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Diritto di critica | July 14, 2020

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Reportage da Chernobyl, dove la morte ancora resiste - Diritto di critica

Reportage da Chernobyl, dove la morte ancora resiste

«Al villaggio raccontano che il Dniepr prima dell’esplosione d’inverno ghiacciasse. Dopo Chernobyl, non è più ghiacciato neppure una volta:  nei mesi freddi ora acquisisce una consistenza strana, quasi densa, tipo plasma». Alessio Franchina, 23 anni, è stato più di una volta in Bielorussia tramite “Aiutiamoli a vivere”, l’associazione che da anni organizza soggiorni terapeutici in Italia per i bambini bielorussi dopo l’esplosione alla centrale di Chernobyl. Il villaggio di cui parla è Komarin, poco meno di 1.500 abitanti, a 12 chilometri dall’inizio della tristemente famosa “zona di esclusione”, l’area altamente contaminata che si estende per un raggio di 30 chilometri attorno all’impianto. «Dai tetti delle case – aggiunge Franchina – di notte si vedono le luci della centrale».

PHOTOGALLERY DALLA CITTA’ FANTASMA

L’INCIDENTE. 26 aprile 1986, ore 1.24: un esperimento nella centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, al confine con la Bielorussia, provoca l’innalzamento incontrollato della temperatura nel reattore 4 dell’impianto, che a sua volta genera un’esplosione di incredibile potenza, tale da far saltare il tetto del reattore di più di 1000 tonnellate. «Non si saprà mai con esattezza l’entità della contaminazione, – si legge nel libro “Bugie nucleari della giornalista Silvia Pochettino, che ha raccolto le testimonianze del fisico sovietico Vassili Nesterenko e del ricercatore medico Yuri Bandazhevsky, incarcerato per sei anni a causa delle sue scoperte ‘scomode’ – si calcola che siano stati diffusi materiali radioattivi pari a 12 milioni di terabecquerel, circa 200 volte la bomba di Hiroshima». A portare le maggiori conseguenze dell’esplosione è la Bielorussia, sulla quale si deposita il 70% dei radionuclidi emessi. L’incendio alla centrale viene spento solo il 7 maggio: sono passati già dieci giorni, dieci giorni in cui il reattore ha bruciato ininterrottamente.

«Nei giorni successivi all’incidente– continua Franchina – anche Komarin è stata evacuata ». Gli abitanti del villaggio sono stati per un po’ da amici o parenti in altre aree della Bielorussia, ma poi sono tornati nelle loro case: in fondo il paese non era stato inserito nella “zona di esclusione”, quindi doveva essere sicuro.  «Non si vuole parlare dell’incidente, – continua Franchina – lo si considera passato. La gente non  è preparata sull’argomento ‘radiazioni’. Molti non hanno mai nemmeno capito perché fossero stati allontanati a seguito dell’esplosione: la radiazione non si vede, non si sente, non si percepisce».

LE EVACUAZIONI. Le evacuazioni delle aree nel sud della Bielorussia, per un raggio di 30 chilometri attorno alla centrale, iniziano soltanto il 3 maggio: sono più di 132.000 le persone costrette ad un esodo improvviso, senza spiegazioni e senza poter prendere con sé alcun effetto personale. La maggior parte di loro non farà mai più ritorno alle proprie case: interi villaggi nella zona delimitata vengono rasi al suolo, interrati o coperti di cemento,  oppure abbandonati per sempre. Persino la città di Pripjat’, a soli 2 chilometri dalla centrale, non è evacuata subito, ma dopo 36 ore.  Ora è una città fantasma. «C’erano 50.000 mSv/h quel giorno a Pripjat’ – si legge ancora nel libro della Pochettino – mentre il fondo naturale di radioattività non dovrebbe superare gli 0,11 mSv/h. […] Dei 45.000 abitanti della città a soli 2 km dalla centrale di Chernobyl, evacuati 36 ore dopo l’incidente, quanti sono ancora in vita? […] Dai dossier resi pubblici anni dopo risulta che 15.000 di loro siano stati ospedalizzati a Kiev nei giorni immediatamente successivi la tragedia per gravi problemi respiratori e neurologici, ma poi rimandati a casa perché “ricoverati per errore”». I dossier a cui si fa riferimento sono 40 protocolli “assolutamente confidenziali” con i quali il Pcus  e il ministero della Sanità e della Difesa dell’Urss hanno imposto il segreto militare sulle informazioni concernenti il disastro nucleare e prescritto le norme comportamentali da assumere dinanzi agli effetto sanitari dell’incidente: prima tra tutte, dissimulare le dosi di radiazioni ricevute dalla popolazione e non indicare in nessun referto medico la diagnosi di “malattia acuta da irraggiamento”.

Komarin, come la maggior parte degli altri villaggi nella zona, è un paese rurale. «Prima di partire dall’Italia – aggiunge Franchina – l’assistente sanitario ci aveva sollecitati a non mangiare latte, derivati, pesce o cibo coltivato in loco: ma come facevamo? Non c’era altro». Al rientro in Italia dopo le due settimane a Komarin, i volontari dell’associazione registrano altissimi livelli di cesio nella tiroide, parecchio oltre la norma. Non avevano assunto prima di partire le pastiglie di iodio che evita l’accumulo di cesio: «al ritorno il medico ci ha consigliato di bere moltissima acqua, così da riportare i valori a livelli normali. Ma se è stato così dopo due settimane, figuriamoci per le persone che vivono lì da anni».

