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Diritto di critica | December 14, 2019

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Articolo 1, il bluff di una riforma costituzionale inattuabile - Diritto di critica

Articolo 1, il bluff di una riforma costituzionale inattuabile

Il crollo del rapporto tra le istituzioni del Paese ha un nuovo episodio sensazionale, con gli onori della cronaca che si devono alle notizie più curiose del momento. Il deputato Remigio Ceroni (Pdl) ha pensato di esprimere il suo (personale?) dissenso nei confronti di Magistratura, Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica, presentando una proposta di modifica costituzionale dell’articolo 1 della Costituzione. Purtroppo per le lui, i principi fondamentali (i primi 12 articoli) non sono modificabili tramite l’ordinario metodo previsto (artt. 138 e 139 Cost.).

La proposta è di variare l’attuale assetto del comma 1 («L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro»)  con un improbabile «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale». Nella relazione di accompagnamento spuntano i motivi: “Non è un mistero che, oggi in Italia, i poteri del Parlamento e del Governo sono debolissimi e sono tenuti sotto scacco dalla Magistratura e dalla Corte Costituzionale e cioè da organi privi totalmente di rappresentanza politica (…) Né il Presidente della Repubblica, infatti, né il Governo, né la Corte Costituzionale, né la Magistratura – è il suo ragionamento – sono titolari della rappresentanza politica quale espressione della volontà del popolo sovrano, perché tali organi non vengono eletti dal popolo. Solo il Parlamento è organo elettivo statale di vertice“. Il deputato, sindaco di Rapagnano (FM), coordinatore regionale del Pdl nelle Marche e berlusconiano doc, ha dimenticato che il sistema italiano non si basa affatto solo sul Parlamento, ma sui tre poteri dello Stato, come in tutte le democrazie occidentali, e i rapporti tra poteri sono regolamentati da un sistema di “pesi e contrappesi”.

Negando il valore del Presidente (prima carica dello Stato non a caso) e della Consulta, automaticamente verrebbe meno il controllo costituzionalmente sul Parlamento. Un po’ come se per affermare l’importanza del sistema giudiziario fosse depotenziato il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura. L’attacco alla figura del Capo dello Stato (“Ho votato questo presidente della Repubblica ma non ho gradito alcune ingerenze al momento della formazione delle leggi – continua Ceroni – che influenzano il nostro lavoro”) è un’altra boutade di questa iniziativa: il Presidente ha sì l’ultima firma sui disegni di legge, ma usi e consuetudini (fonti del diritto evidentemente sconosciute al parlamentare marchigiano), oltre che opportunità politiche che si devono al ruolo, gli permettono di avanzare dubbi sulla costituzionalità e non sul merito, la cui responsabilità appartiene sì alle Camere.

Porre il Parlamento al di sopra degli altri organi, quindi, è un errore formale, ma pure sostanziale. L’iniziativa isolata di Ceroni (dimostrata dall’estraneità del gruppo Pdl e del suo Presidente Cicchitto) è destinata a perdersi nei banchi di Montecitorio, confermando la sua natura unicamente provocatoria. Ulteriore fumo negli occhi, insomma, in un insopportabile e quotidiano scontro tra attuale maggioranza e gli altri poteri fondamentali della Repubblica.

Comments

  1. andrea

    senza considerare che l’art. 1 è rubricato come “principi fondamentali” e quindi immodificabili anceh con il 100% dei voti delle aule!!

  2. Ferdinando MARINCOLA

    Inoltre mi sembra che il Presidente della Repubblica venga eletto dal Parlamento
    in seduta comune e dai rappresentati delle Regioni con obbligo di rappresentanza delle minoranze,con una maggioranza particolare per i primi tre scrutini.
    Questo non è forse espressione dell’espressione di voto popolare?