferiche poco frequentate. Di notte, oppure all’alba. Ogni corsa è seguita all’incirca da duecento persone e le scommesse volano, con puntate che variano dai 30 ai 100 euro. I cavalli possono valere dalle 1000 alle 4000 euro, hanno un’età media di 5 anni: arrivano dal nord e dall’est dell’Europa, dalla Spagna, oppure sono i trottatori più scarsi degli ippodromi, quelli che legalmente non vuole più nessuno. Ma che possono rendere nel mercato illecito, quello sotterraneo delle corse clandestine: tirati allo stremo per due o tre anni e poi rivenduti o macellati, spesso per lo stesso prezzo per il quale sono stati comprati.

Come riportato nell’articolo di Claudia Mirto sull’ANSA, in ogni provincia italiana sarebbero all’incirca 1000 i cavalli impiegati in questo genere di corse, attorno a ciascuno dei quali graviterebbero almeno 3 persone, in un mercato che, nonostante le continue denunce degli animalisti, pare non conoscere crisi. I casi più frequenti sono stati registrati al sud Italia, dove negli ultimi tempi, come documentato da GeaPress (l’agenzia stampa che si occupa di maltrattamenti sugli animali), si sta diffondendo anche una nuova tipologia di competizione “diurna”, quella con i calessi da corsa. Le gare diventano dunque individuali, a cronometro e, soprattutto, perfettamente regolari: la circolazione dei mezzi a trazione animale è infatti autorizzata dal Codice della strada anche se a guidare è un minorenne e non sono previste che pene irrisorie  per chi li utilizzi a scopo di gareggiamento clandestino. Un business ben sfruttato dalla organizzazioni criminali, tanto più che in questa nuova tipologia di gara – meno evidente e plateale delle tradizionali gare notturne –  dimostrare che era in atto una competizione risulta particolarmente difficile.

E gli animali? Trattandosi di operazioni illecite, la maggior parte di essi viene tenuta nascosta in box o garage, incatenati al buio e senza spazio a sufficienza, spesso sedati per giorni interi in attesa della corsa. Prima delle gare vengono allenati nel traffico cittadino con frustate e suoni di clacson che li abituino al frastuono, e poi dopati, talvolta anche con cocaina, per elevare il livello della prestazione. Sono soltanto gli animali “vincenti”, quelli dei boss,  ad avere diritto ad una scuderia normale e ad un trattamento ‘umano’: gli altri sono solo macchine per far soldi, da eliminare quando non rendono più.

Un miliardo di euro l’anno: a tanto ammonta il giro d’affari globale delle corse clandestine. Un business che non accenna a diminuire, anzi, secondo i dati di GeaPress  si tratterebbe di un fenomeno addirittura in aumento in particolare nel sud Italia, dove a tenerne le redini sarebbero le organizzazioni criminali, facilitate da una legislazione scadente in materia. Le corse clandestine riuniscono infatti tutta una serie di reati -il maltrattamento prolungato, l’uccisione violenta, il doping, le scommesse illecite, la macellazione e la distribuzione clandestine-  per i quali tuttavia l’arresto non è previsto, oppure è facoltativo. Allo stesso modo anche le multe sarebbero particolarmente lievi e non tali da inibire il fenomeno: insomma, continuare conviene.

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