GUERRA DI DATI. I dati sulle conseguenze sanitarie delle radiazioni a seguito dell’incidente di Chernobyl sono contrastanti. «Definire con esattezza gli effetti di un disastro nucleare come quello di Chernobyl – spiega Silvia Pochettino, intervistata da Diritto di Critica – è difficile perché essi non sono né immediati né omogenei e soprattutto perchè il pericolo radioattivo non è percepito dalla popolazione». Il Chernobyl Forum – al quale parteciparono l’IAEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica), altre organizzazioni dell’ONU (FAO, UN-OCHA, UNDP, UNEP, UNSCEAR, OMS), la Banca Mondiale e le autorità di Russia, Bielorussia ed Ucraina – nel 2005 stabilì che il bilancio delle vittime di Chernobyl era di 31 morti durante l’incendio, 200 colpiti da irraggiamento acuto e 2000 tumori tiroidei, curabili. Altri 4.000 sarebbero i morti ‘presunti’ per tumori e leucemie su un arco di 80 anni. Ma questi cifre sono contestate da numerose associazioni nazionali e internazionali, quali Greenpeace oppure Progetto Humus: particolarmente sotto accusa è anche l’accordo del 1959  tra AIEA e OMS, per il quale nessun rapporto dell’OMS sulle conseguenze sanitarie delle radiazioni può essere pubblicato senza l’approvazione dell’AIEA. Un articolo pubblicato sul Guardian il 25 marzo 2006 riportava inoltre le stime di Nikolai Omelyanets – capo della Commissione ucraina per la protezione dalle radiazioni- che parlano di 34.499 vittime fra i cosiddetti “liquidatori” e di almeno 500.000 morti fra i 2 milioni di esposti alle radiazioni in Ucraina. Numeri a cui si aggiungono, come sottolineato da Evgenia Stepanova (Centro Scientifico per la medicina radioattiva del governo ucraino), «tumori alla tiroide, leucemie e mutazioni genetiche che non sono state registrate dall’Oms e che vent’anni fa erano praticamente sconosciute».

ONORE ALLA PATRIA. «Anche molti uomini di Komarin sono andati come volontari tra i liquidatori, – spiega Franchina – cioè coloro che dovevano ‘liquidare’ le conseguenze dell’incidente». Costruire il sarcofago attorno al reattore, spostare le macerie, ripulire l’ambiente e la terra dal materiale radioattivo: questi i compiti dei liquidatori, circa 600.000 uomini e militari accorsi da tutta l’Unione Sovietica per tentare di decontaminare l’area critica. Equipaggiati spesso solo con tute e guanti, per chi lavorava sul tetto del reattore il tempo massimo di permanenza era di due minuti. «I padri di alcuni bambini che avevamo ospitato in Italia ci hanno mostrato la medaglia dei liquidatori. Quella che lo stato ha dato loro per il servizio. Una medaglia! Erano fieri di aver servito la loro patria. Di aver reso onore allo stato».

Uno stato al quale la popolazione bielorussa in larga parte continua a credere: «In Europa si vede in Lukashenko un dittatore, – aggiunge Franchina – ma lì, soprattutto nelle aree più distanti dai grandi centri, lo amano, perché si presenta con un uomo molto vicino alle problematiche del suo popolo. E’ apparenza e propaganda, ma funziona». Soprattutto nel momento in cui si devono cercare i vantaggi economici per lo stato: «tenere chiusi e inutilizzabili dei terreni così ampi come quelli della “zona di esclusione” – spiega Silvia Pochettino a Diritto di Critica – è un costo enorme: per questo il governo bielorusso sta emettendo leggi per ridurre le zone proibite. In un’ottica prettamente economica è comprensibile, anche se non giusto». Ciononostante – o forse proprio per questo – Lukashenko nei villaggi è conosciuto come ‘colui che ha tolto la radioattività’: «lo stato – spiega ancora Franchina – ha tolto infatti alle popolazioni delle aree colpite le agevolazioni garantite dopo il disastro e ha alzato il livello di pericolosità radioattiva, ritirando dal commercio tutte le mappe delle zone contaminate: tanto è bastato per far credere che avesse davvero vinto il problema radioattivo».

Comments

  1. mellow

    Vorrei sapere se questo fiume è fatto di acqua o la radiottività ha trasformato l’acqua in qualche altra sostanza? che cappero significa che nei mesi freddi ‘acquisisce una consistenza strana, quasi densa, tipo plasma’? è densa o non è densa? è di una densità differente da quella dell’acqua? poi il plasma è un gas ionizzato, quindi il fiume è diventato gassoso? oppure si tratta di plasma sanguigno????
    Esistono dei rilievi misurati e documentati di questo fenomeno che si produce in questo fiume? variazioni di temperatura, o di altre quantità fisiche? se no questq cosa della consistenza strana è un pò poco credibile…e un articolo che inizia con una cosa poco credibile, non può convincere strada facendo.

    • Erica Balduzzi

      è un articolo che si basa sulla testimonianza di un ragazzo che è stato lì e ha parlato con la gente del posto. Dubito che la gente di Komarin abbia strumenti per ‘fare rilievi’, le pare?

      • mellow

        scusi ma che risposta è? il ragazzo dice che il fiume è di una strana sostanza, e quale? e se la gente gli dice che ha visto un drago? o che piovono rane? insomma c’è qualche riscontro alle cose dette in questo articolo o no? anche perchè, le ripeto che il plasma è un gas ionizzato e non credo che il fiume sia diventato gassoso

        • Erica Balduzzi

          scusi, allora. Ho riportato la testimonianza di un ragazzo che è stato lì e ha parlato con la gente del posto. La gente che vive lì ogni giorno e che ha raccontato la sua esperienza. Certo, se non avessi integrato l’articolo con i dati sui danni ecologici e sanitari dell’incidente, la sua obiezione avrebbe senso. Il ragazzo ha riportato ciò che gli hanno detto gli abitanti del villaggio. Leggenda? suggestione? esagerazione? Forse, certo. Non spetta a me dirlo: a me spetta solo integrare ciò che ‘raccontano’ con dati. certi. scientifici. Che parlano di mutazioni genetiche, della ‘foresta rossa’ e via dicendo. Sono partita da una voce di popolo per analizzare un problema. Se poi lei non riesce ad andare oltre alla prima riga, non so che dirle…

          • mellow

            ok, ha riportato voci prive di riscontro, che potrebbero essere qualsiasi cosa, e pensa che queste ‘suggestioni’ siano utili ad integrare i dati scientifici, anzi possono essere addirittura utili a confutarle; a questo punto mi chiedo perchè non scrivere direttamente dei racconti fantasy; io l’articolo l’ho letto tutto, e mi sembra molto approssimativo, ma soprattutto mi sembra tarato da un errore di metodo fondamentale: la mancanza di verifica delle fonti; e comunque ancora non è stata in grado di spiegare (e telefoni a sto ragazzo che le ha raccontato tutta la storia!) di che razza di materia è fatto questo fiume che sembra di plasma…

