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Diritto di critica | August 14, 2020

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L'analisi - Crolla la fiducia, gli ultimi flop del governo - Diritto di critica

L’analisi – Crolla la fiducia, gli ultimi flop del governo

Ormai Berlusconi non lo dice nemmeno più. “Il mio governo gode del 60% della fiducia della gente”, dichiarava un anno fa. Poi nel febbraio del 2011 ha iniziato a ridimensionare i suoi “sondaggi”: “Il 51% degli italiani mi ama, gli altri sono comunisti”. Oggi evita di citare i numeri anche perché stonerebbero di fronte ai più attendibili sondaggi che danno la fiducia nel suo governo ai minimi storici: 23%, secondo i dati forniti dall’Ipr. Se si andasse a votare oggi il centro-sinistra riuscirebbe a prevalere di misura, mentre la coalizione governativa si attesterebbe ben al di sotto del 51% declamato dal premier due mesi fa. Un declino oramai inesorabile visto che il governo non sembra più in grado di dare risposte alle necessità della gente.

Non è un caso che la fiducia dei ministri che si sono esposti mediaticamente in questi ultimi mesi è in caduta libera. Dalla Libia alla finta emergenza immigrazione, passando per il “processo breve”, non c’è più sintonia con l’elettorato.

Crisi libica. Il governo non ha saputo dare risposte immediate. Prima non ha condannato immediatamente le violenze da parte del regime di Gheddafi, poi, nonostante la nostra posizione privilegiata nel Mediterraneo non è stato in grado di guidare prima una soluzione diplomatica e poi una soluzione militare. Sotto il primo profilo, l’unico intervento di Berlusconi degno di nota è quello del 19 febbraio: “La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno”. Dopo di ciò il nulla, mentre Franco Frattini, ministro degli Esteri dichiarava un giorno che un intervento militare sarebbe stato rischio, salvo poi correggersi il giorno dopo. E poi ci si è messo anche Ignazio La Russa, ministro della Difesa, a raccontare che il trattato con la Libia “è di fatto sospeso”. Una confusione tale che anche gli alleati hanno capito poco delle varie giravolte. Frattini ha più volte dichiarato che i nostri aerei non avrebbero partecipato alla missione, smentendosi a giorni alterni. Il risultato? Frattini è in caduta libera nei sondaggi, avendo dissipato in un anno quasi la metà delle preferenze. Oggi il suo operato piace solo al 20% degli italiani. Anche La Russa ha visto un crollo di 5 punti percentuali nell’ultimo mese, attestandosi solo al 30%, per un ministro che poco più di un anno piaceva alla maggioranza degli italiani (52%).

Migranti. Se è vero che le elezioni si avvicinano, sventolare lo spauracchio dell’uomo nero non ha funzionato. Negli occhi degli italiani ci sono quelle immagini vergognose di Lampedusa, l’incapacità del governo di trovare una soluzione. “Föra di bal” aveva urlato Umberto Bossi ai migranti che, per nulla spaventati, hanno continuato a sbarcare. “L’Europa non si prende le proprie responsabilità” hanno gridato per settimane Frattini e Roberto Maroni, ministro degli Interni. “Un’emergenza umanitaria”, hanno dichiarato in molti, tranne poi essere smentiti dai fatti e dalla stessa Europa. La Germania, senza colpo ferire, negli anni novanta si fece carico da sola di centinaia di migliaia di profughi provenienti dall’ex Jugoslavia. Oggi l’Italia da sola non è in grado di gestire 30mila migranti fuggiti dalla Tunisia. “Avremo un milione di profughi”, avvertì quasi due mesi fa Maroni. In realtà il flusso è semplicemente tornato ai livelli del 2008. Il risultato è che uno dei ministri più amati di questo governo, come il ministro dell’Interno, ha visto crollare la propria fiducia dal 62% di marzo al 56% di aprile. Ma anche le inutili urla di Bossi non fanno altro che fagli perdere 3% di fiducia in un mese.

Processo breve”. Una legge che riduce i tempi di prescrizione senza di fatto calendarizzare al meglio i tempi del processo. Così, la tanto acclamata riforma della Giustizia in realtà si è rivelata un bluff. Nessuna riforma, nessun processo breve. Solo una legge che riduce i tempi entro i quali lo Stato deve accertare un reato. Ma se il processo è lento perché ci sono pochi giudici, pochi cancellieri e perché manca l’informatizzazione degli archivi, in pratica aumenterà il numero di coloro che non avranno giudizio e tra questi rimarranno impuniti molti che hanno commesso reati. “La norma interessa solo lo 0,2% dei processi”, aveva dichiarato il 12 aprile il ministro della Giustizia. Ma allora perché perdere tempo per una cosa marginale, avranno pensato in molti. Così, anche il ministro designato premier dal Cavaliere, crolla nei sondaggi: -3% in un mese.

Mentre la fiducia del governo è in caduta libera e si attesta su minimi mai stati così bassi, nulla sappiamo della fiducia che il nostro Paese gode all’estero. Non ci sono percentuali o sondaggi che possano darci una qualche indicazione. Ma un Paese che grida “al lupo al lupo” sul fronte immigrazione, un Paese che tentenna di fronte alla crisi libica, un Paese governato da un premier che si occupa dei suoi problemi con la giustizia invece di dare risposte concrete agli elettori, che credibilità può avere?

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