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Diritto di critica | December 13, 2019

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Economia: Grecia e Portogallo alle corde, Francia e Germania divise dai dubbi - Diritto di critica

Economia: Grecia e Portogallo alle corde, Francia e Germania divise dai dubbi

Dalla Grecia trapelano voci di ristrutturazione del debito, il Portogallo alza bandiera bianca e chiede aiuti. L’Unione Europea si scopre fragile e sola di fronte ai debiti dei suoi figlioli prodighi, mentre da più parti si chiede di “abbandonare i naufraghi in mare”. Ma chi paga davvero i “buffi”?

Ristrutturazione del debito sovrano, ovvero “contiamo quanti debiti possiamo pagare davvero e quando, e diamo il benservito agli altri”. E’ questo, in sostanza, che si prepara a fare la Grecia, mentre arranca l’annunciato risanamento lacrime e sangue che ha portato proteste, scioperi generali e diversi morti negli scontri di piazza. Lo afferma un ministro greco senza nome e volto, che ha chiesto l’anonimato ai giornalisti tedeschi del “Die Welt”: testimonianza abbastanza attendibile, visto che lo stesso governatore della Banca centrale, George Provopoulos ha ammesso che “il Paese è ormai ad un punto critico”.

Il Portogallo non sta meglio. Il 7 aprile il governo di Lisbona ha ufficialmente chiesto aiuti finanziari a Bruxelles, da varare in tempi strettissimi per garantire la solvibilità portoghese a giugno, mese di “pagamento interessi”. La cifra richiesta all’Eurozona non è misera: dai 70 ai 90 miliardi di euro, di cui 15 dovrebbero rappresentare un prestito ponte. Cioè immediata copertura delle scadenze più urgenti, in particolare nei confronti delle banche portoghesi. In cambio del finanziamento, l’Europa chiede un risanamento serio in campo finanziario: condizione sofferta, perchè significa austerità e ristrettezze per i cittadini portoghesi – salvo naturalmente i dirigenti politici che ne hanno causato l’indebitamento negli anni. A marzo scorso, un simile piano di risanamento era stato rifiutato da Lisbona perchè troppo pesante. Ma ora è improbabile che si rifiuti qualcosa al “salvatore” Ecofin.

Anche perchè oggi il clima in casa Euro non è dei migliori. A parte la Scandinavia, dove avanzano partiti euroscettici reazionari, la stessa Francia si oppone alla ristrutturazione dei debiti dei paesi Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna…qualcuno include, ufficiosamente, anche l’Italia). Il ministro dell’Economia francese Christine Lagarde afferma che “ristrutturare il debito per i paesi in difficolta’, sarebbe catastrofico”: un simile provvedimento escluderebbe questi Paesi dai mercati finanziari per parecchio tempo, indebolendoli. Meglio un piano di “sostegno”, come quello già in corso da 80 miliardi di euro in tre anni ad Atene: ma è davvero sufficiente a salvare i naufraghi?

In Germania, patria della Banca centrale europea, sono in molti a tremare ad ogni scricchiolio di Portogallo e Grecia. L’esposizione tedesca verso i Pigs supera i 500 miliardi di euro: se questi ristrutturano il debito, gran parte di questi crediti saranno bruciati. Berlino quindi farà di tutto per salvare Atene e Lisbona, facendo pagare ai contribuenti tedeschi (ricchi e poveri) la tranquillità delle sue banche d’affari e dei suoi investitori. E forse questo costerà, a breve, la poltrona alla Merkel, che già nelle elezioni regionali di marzo ha perduto 3 Land chiave.

 

 

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