            • Marco Migliorelli

              E allora, caro Mellow, stando a quanto dice lei i testimoni non servono a nulla. Non stiamo parlando di draghi qui. E che il diritto di cronaca si basi per legge sull’autorevolezza della fonte, secondo lei non conterebbe nulla. Il testimone in questione, inoltre, non si è espressa IN TERMINI SCIENTIFICI – inerenti la chimica – ma si è limitata a riferire quanto alla sua portata, la semplice constatazione oculare dell’assenza congelamento delle acque. Francamente la sua accusa è vuota, priva di qualsiasi base concreta. L’errore di metodo è il suo (non vedo – le ripeto – alcuna base alla sua critica), non quello dell’autrice che invece ha scritto un pezzo fondato e BEN DOCUMENTATO. Altro sarebbe il discorso se lei fosse in grado di spiegarci per quale motivo questo fenomeno a suo giudizio sarebbe comunque da escludersi. Eppure, anche con questa spiegazione, non andremmo ad attaccare né a scalfire l’operato della giornalista per il semplice fatto che l’articolo non fa considerazioni ulteriori o superiori rispetto all’effettivo contenuto della testimonianza che – le ripeto – proviene da un testimone e quanto tale ha valore documentale. questo è il mio punto di vista, grazie

            • Gentile Mellow,
              lei è uno di quelli che arriverebbero a negare l’evento stesso di Chernobyl? Già perché in fondo si può dubitare di tutto: delle immagini, dei racconti, dei testimoni. E allora, via, meglio non raccontare niente. Siamo all’assurdo. Mi chiedo se – a differenza della giornalista che ha scritto quest’ottimo articolo – lei si sia premurato di cercare testimoni, immagini e racconti sul dopo Chernobyl. Se ha elementi concreti da opporre a questo articolo, credo il giornale sarà pronto a pubblicarli. Altrimenti, le ripeto, si può dubitare di tutto (davanti allo specchio). Interrogare chi è stato a chernobyl non è scrivere di fantasy ma ascoltare testimoni. Raccontare il calvario vissuto dopo quella catastrofe non riguarda i draghi ma un’atroce realtà. Non basta “dite Mellow ed entrate”. E si ricordi, come faceva giustamente notare Migliorelli, che è riconosciuta L’AUTOREVOLEZZA DELLA FONTE testimoniale, un concetto che forse le è alieno e – anche qui – non riguarda draghi né elfetti. Ma si tratta di giornalismo. Stia bene.

              • mellow

                No, parlare di un fiume di una strana sostanza densa che sembra plasma, non è buon giornalismo; nel migliore dei casi è sensazionalismo, tipico di un certo ecologismo militante che due o tre parole sensibili attrae attenzione; se ci sono modificazioni fisico chimiche così mostruose, queste vanno verificate e misurate, se no sono chiacchiere basate sulla probabile ignoranza del lettore (nessuno dei tre intervenuti e men che meno l’autrice ha idea di che cosa sia un plasma, per esempio).
                Ovviamente senza riscontri quantitativi e senza fonti attendibili, si puà dire che i morti siano stati 6000 o 6 milioni o 450.000 o qualsiasi altra cosa, inficiando qualunque analisi seria dell’evento e delle sue conseguenze.
                Comunque quando volete, con calma, ditemi di che materia è fatto questo fiume.

                • Curioso che per lei il problema di Chernobyl pare ridursi a un fiume. Povere vittime. Jarok mi pare le abbia adeguatamente risposto, tra l’altro. Ma a lei evidentemente non interessa: “Comunque quando volete, con calma, ditemi di che materia è fatto questo fiume”. Chernobyl, mi creda, è stato ben altro.

                  • mellow

                    bene, un lettore vi chiede spiegazioni, e voi attivate la tifoseria con le stelline e poi lemme lemme arrivate al fatidico ‘ben altro’; che dire?

                    • Tifoseria con cosa????????????????????

                      O_O

                  • AdrianaXD

                    Oh mamma mia, Mellow voleva solo chiarimenti sull’articolo, mi sembra assurda questa discussione :S
                    Di certo non vuole negare la catastrofe, come tu hai lasciato intendere.

                • Alessandro P.

                  Mellow, dovresti capire che l’articolo non si basa sull’affermazione del cambio di consistenza, e neppure ne da peso, è chiaro che ciò che dice Alessio Franchina è riportato, egli stesso dice che al villaggio “raccontano”.
                  Conoscendo la zona e la situazione posso dirti che l’affermazione sulla consistenza simile al plasma, da cui parte la tua critica, è non solo riportata, ma è anche tradotta dal bielorusso.
                  essendo stato nel villaggio citato ho visto in prima persona che i mezzi per fare rivelazioni non ci sono, la gente vive grazie all’orto dietro casa e abita in casette di legno, l’unico modo per fare analisi sarebbe tramite il governo, ovviamente l’interesse per queste analisi è nullo.

            • Maurizio

              Gent. Mellow,

              Le suggestioni sono alimentate dalle bugie e dai segreti intorno a quello che è successo a Chernobyl. Se è tutto regolare cosa c’é da nascondere? Lei non crede a quello che dice. Se vuole facciamo una prova. Non sto scherzando. Le offro una vacanza a Chernobyl. Se ci vuole andare pago il biglietto anche a suo figlio. Mi contatti, la prego!

            • Guaya 77

              Se volesse fare un dono all’umanità, saremmo tutti contenti se andasse a vivere in quel paesino scambiando la sua casa con un abitante del posto e constatasse con i propri occhi la veridicità sulla consistenza del fiume(magari potrebbe immergersi dalla punta dei piedi a testa compresa ) però ci vorrà almeno un’ora d’immersione totale… terminato lo sfottimento..
              …in quei luoghi c’è molta ignoranza, ma questo non mi stupisce.. invece mi stupisce molto di più la sua d’ignoranza…
              se non crede alle cose scritte da questa giornalista invece di andarsi a fare le vacanze in posti esotici e costosi vada a farsi un giro intorno a chernobil, mi creda, ne gioverà sia il suo portafoglio che la sua sete di conoscenza… ma sicuramente non la sua salute!

        • AdrianaXD

          Ciao Mellow,
          scrivere che il Dniepr sia diventato “tipo plasma” chiaramente è sbagliato, l’articolo vuole dire che il Dniepr era un fiume che in inverno si ghiacciava, da quando c’è stata la catastrofe,invece , il Dniepr non si è più ghiacciato d’inverno, ma acquisisce una consistenza strana, dovuta chiaramente a tutto il materiale radioattivo riversatosi nel fiume. :)

    • Jarok

      Mellow, è logico che si parla di plasma sanguigno, altrimenti come si potrebbe parlare di viscosità? Le sottolineo comunque che chi ha osservato questo fenomeno non era certo una laureata in fisica degli stati chimici e come ogni testimone ha riportato semplicemente quanto ha visto. Le consiglio comunque di leggere anche tutto il resto dell’articolo. Si renderà conto che non trattava di un’analisi chimico fisica ma di un disastro. La sua critica è davvero risibile e pretestuosa.

    • J.G.

      Signor Mellow, perché non fa una bella cosa: vada a controllare di persona a Chernobyl. Una volta arrivato lì, potrà raccogliere tutte le prove per testimoniare la poca credibilità dei danni prodotti dall’incidente della centrale…Oppure è più “facile” smontare una testimonianza facendo l’analisi del periodo???

  2. Erica Balduzzi

    @ mellow: che dire? si potrebbe dire che il ‘ben altro’ è lì scritto nell’articolo e che sul valore della fonte testimoniale le hanno già risposto i miei colleghi, quindi è inutile che mi ripeta, se non per farle nuovamente notare che a partire da una testimonianza oculare e non scientifica ho tentato di dare una panoramica del fenomeno e che i dati riportati non li ho inventati io. Può vedere i link, ad esempio. Riguardo alla spiegazione che ha chiesto, le abbiamo già risposto: chi lì abita ha parlato di un determinato fenomeno, ovvero il fatto che dopo chernobyl il fiume non è più ghiacciato. Ripeto che la sua obiezione iniziale avrebbe senso se la testimonianza -oculare, vissuta da gente comune spesso ignorante in materia ‘radiazioni’, non da fisici nucleari – non fosse stata integrata con dati scientifici riguardo alle conseguenze sanitarie ed ambientali del disastro, che confermano l’esistenza di fenomeni naturali anomali a seguito dell’incidente nelle aree colpite. (ad esempio: http://www.progettohumus.it/chernobyl.php?name=dintoforesta ). Non posso nè escludere nè confermare ciò che ha detto l’abitante del villaggio: posso solo prendere la sua testimonianza e collegarla con altri episodi legati all’evento.
    Quindi, se ha qualcosa da obiettare, ben venga: anzi, sarò ben felice di leggere i suoi riferimenti sulla questione e di iniziare un dibattito serio. Se invece la sua critica rimane sterilmente ferma alle prime righe nel mettere in dubbio, da dietro un pc, chi quella tragedia l’ha vissuta, beh, non c’è proprio altro da dire.

    • mellow

      Lei purtroppo continua a non capire, e questo mi preoccupa dato che è molto giovane e vorrebbe fare la giornalista.
      Io ai tempi dell’incidente c’ero ed ero già adulta, informata e anche con qualche competenza su certe questioni, e in 25 anni ho avuto modo di farmi un’idea sul perchè dell’incidente, sulle circostanze e sulle conseguenze. Il problema non è quello.
      Il problema è di metodologia di indagine e di informazione.
      Se uno scrivesse un articolo su Jim Morrison non riporterebbe informazioni raccolte in modo casuale da persone che non sanno che cosa sia la musica rock, e soprattutto dovrebbe essere una persona competente della storia del rock, dei gruppi musicali, della poesia della beat generation.
      Invece sui temi dell’energia si presume che non ci voglia nessuna competenza, e che tutti ne possano parlare quasi vantandosi di non capire di che cosa si tratti.
      Quando dice “”Non posso nè escludere nè confermare ciò che ha detto l’abitante del villaggio”” dice una cosa gravissima, perchè chi fa informazione deve appunto essere in grado di escludere o confermare.
      Poi faccia come preferisce, di giornalisti ce ne sono tanti, vuol dire che non la leggerò.

      • Erica Balduzzi

        le sue argomentazioni continuano a risultare infondate. Parla di metodologia di indagine e informazione: bene, quale sarebbe la metodologia di indagine più adatta, se non parlare con chi è stato lì e ha incontrato più di una volta la gente del posto? E unire le testimonianze raccolte con i dati scientifici?
        Se dovessi scriere un articolo su jim morrison – tanto per restare nel suo esempio – probabilmente cercherei di parlare con chi l’ha conosciuto o ci ha avuto a che fare, e confronterei quanto mi ha detto questa persona con i dati raccolti sul personaggio. Se volessi fare un trattato sulla musica rock o una tesi di laurea sull’argomento, allora escluderei la parte testimoniale a favore di quella esclusivamente accademica: ma non è questo il caso. Se un fenomeno ha conseguenze concrete sulla vita delle persone, ritengo che un buon giornalista debba parlare anche con le persone.
        Altro discorso sarebbe se avessi sentito sull’argomento ‘chernobyl e conseguenze’ una persona che -ad esempio- invece di andare nelle zone contaminate è andata a farsi un giro turistico a Minsk: allora la sua argomentazione avrebbe senso.
        Da dietro un pc è sempre facile contestare la metodologia degli altri, senza perlatro fornire fonti o metodi alternativi.

        • mellow

          Io non faccio la giornalista, faccio il lettore, e la mia impressione delle sue giustificazioni è ancora più negativa di quella dell’articolo; sta di fatto che ha iniziato l’articolo con una informazione che lei stessa ha ammesso di non aver verificato e poi ha continuato con informazioni a tutti più o meno già note, come la negazione dei dati dell’OMS.
          Io leggo i giornali da quasi mezzo secolo, ho imparato a leggere ai tempi del maestro Manzi in TV, e le do un consiglio da lettore: impari dalle critiche, invece di cercare giustificazioni e soprattutto verifichi le fonti, nomi,cognomi, immagini,date, luoghi, tutto deve essere documentato!
          p.s. da qualche parte ha pure confuso il cesio con lo iodio

        • mellow

          p.s. il metodo è quello tradizionale riportato in qualsiasi film o piece sul giornalismo, le 5W: WHO WHAT WHEN WHERE WHY

      • Guaya 77

        Mi scusi ma lei, così colto e geniale(scherzo) per quale giornale, rivista scientifica o non so cosa scrive????
        ci illumini……

  3. Marco Migliorelli

    Mellow, vorrei sapere, dove vuole arrivare con questo discorso? sì, insomma, a cosa mira? che contributo voleva dare alla discussione?
    Lungi da me fare le squadre e affibiare le stelline, non lo facevo alle elementari figuriamoci a trent’anni.
    Tutti possono improvvisarsi ecologisti dell’ultima ora? tutti possono parlare di energia con disinvoltura? a sentire i politici sì, loro infatti ne parlano. Che dirle, ha ragione su questo.
    Potrei raccontarle dal mio settore, quello della Cultura e delle Lettere, che la materia in oggetto della mia formazione è ben più “sputtanata” della sua.
    Eppure ogni volta che intervengo qui come altrove, qui come nella realtà quando ho davanti l’interlocutore mi chiedo: Marco dove vuoi arrivare?
    E così le chiedo, dove vuole arrivare, Mellow?
    Le scrivo apertamente cosa ho pensato, così, per essere franchi; anche perchè mi creda, della spocchia ne ho le “scatole” piene un po’ ovunque:
    -voleva limitarsi a sparare a zero dall’alto della sua conoscenza?
    -voleva invece dare un contributo?
    non mi pare che Diritto di Critica censuri o escluda il contributo dei propri lettori. Questo è un giornale non sostenuto nel modo più assoluto da lobby, partiti e feccia simile ma un giornale di gente spesso precaria pur se professionista e temprata dai sacrifici che mette semmai di tasca propria ogni giorno spostandosi quando può permetterselo. Questo è giornalismo militante. OVVIO che non si hanno i grandi fondi….salvo poi beccare come accade, le grandi testate che copiano senza citare la fonte.

    Io non capisco mai dove vogliano arrivare le persone che si pongono nella sua maniera.
    Mi creda, non le capisco.
    Parte aggressivamente e piena di diffidenza nei confronti della Balduzzi e poi pretende che la si tratti diversamente, accordando fiducia alle sue migliori intenzioni e critiche.
    Pensa davvero di riuscirci così?

    Ci pensi; ci rifletta.

    E rifletta anche su questo. Balduzzi NON ha ha fatto giornalismo scientifico.
    Se io vado a raccogliere testimonianze sul luogo di un disastro o ancora sotto conseguenze di un “trauma” difficilmente avrò tesimonianze del valore della Treccani nè credo che i dati esposti in seguito siano frutto dei numeri al lotto della commedie del compianto De Filippo.

    Io davvero, vorrei proprio capire dove voleva arrivare!

  4. moraska

    discutere se e’ plasma o quasi mi sembra un modo per sminuire l’immane tragedia.
    Io ho avuto la”fortuna di conoscere” ragazzi che hanno vissuto sulla loro pelle e dentro la loro pelle il dramma di Chernobyl, sono stati ospitati ,visitati da medici italiani(specialisti) e in alcuni casi curati,non guariti.
    ricordo il loro sorriso ,la semplicita’ che noi abbiamoi scordato.
    CHE SIA PLASMA, O ACQUA MINERALE ,laggiu’ si muore ancora.
    Ringrazio Dio,25 anni dopo, noi siamo ancora qui.

    • pavluskha

      va beh.. ho letto un po’ e davvero non capisco come possiate non capire il senso della critica iniziale di mellow.
      nessuno sminuisce, anzi! se costruisco un articolo male, citando fonti e informazioni poco credibili, mino immediatamente la credibilita’ dell’articolo e quindi dell’argomento trattato, e a cascata la persona che ha scritto l’articolo.
      Tu dici che qui si vuole sminuire.. altri hanno addirittura inondato di stupidissime conclusioni tipo ” ti ci porto io in quel fiume e ti faccio bagnare i piedi cosi capisci quanto e’ grave la situazione”… “ti regalo una bella vacanza a chernobyl”…ecc ecc.. chiaramente, chi e’ arrivato tanto in fretta a queste conclusioni, nulla ha capito dello spirito e del motivo delle parole della lettrice mellow.
      A me sta cosa letta nell’articolo che un fiume non si e’ piu’ ghiacciato, mi scuserete se non sono credulone, ma mi suona quanto meno dubbia. In ucraina ci sono stato qualche anno avanti indientro, avevo la ragazza la’. Il problema del nucleare e chernobyl, lo conosco abbastanza bene, dato che sono iper sensibile all’argomento. quindi, il punto e’ solo uno: il metodo.

      L’aggravante e’ che si perde credibilita’ in un articolo su jim morrison, non me ne vorranno i suoi fans, il mondo non rischia nulla e noi non ci perdiamo niente; se invece stiamo affrontando un argomento tanto delicato e complesso quale e’ una catastrofe nucleare e relative conseguenze, allora ogni imprecisione andra’ a minare la tesi che a me sta molto a cuore del nucleare = catastrofe per l’umanita’ .

      Le critiche si possono anche accettare ogni tanto, senza prendersela troppo.

  5. Schweik

    Mellow, ma che ti stai a confondere?
    Tu parli il linguaggio della ragione, della scienza e della correttezza dell’informazione e qui ti rispondono che non importano queste cose in quanto loro hanno il diritto-dovere di parlare con la “gggente”.
    Se poi la “gggente” dice loro che gli asini volano, lo riporteranno tal quale, perché per loro non è necessario andarsi ad informare e verificare se effettivamente gli asini volino o invece facciano solo qualche salto un po’ alto o proprio non si alzino per niente da terra.
    L’affidabilità delle loro fonti è automaticamente accertata: basta solo che queste siano “alternative” alle fonti ufficiali e scientifiche, diano informazioni sensazionalistiche, anche senza evidenze fattuali, perché tanto il pubblico che li legge non ha interesse alla verità, ma solo a rafforzare le proprie convinzioni e pregiudizi.
    Sono dei capi-tifosi ed è pertanto loro lecito intonare i cori più trucidi ed offensivi: tanto a chi dovranno rispondere mai dei loro atti?
    La mancanza di deontologia professionale non li preoccupa. La completa ignoranza degli aspetti scientifici delle questioni sulle quali discettano non è importante, anzi: vuoi forse impedir loro di esprimersi “democraticamente”??? Sei uno sporco fascista!
    Mellow, purtroppo non possiamo più opporci a quest’onda di ignoranza, di mancanza di cultura scientifica, di approssimazione intellettuale che ormai pervade la nostra società a tutti i livelli: un parlamento impestato di legulei, amministratori della cosa pubblica ignoranti ed interessati solo al vantaggio privato, una casta giornalistica incompetente, ideologicizzata e arrogante.
    La nostra società è in lento ed inesorabile declino: possiamo solo ridere del loro e nostro destino, amaramente segnato per i decenni a venire.

    • Marco Migliorelli

      Schweik ma lei quanti anni ha? tolta la retorica a buon mercato cui attinge, tolti quattro salti in padella dei luoghi comuni, cosa ne resta di lei?
      E’ un troll informatico per caso? ne ha tutte le caratteristiche.
      Lei dice “TANTO A CHI DOVRANNO MAI RENDER CONTO DE LORO ATTI”.
      Intanto caro signore, qui chi non deve render conto di nulla e può farlo è proprio lei.
      QUI I GIORNALISTI NOME, COGNOME E FACCIA CE LI METTONO.
      Il suo qual’è?
      CRITICARE, da “crino”, greco antico, “scindere, scegliere, vagliare”.
      Questa è l’essenza di una critica.
      Voi non avete fatto alcunchè di questo.
      Accusate persone a mezzo di considerazioni generalistiche che appartengono alla più becera piazza.
      Scemo io, “uno della GGGente, un LETTORE”, principalmente come lei e la sua/il suo compare Mellow (a proposito di “tifoserie”), che sto ancora qui a risponderle con un minimo di criterio.
      Continui a dormire in pace.
      Non c’è cosa più triste trovarsi a discutere con i propri connazionali sul nulla.
      Tenetevi il paese così come lo avete,destra, sinistra, ideologie, travagli, alfani e chi più ne ha più ne metta.

      Torno a leggermi Gurdjeff.

    • pavluskha

      I miei complimenti, se pur amaramente, perchè credo abbia espresso con molta chiarezza cio’ che ho cercato di dire poco fa.

      e totale sintonia con l’osservare che .. “…perché tanto il pubblico che li legge non ha interesse alla verità, ma solo a rafforzare le proprie convinzioni e pregiudizi.”

      quant’e’ vero!

      saluti.

  6. Qui si parla di mancanza di deontologia: ci si indichi i punti in cui è stata tradita la deontologia professionale. Punto per punto. Altrimenti – ancora una volta – si argomenta sul nulla. Noi qui ci mettiamo la faccia – a differenza di questi sedicenti commentatori -, approfondiamo sentendo TESTIMONI, diamo dati e fatti. E qualche lettore pretenzioso si preoccupa solo di fiumiciattoli fantasy e robe simili. Oppure – per converso – sale in cattedra facendo il maestrino senza però spiegare alcunché.
    Purtroppo, gente che prende la tastiera e scrive per il puro gusto di criticare senza però fondare il proprio pensiero su alcunché, ne esiste tanta – troppa – e sempre ne esisterà. Ormai ci siamo abituati. Gente che accusa per il puro gusto di accusare, di lamentarsi, di dire che tutto è sempre sbagliato e dubitabile. Ci sono eserciti di “tastieristi” così. Che dal comodo della loro scrivania pontificano sul vuoto e accusano sul nulla. Anzi, insultano – “sei un sporco fascista!” – Ecco, la prossima volta risparmiatevi la fatica. tasterieggiate altrove invece di insultare (nessuno della redazione ha fatto lo stesso con voi).

    P.S.: ovviamente – dal momento che non denotano uno spirito critico ma ben altra condizione umana – ulteriori insulti saranno bannati e l’ip bloccato. Attendiamo invece critiche concrete.

    • mellow

      eccellente, o sei tifoso mio o ti banno! evvai, questo sì che è giornalismo!
      altro che le 5W!

      • No, se mi insulti ti banno. Questione di educazione. Le incollo quanto appena scritto, mi sembrava chiaro: “ovviamente – dal momento che non denotano uno spirito critico ma ben altra condizione umana – ulteriori insulti (ad es: “sei un fascista!”) saranno bannati e l’ip bloccato. Attendiamo invece critiche concrete”.

        • mellow

          bene, la mia critica concreta è: lavorate con le 5W, cosa che nell’articolo non è stata fatta

          • Mellow, mi creda, per quel che mi riguarda la sua critica è davvero pretestuosa. A lei interessano i testimoni o i fiumiciattoli, interessa l’informazione o le 5W giornalistiche? Se davanti a una strage come Chernobyl il suo problema sono le 5w, beh…si commenta da sola. Ho capito che tipo di lettore lei è e dunque non le risponderò oltre. Quando faremo una lezione di giornalismo, però, mi premunirò di chiamarla. Anzi, dal momento che è così esperta e saccente, CI SCRIVA LEI IL PEZZO. Lo aspettiamo. Stia bene.

          • Egle

            Mellow, chi le scrive è un chimico analitico. Non capisco pechè l’abbia turbata così tanto la testimonianza di un ragazzo, più del disastro stesso. Io leggendo non mi sono posta tutte queste domande, anche perchè chiunque può capire che con plasma non ci si può certo riferire al quarto stato della materia. Cosa che potrebbe sconvolgerla dovrebbe essere la testimonianza, quello che vive e ha vissuto chi si è trovato lì, che certo nel vedere un pozza d acqua comportarsi diversamente non ha pensato a fare analisi in situ per testarne il cambiamento, o a preparare una strategia di campionamento e preparativa per fare le analisi in laboratorio accreditato e certificato. Noi della materia spesso pecchiamo di presunzione e di diffidenza, lo so bene,il mestiere ci richiede di farci mille domande … ma non dobbiamo perdere mai il cuore. Questo non vuol dire farsi prendere dal sensazionalismo, essere meno critici e privi di curiosità scientifica, ma semplicemente saper distinguere la differenza tra un articolo scientifico e un articolo giornalistico:il primo, scritto spesso da persone del campo tra dottorati ricercatori e professori, è per pochi e deve riportare dati accurati e precisi;il secondo,invece, come articolo giornalistico, deve arrivare alla gente, anche se non conosce l’intensità di una radiazione e le sue conseguenze.

  7. Forse dovremmo occuparci di fare un maggiore controllo sugli atteggiamenti al limite del trollesco. Ultimamente sorgono polemiche aspre (spesso trascese) che si concludono sempre nello stesso modo.

    Beh, da un certo punto è un buon segnale: vuol dire che DdC è davvero letto ^_^

    • Inoltre, nonostante sia di fatto un “reportage”, le 5 W sono pienamente rispettate.

  8. Claudio

    Egregio Mellow,
    avendo io un dottorato di ricerca in elettromagnetismo, le dico che per plasma si identifica un gas ionizzato in cui la densità di ioni ed elettroni liberi è la stessa (in termini di ordini di grandezza). Questa definiziona permette di definire alcune caratteristiche evidenziate da debye e langmuir.

    Detto questo (che a lei non interessano, ovviamente) ritengo eccessiva la sua pignoleria nei confronti dell’autore dell’articolo, non comprendendo lei dove voglia andare a parare.

    Se la natura dell’articolo è divulgativa, è corretto riportare la percezione della gente non esperta del settore, dato che viviamo in un mondo fatto di persone.

    Se la natura dell’articolo è scientifica, non ha senso parlare di questioni non inerenti la materia specifica.

    Vorrei ricordare che persino Rubbia, che non è l’ultimo arrivato, ha sostenuto che il picco di morti dovute a chernobyl arriverà fra una cinquantina d’anni.

    Non comprendo, dunque, il suo accanimento contro l’articolo e, addirittura, gli autori del medesimo.

    Probabilmente lei ha molto tempo libero, date le vacanze pasquali, ovvero è in pensione, perchè altrimenti si potrebbe sospettare lei sia stato messo li apposta per screditare un mag online scritto e redatto da giovani dinamici e capaci.

    Ovvero esattamente di ciò di cui ha bisogno questo paese.

    Stia bene.

    • pavluskha

      Lei ha un dottorato e cio’ nonostante ha seri problemi nel comprendere cio’ che e’ stato detto e perche’.

      Nessuno vuole sminuire la catastrofe nucleare, anzi!
      qualsiasi sia l’argomento trattato, a me farebbe piacere che un giornalista scrivesse, e si informasse per bene su quanto viene trattato, e a maggior ragione, mi aspetto che questa attenzione ci sia quando si affrontano argomenti molto molto importanti, come ad esempio questo scempio dell’uomo qual’e’ stato chernobyl, three miles islans o fukushima per restare aime’ con l’attualita’.

      La critica rivolta da mellow e’ la stessa che mi sento di portare io, e purtroppo noto che invece che un dialogo aperto e voglioso di confronto, c’e’ una bella sana retorica e per benismo, con picchi piu’ che criticabili di permalosita’.

      Quella frase che e’ stata scritta sul fascista, era chiaramente una frase non diretta a nessuno in particolare, nessun insulto quindi. Tra l’altro, se uno fosse fascista dovrebbe automaticamente offendersi perche’ viene chiamato per quello che è e in cui crede ?! Strano modo di affrontare le discussioni, e cambiare il significato delle frasi altrui per screditare e ottenere “ragione” e’ uno dei cento e passa metodi che l uomo usa per ottenere ragione, schopenhauer aveva detto qualcosa a riguardo :)

      a quanto pare non si sbagliava…

      saluti

      ps: e non iniziate con la storia della gente che sta dietro una tastiera.. sto qui a leggere e scrivere dietro una tastiera dopo che qualcun’altro e’ stato dietro un’altra tastiera e ha pubblicato qui qualcosa. quindi basta con sta storia appena si muove una critica o si fa una riflessione non gradita.

  9. Schweik

    Non volevo replicare perché mi pare tempo perso, comunque…
    Emilio Fabio Torsello anzitutto dovresti leggere bene quello che ho scritto: “La mancanza di deontologia professionale non li preoccupa. La completa ignoranza degli aspetti scientifici delle questioni sulle quali discettano non è importante, anzi: vuoi forse impedir loro di esprimersi “democraticamente”??? Sei uno sporco fascista!” Quindi quest’ultima esclamazione non è un insulto diretto a chichessia (non ho mai insultato nessuno né di persona né in un blog e non incomincio certo qui), ma fa parte integrante della frase precedente. Te la riformulo così la capisci meglio: Se qualcuno fa osservare che certi commentatori scrivono scemenze come diretta conseguenza della propria totale ignoranza in materia *si prende del fascista* perché loro devono avere per forza il diritto di sparare le loro castronerie per una malintesa idea di democrazia. E’ più chiaro ora?
    Ora veniamo ad uno degli esempi che mi chiedi. La nostra autrice scrive: “…Al rientro in Italia dopo le due settimane a Komarin, i volontari dell’associazione registrano altissimi livelli di cesio nella tiroide, parecchio oltre la norma. Non avevano assunto prima di partire le pastiglie di iodio che evita l’accumulo di cesio: «al ritorno il medico ci ha consigliato di bere moltissima acqua, così da riportare i valori a livelli normali. Ma se è stato così dopo due settimane, figuriamoci per le persone che vivono lì da anni»”
    Premesso che il cesio è chimicamente tossico, il suo isotopo Cs137 è uno dei prodotti di fissione dei reattori nucleari ed uno dei più rognosi elementi in caso di fuoriuscite da questi verso l’ambiente come a Chernobyl e a Fukushima in conseguenza della sua emivita di circa 30 anni, ma c’è qualche ma… Il Cesio NON si accumula nella tiroide. Quello che semmai si accumula nella tiroide è lo Iodio ed appunto assumere le pastiglie di ioduro di potassio serve a saturare di Iodio stabile la tiroide per impedire che vi si fissi lo Iodio radioattivo. Sono sicuro che ora dirai: “e vabbé, è solo un refuso” (anche se ripetuto due volte e omettendo “radioattivo”, che sarebbe importante). E invece no, Qui viene il bello. Perché se di refuso si trattasse e quindi in realtà intendesse dire che ” …i volontari dell’associazione registrano altissimi livelli di IODIO RADIOATTIVO nella tiroide, parecchio oltre la norma…” sarebbe molto peggio, perché semplicemente IMPOSSIBILE. Ti spiego perché. Ritengo che i nostri volontari si siano recati a Komarin ben dopo l’incidente di Chernobyl, ho ragione di credere dopo un tempo dell’ordine di almeno un paio d’anni (magari l’autrice potrebbe informarsi in merito, come avrebbe dovuto fare magari PRIMA di finire di scrivere il suo articolo). Ebbene, lo Iodio131 viene prodotto per irraggiamento neutronico, praticamente solo quando il reattore è in funzione. Quindi dopo il 26 aprile 1986 non ne è stato più prodotto né tantomeno rilasciato nell’ambiente. E allora? E allora c’è che lo Iodio 131 ha un’emivita di circa 8 giorni. Praticamente dopo sei mesi dall’incidente NON CE N’ERA PIU’. Come hanno fatto di grazia i nostri volontari ad accumularne nella tiroide in quantità “altissima… parecchio oltre la norma”?!?! Questo dovrebbe fare un giornalista: fare domande e cercare risposte, per qualsiasi informazione riceva. Emilio, mi intendi ora?

    • Ottimo commento, finalmente :) l’avessi scritto prima, ci saremmo risparmiati tanto tastiereggiare. Ti risponderà l’autrice stessa in merito. E cmq, ti ripeto, quella che è stata raccolta è una testimonianza di chi ha vissuto quei luoghi in prima persona. E come già più volte è stato sottolineato nei precedenti commenti, la deontologia professionale così come la carta dei doveri del Giornalista inquadrano e riconoscono l’autorevolezza della fonte: se tu sei stato testimone di un fatto e me lo racconti, hai l’autorevolezza per farlo in quanto testimone “vivo” di quel determinato accadimento. La critica mossa da gente come Mellow, ammetterai essere abbastanza pretestuosa. Avesse criticato i dati OMS, ad esempio, sarebbe stata questione ben diversa. Ma i suoi commenti sono suonati a molti abbastanza risibili per non dir peggio: dal fiume è passata alle 5W. Ma di cosa vogliamo parlare…abbiamo francamente perso tempo a risponderle.
      Ben diverso il tuo appunto invece.
      Chi ti scrive – così come anche i miei colleghi – coordina un gruppo di giornalisti (quasi tutti professionisti) non prezzolati, non asserviti ad alcun editore che hanno aperto questo giornale per poter fare vera informazione. Le informazioni sono sempre verificate e basate su dati e testimonianze che, in quanto tali, sono affidabili: non abbiamo fatto parlare di Chernobyl un pincopallino qualunque ma chi quella realtà la conosce bene. Ovviamente l’articolo non è un trattato di medicina né tratta la fisica dei passaggi di stato per cui la carissima Mellow puà andare a studiare decine di riviste specializzate e non appuntarsi su un virgolettato (tralasciando il resto dell’articolo). Quella su Chernobyl era ed è una fotografia di una situazione post-disastro e come tale va presa. In molti, a differenza di chi critica tanto per fare, l’hanno apprezzata. E purtroppo certi commenti pretestuosi si qualificano da sé.

      Grazie ancora per il tuo commento

      • Erica Balduzzi

        Caro Shweik, grazie per il commento argomentato, finalmente :) Ti rispondo subito, specificando che non si è trattato nè di refuso nè di altro, quanto piuttosto del responso dei medici italiani al rientro dei ragazzi dalla Bielorussia. Ovvero, il dottore che li ha visitati e assistiti prima e dopo la partenza ha parlato loro di cesio nella tiroide: forse si è trattata – come ammesso anche dal ragazzo intervistato – di una semplificazione medica ‘per profani’, o forse di superficialità medica. Fatto sta che al ragazzo intervistato non è venuto in mente di contraddire il medico per il semplice fatto che – come forse si è capito – si tratta di un ragazzo normale senza basi di medicina. Resta comunque il fatto che sia lui che i ragazzi che erano con lui al rientro in Italia dopo due settimane in Bielorussia fossero ‘radioattivi’. Credo sia questo il dato che dovrebbe far pensare e che dovrebbe aiutare a rendersi conto delle proporzioni del disastro…

  10. Birg

    Confesso di aver constatato subito qualche imprecisione nell’articolo, ma di aver compreso il contesto. Quel che mi sconvolge è il tipo di dicussione che s’è venuta a creare, completamente aliena all’emotività che voleva suscitare lo scritto. Non s’è parlato assolutamente di quel che è accaduto e delle sue conseguenze a 25 anni di distanza dal disastro. In quanto alla testimonianza del ragazzo, corrisponde a cose che ho sentito da quelle parti sul fiume che non ghiaccia più. Lo giudico un buon attacco, allo scopo di mantenere l’interesse, per partire su un ragionamento più preciso. E’ solo emotività e va sfruttata per raccontare le cose. D’altra parte si viene sempre a creare una mitologia ascientifica in ogni contesto umano. In Bielorussia non vive una popolazione di scienziati, ma di persone che fanno attività di tutti i tipi. Mi sconvolge il fatto che nessuno, dopo le opportune precisazioni, abbia parlato di inquinamento nucleare e di conseguenze tra la popolazione. Dei ritardi nei soccorsi, delle omissioni che si somo venute a creare, oltre a vergognosi silenzi da parte delle autorità. Per molti aspetti l’articolo suscita l’interesse del lettore medio. Preciso che non ho imparato a leggere e scrivere nel periodo del maestro Manzi, ma in momenti molto vicini.

    • Erica Balduzzi

      Grazie Birg, ha compreso perfettamente il senso dell’articolo e l’aspetto che si voleva sottolineare. Ovvero, il fatto che una popolazione normale e per certi versi ignorante in materia ‘nucleare’ (perchè tenuta all’oscuro e in parte anche perchè ai tempi non c’erano i mezzi per calcolare le conseguenze di un eventuale disastro nucleare) si sia trovata ad affrontare un disastro sanitario ed ecologico di dimensioni immani… Con conseguenze e segni che rimangono ancora oggi, anzi: che forse oggi si manifestano in tutta la loro gravità, quasi più che 25 anni fa. E che spesso sono negate anche dagli organismi internazionali che dovrebbero -teoricamente- aiutare la popolazione, non tenerla all’oscuro.

      • pavluskha

        Il senso dell’articolo l’abbiamo capito benissimo sin dall’inzio, almeno, parlo per me, e sono felice che si parli di tali giganteschi problemi.. non fa una grinza..
        Se poi si filtrasse o si mettessero giu’ notizie un pelino meglio, io, mellow e altri lettori non avremmo avuto alcunche’ da suggerirle.

        Ribadisco il concetto, perchè c’e’ gente davvero sorda a quanto pare: complimenti per lo spirito e la finalita’, e qualche complimento in meno per la scarsa capacita’ di accettare critiche e suggerimenti, e dare risposte a suoi lettori.

        La saluto!

  11. Mattia

    Signor Mellow, io non sono un esperto in materia, ma posso dire dalle conoscenze chimico fisiche che ho acquisito acquisendo una laurea in ingegneria…ha mai provato a mettere in un congelatore o in frigorifero impostando alla temperatura minima, una bottiglietta d’acqua? Non si congela ma diventa una specie di gelatina o plasma, ciò è dovuto all’anidride carbonica disciolta nell’acqua….a pensato che potrebbe succedere la stessa cosa per materiale radiottivo? e ha pensato che tutto questo dato in pasto a menti di contadini poco più che analfabeti che sono convinti che la radioattività sia stata tolta da un uomo solo perchè con delle leggi gli dice che non c’è più…possa trasformarsi in una cosa quasi mistica?